Summa Teologica - II-II

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Articolo 8 - Se si possa compiere una rapina senza peccato

In 4 Sent., d. 15, q. 2, a. 1, sol. 4, ad 2

Pare che si possa compiere una rapina senza peccato.

Infatti:

1. La preda viene conquistata con la violenza: essa perciò ha l'aspetto di una rapina, stando a ciò che abbiamo detto.

Ma predare i nemici è cosa lecita, come si rileva da S. Ambrogio [ De Abraham 1,3 ]: « Quando la preda è in possesso dei vincitori, la disciplina militare esige che tutto sia consegnato al re », e ciò per la sua spartizione.

Quindi in certi casi la rapina è lecita.

2. È lecito togliere a uno ciò che non gli appartiene.

Ora, le cose possedute dagli infedeli non appartengono ad essi, secondo le parole di S. Agostino [ Epist. 93,12 ]: « Le cose che falsamente dite vostre non le possedete con giustizia, e quindi dovete esserne spogliati mediante le leggi dei principi secolari ».

Quindi si possono lecitamente rapinare gli infedeli.

3. I principi secolari estorcono molte cose ai loro sudditi con la violenza, il che si riduce a una rapina.

Ma pare esagerato sostenere che in ciò essi peccano, perché allora quasi tutti i principi sarebbero dannati.

Quindi in certi casi la rapina è lecita.

In contrario:

Si può offrire un sacrificio a Dio con qualsiasi cosa lecitamente acquistata.

Però non lo si può offrire col frutto di una rapina, poiché si legge nella Scrittura [ Is 61,8 Vg ]: « Io sono il Signore che amo il diritto, e odio la rapina unita all'olocausto ».

Quindi non è lecito acquistare qualcosa con la rapina.

Dimostrazione:

La rapina implica una violenza o una costrizione con la quale si toglie ingiustamente a una persona ciò che le appartiene.

Ora, nella società umana nessuno può costringere all'infuori dei pubblici poteri.

Perciò chiunque come persona privata, senza essere investito di pubblici poteri, toglie ad altri una cosa con la violenza, agisce illecitamente e commette una rapina: come è evidente nel caso dei briganti.

Ai principi invece è affidato il pubblico potere perché siano i custodi della giustizia.

Perciò essi possono usare la violenza soltanto secondo le norme della giustizia: e ciò sia nel combattere contro i nemici, sia nel punire i sudditi malfattori.

E ciò che viene prelevato con tale violenza non è una rapina, non essendo fatto contro la giustizia.

Se invece qualcuno servendosi dei pubblici poteri prende la roba altrui contro la giustizia, agisce illecitamente commettendo una rapina, ed è tenuto alla restituzione.

Analisi delle obiezioni:

1. A proposito della preda [ di guerra ] bisogna distinguere.

Se coloro che fanno il saccheggio dei nemici conducono una guerra giusta, acquistano la proprietà di quanto ottengono con la violenza.

E non si tratta di rapina: per cui non sono tenuti alla restituzione.

Però potrebbero peccare di cupidigia per la loro cattiva intenzione qualora combattessero non per la giustizia, ma principalmente per il saccheggio o la preda.

Scrive infatti S. Agostino [ Serm. 82 ] che « è peccato fare il soldato per il saccheggio ».

- Se poi quelli che fanno il saccheggio combattono una guerra ingiusta, commettono una rapina e sono tenuti alla restituzione.

2. Certi infedeli in tanto possiedono dei beni ingiustamente in quanto ne sono stati spogliati secondo le leggi dai principi secolari.

Tali beni possono quindi essere loro tolti con la violenza da parte non dell'autorità privata, ma di quella pubblica.

3. Se i principi, anche con la violenza, esigono dai sudditi ciò che è loro dovuto per la tutela del bene comune, non si ha una rapina.

- Se invece estorcono qualcosa con la violenza ingiustamente, allora è una rapina, come lo è anche il brigantaggio.

Dice perciò S. Agostino [ De civ. Dei 4,4 ]: « Se togliamo la giustizia, che cosa sono i regni se non dei grandi latrocini?

E del resto che cosa sono le bande dei briganti se non dei piccoli regni? ».

E in Ezechiele [ Ez 22,27 ] si legge: « I suoi capi in mezzo ad essa sono come lupi rapaci ».

Essi quindi sono tenuti a restituire, come anche i briganti.

E il loro peccato è tanto più grave di quello dei briganti quanto più perniciosa ed estesa è la loro azione contro la giustizia sociale, di cui essi sono i custodi.

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