Summa Teologica - II-II

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Articolo 8 - Se chi uccide casualmente un uomo sia colpevole di omicidio

In 4 Sent., d. 25, q. 2, sol. 2, ad

Pare che uno che uccide casualmente un uomo sia colpevole di omicidio.

Infatti:

1. Si legge nella Genesi [ Gen 4,23s ] che Lamec, credendo di uccidere una bestia, uccise un uomo, e gli fu imputato come omicidio.

Quindi chi uccide casualmente un uomo è colpevole di omicidio.

2. L'Esodo [ Es 21,22s ] prescrive che « quando un uomo urta una donna incinta così da farla abortire, e ne seguirà poi la morte, renderà vita per vita ».

Ma ciò può avvenire anche senza l'intenzione di uccidere.

Perciò l'omicidio involontario implica il reato di omicidio.

3. Nel Decreto [ di Graz. 1,50 ] ci sono diversi canoni in cui si puniscono gli omicidi involontari.

Ma la punizione non è dovuta che alla colpa.

Perciò chi uccide casualmente un uomo è colpevole di omicidio.

In contrario:

S. Agostino [ Epist. 47 ] afferma: « Non sia mai che ci venga imputato quel male occasionale con cui possiamo colpire qualcuno mentre noi facciamo in vista del bene delle azioni lecite ».

Ora, capita talvolta che mentre uno sta facendo qualcosa in vista del bene, casualmente ne segua l'uccisione di un uomo.

Quindi a chi ne è responsabile ciò non è imputato come colpa.

Dimostrazione:

Come insegna il Filosofo [ Phys. 2,6 ], il caso è una causa preterintenzionale.

Perciò le realtà casuali, assolutamente parlando, non sono né intenzionali né volontarie.

Poiché dunque ogni peccato è volontario, secondo le parole di S. Agostino [ De vera relig. 14.27 ], ne viene che le realtà casuali in quanto tali non sono peccati.

Può tuttavia capitare che quanto non è oggetto diretto di volizione o di intenzione sia però voluto e inteso accidentalmente [ o indirettamente ], come può esserlo una causa removens prohibens.

Per cui se non si toglie la causa da cui può seguire l'uccisione di un uomo quando si è tenuti a farlo, l'uccisione in qualche modo è volontaria.

Ora, ciò può avvenire in due modi: primo, quando l'uccisione capita mentre uno compie cose illecite che era tenuto a evitare; secondo, quando uno non prende le dovute precauzioni.

E così secondo il diritto [ De vera relig. 14.27 ], se uno nel compiere una cosa lecita con le debite precauzioni provoca l'uccisione di un uomo non incorre nel reato di omicidio; se invece provoca la morte di un uomo mentre compie una cosa illecita, oppure se mentre compie cose lecite non prende le dovute precauzioni, non può sfuggire al reato di omicidio.

Analisi delle obiezioni:

1. Lamec non usò le debite precauzioni per evitare l'uccisione di un uomo, e per questo incorse nel reato di omicidio.

2. Chi percuote una donna incinta compie un'opera illecita, per cui se ne segue la morte della donna o del bambino già formato non può evitare la responsabilità dell'omicidio; specialmente se la morte segue quasi immediatamente alle percosse.

3. I canoni impongono una punizione a coloro che uccidono casualmente mentre compiono cose illecite, oppure a coloro che non usano le debite precauzioni.

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