Summa Teologica - II-II

Indice

Articolo 4 - Se l'inconsiderazione sia un peccato specifico di imprudenza

De Malo, q. 15, a. 4

Pare che l'inconsiderazione non sia un peccato specifico di imprudenza.

Infatti:

1. La legge divina non può indurci ad alcun peccato, poiché sta scritto [ Sal 19,8 ]: « La legge del Signore è perfetta ».

Ora, essa ci induce a non considerare, come leggiamo nel Vangelo [ Mt 10,19 ]: « Non state a considerare come o che che cosa dovrete dire ».

Quindi l'inconsiderazione non è un peccato.

2. Chiunque delibera, o si consiglia, deve considerare molte cose.

Ma le mancanze relative al consiglio costituiscono la precipitazione, e sono mancanze di considerazione.

Quindi la precipitazione rientra nell'inconsiderazione [ come in un genere ].

Perciò quest'ultima non è un peccato specifico.

3. La prudenza si riduce agli atti della ragione pratica, che sono: deliberare, giudicare ciò che si è deliberato e comandare.

Ma il considerare precede tutti questi atti, poiché appartiene anche all'intelletto speculativo.

Quindi l'inconsiderazione non è un peccato specifico incluso nel genere dell'imprudenza.

In contrario:

Sta scritto [ Pr 4,25 ]: « I tuoi occhi guardino dritto, e il tuo sguardo preceda i tuoi passi », il che appartiene alla prudenza.

Ma con l'inconsiderazione si fa il contrario.

Quindi l'inconsiderazione è un peccato di imprudenza.

Dimostrazione:

La considerazione è l'atto dell'intelligenza che scorge la verità di una cosa.

Ora, come la ricerca spetta alla ragione, così il giudizio spetta all'intelletto: per cui anche in campo speculativo le scienze dimostrative sono dette giudicative, in quanto giudicano della verità di ciò che è stato oggetto di ricerca riportando tutto ai primi princìpi dell'intellezione.

Quindi la considerazione si riferisce specialmente al giudizio.

Per cui anche la mancanza di rettitudine nel giudizio costituisce il vizio dell'inconsiderazione: in quanto cioè uno si allontana dalla rettitudine nel giudicare poiché disprezza o trascura le cose da cui deriva il retto giudizio.

Perciò è evidente che l'inconsiderazione è un peccato.

Analisi delle obiezioni:

1. Il Signore non proibisce di considerare le cose da compiere o da dire quando uno ha l'opportunità di farlo, ma con le parole riferite vuole dare fiducia ai discepoli affinché, in mancanza di tale opportunità, o a motivo dell'imperizia o perché sono stati presi alla sprovvista, si mettano interamente nelle mani di Dio, secondo le parole della Scrittura [ 2 Cr 20,12 ]: « Non sappiamo che cosa fare: perciò i nostri occhi sono rivolti a te ».

Altrimenti, se uno tralascia di fare quello che può, aspettando solo l'aiuto di Dio, pare che tenti Dio.

2. La considerazione di quanto è oggetto di consiglio è tutta ordinata a ben giudicare: perciò la considerazione ha il suo compimento nel giudizio.

Quindi anche l'inconsiderazione è contraria soprattutto alla rettitudine del giudizio.

3. L'inconsiderazione di cui ora si parla è limitata a una determinata materia, cioè alle azioni umane: nelle quali bisogna badare a molte cose per ben giudicare, più ancora che in campo speculativo, poiché le azioni avvengono nel singolare concreto.

Indice