Summa Teologica - II-II

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Articolo 7 - Se la circospezione vada enumerata tra le parti della prudenza

Supra, q. praec.; In 3 Sent., d. 33, q. 3, a. 1, sol. 2

Pare che la circospezione non vada enumerata tra le parti della prudenza.

Infatti:

1. La circospezione pare essere un esame delle circostanze.

Ora, queste sono infinite, e quindi non possono essere comprese dalla ragione, in cui risiede la prudenza.

Quindi la circospezione non va considerata come una parte della prudenza.

2. Le circostanze interessano più le virtù morali che la prudenza.

Ma la circospezione non pare essere altro che un controllo delle circostanze.

Quindi la circospezione appartiene più alle virtù morali che alla prudenza.

3. Chi può scorgere le cose lontane, a maggior ragione è capace di vedere le cose che sono intorno.

Ora, con la previdenza uno è capace di scorgere le cose lontane.

Quindi la medesima basta per osservare quelle che sono intorno.

Perciò non era necessario mettere tra le parti della prudenza, oltre alla previdenza, anche la circospezione.

In contrario:

Basta la riferita affermazione di Macrobio [ q. prec., ob. 1 ].

Dimostrazione:

Come si è già detto [ a. prec. ], la prudenza ha il compito principale di ordinare le cose al loro fine, il che non può essere compiuto onestamente se il fine non è buono, e se il mezzo ordinato al fine non è anch'esso buono e proporzionato al fine.

Ora siccome la prudenza, come si è già spiegato [ a. 3 ], ha per oggetto le azioni particolari da compiere, in cui concorrono molte cose, può capitare che un'azione considerata in se stessa sia buona e proporzionata al fine, e tuttavia venga resa cattiva e non indicata per il fine a motivo degli elementi che vi concorrono.

Come il mostrare a uno dei segni di affetto di per sé è fatto per averne l'amore, ma se l'animo di costui è prevenuto dalla superbia o dal sospetto di essere adulato, ciò non potrà giovare allo scopo.

Quindi per la prudenza si richiede la circospezione: in modo cioè che uno, nell'ordinare una cosa al suo fine, tenga presenti anche le circostanze.

Analisi delle obiezioni:

1. Sebbene le circostanze pensabili possano essere infinite, tuttavia le circostanze attuali non sono infinite, e sono poche quelle che fanno variare il giudizio della ragione sulle azioni da compiere.

2. Le circostanze interessano la prudenza in quanto esigono di essere determinate, mentre interessano le virtù morali in quanto queste devono la loro perfezione alla determinazione delle circostanze.

3. Come spetta alla previdenza scorgere ciò che è proporzionato al fine, così spetta alla circospezione considerare se una cosa è proporzionata al fine in rapporto alle circostanze.

Sia l'una che l'altra operazione infatti presentano speciali obiezioni.

Per cui vengono considerate come due parti distinte della prudenza.

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