Summa Teologica - II-II

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Articolo 3 - Se si debbano determinare più specie di divinazione

De sort., c. 3

Pare che non si debbano determinare più specie di divinazione.

Infatti:

1. Dove il costitutivo del peccato è unico non pare che vi possano essere più specie di peccati.

Ma in qualsiasi divinazione il costitutivo del peccato è unico: cioè il fatto che uno si serve di patti col demonio per conoscere il futuro.

Quindi non ci sono specie diverse di divinazione.

2. L'atto umano, come si è visto [ I-II, q. 1, a. 3; q. 18, a. 6 ], riceve la sua specie dal fine.

Ora, tutte le divinazioni sono ordinate a un unico fine, cioè alla predizione del futuro.

Quindi tutte le divinazioni sono di un'unica specie.

3. Le espressioni, o segni, non bastano a diversificare la specie di un peccato: infatti sia che uno detragga la fama altrui con le parole, sia che lo faccia con lo scritto o con i gesti, la specie del peccato è sempre la stessa.

Ma le varie divinazioni non differiscono se non per i segni da cui si ricava la conoscenza del futuro.

Quindi non ci sono specie diverse di divinazione.

In contrario:

S. Isidoro nelle sue Etimologie [ 8,9 ] enumera diverse specie di divinazione.

Dimostrazione:

Qualsiasi divinazione, come si è già detto [ a. prec. ], fa ricorso al consiglio e all'aiuto dei demoni al fine di conoscere il futuro.

E questo intervento può essere invocato espressamente oppure, prescindendo dall'invocazione dell'uomo, sono i demoni stessi che pensano a intromettersi nella predizione di cose future che sono ignote all'uomo, ma che essi conoscono nella maniera che abbiamo indicato nella Prima parte [ q. 57, a. 3 ].

Ora, i demoni espressamente invocati sono soliti predire il futuro in molti modi.

Talora infatti si offrono alla vista e all'udito degli uomini per annunziare il futuro con prestigiose apparizioni.

E questa specie di divinazione è chiamata prestigio, dal restringimento dell'occhio nella visione.

- Talora invece si presentano nei sogni.

E allora abbiamo la divinazione onirica.

- Altre volte ricorrono all'apparizione e alla locuzione dei morti.

E questa specie prende il nome di negromanzia; poiché, come spiega S. Isidoro [ l. cit. ], « nekròs in greco significa morto, e mantèia divinazione: infatti dopo certi incantesimi nei quali si fa uso del sangue si vedono dei morti risuscitati che predicono l'avvenire, e rispondono alle domande che vengono loro sottoposte ».

- Talora invece essi predicono il futuro servendosi di uomini vivi: come avviene negli ossessi.

E questa è la divinazione delle pitonesse, così denominate, secondo S. Isidoro [ ib. ], « da Apollo Pitico, che era considerato l'autore degli oracoli ».

In altri casi al contrario essi predicono il futuro mediante figure o segni che appaiono nelle cose inanimate.

Se dunque appaiono in corpi terrestri, come il legno, il ferro o la pietra lavorata, si parla di geomanzia; se appaiono nell'acqua, abbiamo l'idromanzia; se nell'aria l'aeromanzia; se nel fuoco la piromanzia; se poi quei segni si riscontrano nelle viscere degli animali immolati sulle are dei demoni, si parla di aruspicio.

A sua volta la divinazione che viene fatta senza l'espressa invocazione del demonio si divide in due generi.

Il primo si ha quando si prevede il futuro in base alla disposizione di determinate cose.

Se uno tenta di farlo basandosi sulla posizione e sul moto delle stelle, si mette nel numero degli astrologhi; i quali sono chiamati anche genetliaci, poiché partono dalla considerazione del giorno della nascita.

- Se invece si ricorre al moto o al canto degli uccelli, oppure di altri animali, o anche allo starnutire degli uomini o alle reazioni delle loro membra, si ha l'augurio, parola latina che deriva da avium garritus ( garrire degli uccelli ), come auspicio da avium inspectio ( osservazione degli uccelli ), procedimenti che si riferiscono rispettivamente l'uno alle orecchie e l'altro agli occhi: infatti in queste predizioni ci si basa specialmente sull'osservazione degli uccelli.

- Se invece l'osservazione prende di mira le parole umane pronunziate con altra intenzione, ma che vengono applicate al futuro di cui si vuole la previsione, allora si ha il presagio.

E come scrive Valerio Massimo [ De dict. factisque memor. 1,5 ], « l'osservazione dei presagi ha dei legami con la religione.

Poiché si crede che non fu per un atto fortuito, ma per divina predisposizione che mentre i Romani deliberavano se dovessero trasferirsi altrove, per caso un centurione gridasse: "Portabandiera, pianta l'insegna: fermiamoci qui"; parole che in quel momento furono considerate un presagio, per cui si rinunciò all'idea del trasferimento ».

- Se poi ci si ferma a osservare certe disposizioni nelle figure di determinati corpi, si hanno altri tipi di divinazione.

Infatti la divinazione tratta dalle pieghe della mano viene detta chiromanzia: chiros infatti in greco significa mano.

Quella invece tratta dalle figure rilevate nella spatola di certi animali è detta spatolomanzia.

L'altro genere della divinazione fatta senza l'espressa invocazione dei demoni abbraccia poi la divinazione che si compie mediante l'osservazione del risultato di certi atti compiuti attentamente dagli uomini per scoprire cose occulte: sia prolungando dei punti ( il che ci riporta alla geomanzia ), sia osservando le figure che si formano nel piombo fuso e gettato nell'acqua, sia ricorrendo a delle carte nascoste, scritte o non scritte, con la considerazione di come vengono scelte da chi non ne conosce la collocazione; sia proponendo delle festuche più o meno lunghe, e osservando come uno le sceglie; sia gettando i dadi per vedere quanti punti uno fa; sia considerando le parole che capitano nell'aprire un libro.

E tutte queste pratiche prendono il nome di sortilegi.

È quindi evidente che vi sono tre generi di divinazione.

Il primo è quello che ricorre all'aperta invocazione dei demoni: e questo appartiene ai negromanti.

Il secondo si limita all'osservazione delle disposizioni e del comportamento di cose esterne: e questo è il dominio degli auguri.

Il terzo consiste nel fare noi stessi qualcosa per conoscere cose occulte: e allora abbiamo i sortilegi.

Ma ciascuno di questi generi abbraccia molte specie, come risulta da quanto abbiamo detto.

Analisi delle obiezioni:

1. In tutte queste pratiche è identico il costitutivo generico del peccato, ma non è identico quello specifico.

Infatti è molto più grave invocare i demoni che compiere delle pratiche che si prestino a qualche intervento diabolico.

2. La conoscenza del futuro o delle cose occulte è il fine ultimo dal quale deriva la nozione generica di divinazione.

Ma le varie specie si distinguono secondo il proprio oggetto, o materia: cioè in quanto tale conoscenza dipende da cose diverse.

3. Le cose di cui si servono gli indovini non sono considerate da essi come segni che esprimono ciò che già conoscono, come avviene nella maldicenza, ma come fonti o princìpi di conoscenza.

Ora, è noto che una diversità di princìpi dà una diversità di specie, anche nelle scienze dimostrative.

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