Summa Teologica - II-II

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Articolo 5 - Se l'incostanza sia un vizio che rientra nel genere dell'imprudenza

De Malo, q. 15, a. 4

Pare che l'incostanza non sia un vizio che rientra nell'imprudenza.

Infatti:

1. L'incostanza pare consistere nel fatto che uno non persevera nelle obiezioni.

Ma perseverare nelle obiezioni appartiene alla fortezza.

Quindi l'incostanza si contrappone più alla fortezza che alla prudenza.

2. S. Giacomo [ Gc 3,16 ] scrive: « Dove c'è gelosia e spirito di contesa, là c'è incostanza e ogni sorta di cattive azioni ».

Ora, la gelosia rientra nell'invidia.

Quindi l'incostanza non rientra nell'imprudenza, ma nell'invidia.

3. Incostante è colui che non persevera nei suoi propositi.

Il che nei piaceri si riduce all'incontinenza, e nei dolori o tristezze alla mollezza, o delicatezza, come dice Aristotele [ Ethic. 7,7 ].

Perciò l'incostanza non rientra nell'imprudenza.

In contrario:

Preferire un bene maggiore a un bene minore è compito della prudenza.

Quindi desistere dal bene maggiore è un atto di imprudenza.

Ma ciò è precisamente l'incostanza.

Quindi l'incostanza rientra nell'imprudenza.

Dimostrazione:

L'incostanza implica un certo recedere da un bene determinato che uno si era proposto.

Ora, questo atto ha il suo principio nella parte appetitiva, poiché uno non recede dal bene che si era proposto se non per qualcosa che gli piace disordinatamente.

Tuttavia tale atto non viene portato a compimento se non per il venir meno della ragione, la quale si inganna nel ripudiare ciò che onestamente aveva accettato; e potendo essa resistere all'impulso della passione, se non lo fa è per una sua debolezza, poiché non si attiene con fermezza al bene concepito.

Quindi l'incostanza nel suo compimento rientra in un difetto della ragione.

Ora, come ogni rettitudine della ragione pratica rientra in qualche modo nella prudenza, così ogni sua mancanza rientra nell'imprudenza.

Perciò l'incostanza, nel suo compimento, fa parte dell'imprudenza.

E come la precipitazione consiste in un difetto relativo all'atto del giudizio, così l'incostanza consiste in un difetto relativo all'atto del comando: si dice infatti che uno è incostante perché la sua ragione viene meno nel comandare le azioni deliberate e giudicate.

Analisi delle obiezioni:

1. Il bene della prudenza si estende a tutte le virtù morali: e da questo lato la perseveranza nel bene appartiene a tutte queste virtù.

Tuttavia spetta in particolare alla fortezza, la quale subisce l'impulso contrario più forte.

2. L'ira, che è il primo impulso alla contesa, e l'invidia, portano all'incostanza dal lato delle potenze appetitive le quali, come si è detto [ nel corpo ], sono il principio dell'incostanza.

3. La continenza e la perseveranza pare che non risiedano nelle potenze appetitive, ma solo nella ragione.

Infatti la persona continente subisce delle concupiscenze sregolate, e il perseverante delle gravi tristezze o dolori, il che denota una deficienza nella potenza appetitiva; tuttavia la ragione persiste con fermezza: quella del continente contro le concupiscenze e quella del perseverante contro il dolore.

Perciò la continenza e la perseveranza si presentano come specie della costanza, che appartiene alla ragione, alla quale appunto va attribuita anche l'incostanza.

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