Summa Teologica - II-II

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Articolo 4 - Se la continenza sia migliore della temperanza

In 3 Sent., d. 33, q. 3, a. 2, sol. 1, ad 1

Pare che la continenza sia migliore della temperanza.

Infatti:

1. Nella Scrittura [ Sir 26,15 Vg ] si legge: « Non c'è un peso che bilanci un'anima continente ».

Quindi nessuna virtù può stare alla pari con la continenza.

2. Una virtù tanto più è grande quanto maggiore è il premio che essa merita.

Ma la continenza merita un premio più grande, poiché l'Apostolo [ 2 Tm 2,5 ] insegna: « Non riceve la corona se non chi ha combattuto a dovere ».

Ora, combatte di più il continente, il quale sente violentemente le concupiscenze cattive, che non il temperante, il quale non le sente così violentemente.

Perciò la continenza è una virtù superiore alla temperanza.

3. La volontà è una facoltà superiore all'appetito concupiscibile.

Ma la continenza è nella volontà, mentre la temperanza è nel concupiscibile, come sopra si è visto [ a. prec. ].

Quindi la continenza è una virtù superiore alla temperanza.

In contrario:

Cicerone [ De invent. 2,54 ] e Andronico [ De affect. ] considerano la continenza una virtù secondaria annessa alla temperanza.

Dimostrazione:

Il termine continenza, come si è già notato [ a. 1 ], può avere due accezioni.

Primo, può indicare la cessazione completa da tutti i piaceri sessuali.

E in questo senso la continenza è superiore alla temperanza nel significato ordinario: come risulta evidente da quanto sopra [ q. 152, a. 5 ] abbiamo detto confrontando la verginità con la castità ordinaria.

Secondo, il termine continenza può indicare la resistenza della ragione all'assalto violento di concupiscenze cattive.

E allora la temperanza è molto superiore alla continenza.

Poiché un atto virtuoso è lodevole nella misura in cui è conforme alla ragione.

Ora, il bene di ordine razionale è maggiore nella persona temperante, il cui lo stesso appetito sensitivo è sottoposto alla ragione e come domato da essa, che non nella persona continente, in cui l'appetito sensitivo resiste con forza alla ragione con le sue cattive concupiscenze.

Perciò la continenza sta alla temperanza come l'imperfetto al perfetto.

Analisi delle obiezioni:

1. Quel testo può essere spiegato in due modi.

Primo, prendendo il termine continenza nel senso di astensione da tutti i piaceri sessuali.

E in questo senso è vero che « non c'è un peso che bilanci un'anima continente », nel campo della castità: poiché neppure la fecondità della carne, che è ricercata nel matrimonio, può essere confrontata con la continenza verginale o vedovile, come sopra [ q. 152, aa. 4,5 ] si è spiegato.

Secondo, prendendo il termine continenza, in senso generico, per qualsiasi astensione da cose illecite.

E in questo senso si dice che « non c'è un peso che bilanci un'anima continente » perché essa non viene valutata con l'oro o con l'argento, che si comprano a peso.

2. La forza o la fiacchezza della concupiscenza può derivare da due cause diverse.

Talora infatti deriva da una causa fisiologica.

Poiché alcuni sono più portati di altri alla concupiscenza dalla complessione naturale.

Inoltre alcuni hanno più di altri facili occasioni per abbandonarsi ai piaceri.

E in questi casi la debolezza della concupiscenza diminuisce il merito, mentre la sua forza lo aumenta.

- Talora invece la minore forza della concupiscenza deriva da una causa lodevole, p. es. dal vigore della carità, o della ragione, come avviene nella persona temperante.

E allora la fiacchezza della concupiscenza aumenta il merito, a motivo della sua causa, mentre la sua forza lo diminuisce.

3. La volontà è più vicina alla ragione di quanto lo sia il concupiscibile.

Perciò la bontà di ordine razionale, che rende lodevole la virtù, si dimostra più grande se raggiunge non soltanto la volontà, come avviene nella persona continente, ma anche il concupiscibile, come avviene in quella temperante.

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