Summa Teologica - II-II

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Articolo 8 - Se in questa vita la carità possa essere perfetta

Infra, q. 184, a. 2; In 3 Sent., d. 27, q. 3, a. 4; De Virt., q. 2, a. 10; De perf. vitae spir., cc. 3 sqq.; In Philipp., c. 3, lect. 2

Pare che in questa vita la carità non possa essere perfetta.

Infatti:

1. Una simile perfezione non sarebbe mancata agli Apostoli.

Eppure in essi non c'era, poiché S. Paolo [ Fil 3,12 ] afferma: « Non che io abbia già conquistato il premio, o sia ormai arrivato alla perfezione ».

Quindi in questa vita la carità non può essere perfetta.

2. S. Agostino [ Lib. LXXXIII quaest. 36 ] insegna che « il nutrimento della carità è la diminuzione della concupiscenza; la sua perfezione l'assenza di essa ».

Ora, ciò non può mai attuarsi nella vita presente, nella quale non possiamo vivere senza peccato, secondo l'affermazione di S. Giovanni [ 1 Gv 1,8 ]: « Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi ».

Ma ogni peccato deriva da una concupiscenza disordinata.

Perciò in questa vita la carità non può essere perfetta.

3. Le cose già perfette non possono crescere ulteriormente.

Ma la carità in questa vita può sempre aumentare, come si è visto [ a. prec. ].

Quindi non può essere perfetta.

In contrario:

S. Agostino [ In I ep. Ioh. tract. 5 ] insegna: « La carità, una volta irrobustita, viene perfezionata; e giunta alla perfezione esclama: "Desidero di sciogliermi ed essere con Cristo" ».

Ora, ciò è possibile nella vita presente: come avvenne in S. Paolo [ Fil 1,23 ].

Quindi nella vita presente la carità può essere perfetta.

Dimostrazione:

La perfezione della carità può essere intesa in due modi: primo, rispetto all'oggetto da amare; secondo, in rapporto al soggetto che ama.

Rispetto all'oggetto la carità è perfetta quando esso è amato per quanto è amabile.

Ora, Dio tanto è amabile quanto è buono.

Ma la sua bontà è infinita.

Quindi è infinitamente amabile.

Ora, nessuna creatura può amarlo infinitamente: poiché ogni facoltà creata è finita.

Quindi da questo lato in nessuna creatura la carità può essere perfetta, ma è perfetta solo la carità con la quale Dio ama se stesso.

Si dice invece che la carità è perfetta in rapporto al soggetto che ama quando uno ama con tutte le sue possibilità.

E ciò può avvenire in tre modi.

Primo, quando tutto il cuore di un uomo si porta sempre attualmente verso Dio.

E questa è la perfezione della carità della patria celeste: perfezione che non può essere raggiunta in questo mondo in cui è impossibile, per l'instabilità della vita umana, che uno pensi a Dio e si volga a lui con l'amore in maniera sempre attuale.

- Secondo, quando uno mette tutto il suo impegno nell'attendere a Dio e alle cose divine trascurando tutto il resto, a eccezione di quanto è richiesto per le necessità della vita.

E questa è la perfezione della carità che è possibile nella vita presente: però non è comune a tutti quelli che hanno la carità.

- Terzo, quando uno tiene abitualmente tutto il suo cuore in Dio: in modo cioè da non pensare e da non volere niente che sia contrario all'amore di Dio.

E questa perfezione è comune a tutti coloro che hanno la carità.

Analisi delle obiezioni:

1. L'Apostolo nega di avere la perfezione propria della patria.

Infatti la Glossa [ ord. di Agost. ] aggiunge che « era un perfetto viatore, ma non era ancora giunto al compimento del suo viaggio ».

2. Quell'affermazione si riferisce ai peccati veniali.

I quali non sono incompatibili con l'abito, ma solo con l'atto della carità: per cui non escludono la perfezione dei viatori, ma quella dei beati.

3. La perfezione dei viatori non è una perfezione assoluta.

Quindi può sempre aumentare.

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