Summa Teologica - II-II

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Articolo 3 - Se la continenza risieda nel concupiscibile

Supra, q. 53, a. 5, ad 3; I-II, q. 58, a. 3, ad 2; In 3 Sent., d. 33, q. 2, a. 4, sol. 2; In 7 Ethic., lect. 10

Pare che la continenza risieda nel concupiscibile.

Infatti:

1. La sede, o soggetto, di una virtù deve essere proporzionata alla materia di questa.

Ora la materia della continenza, come si è visto [ a. prec. ], è la concupiscenza dei piaceri del tatto, che appartiene al concupiscibile.

Perciò la continenza risiede nel concupiscibile.

2. « Gli opposti si scontrano sul medesimo terreno » [ Arist., Praed. 8 ].

Ma l'incontinenza risiede nel concupiscibile, le cui passioni sopraffanno la ragione.

Andronico [ De affect. ] infatti scrive che l'incontinenza è « la cattiva disposizione del concupiscibile a scegliere i piaceri perversi, contro i dettami della ragione ».

Quindi per lo stesso motivo anche la continenza è nel concupiscibile.

3. La sede di una virtù umana è o la ragione o l'appetito, il quale si divide in concupiscibile e irascibile.

Ora, la continenza non è nella ragione: perché allora sarebbe una virtù intellettuale.

E neppure nella volontà: poiché ha per oggetto le passioni, che non risiedono nella volontà.

E neppure nell'irascibile: poiché non riguarda propriamente le passioni dell'irascibile, come sopra [ a. prec., ad 2 ] si è visto.

Quindi rimane che è nel concupiscibile.

In contrario:

Qualsiasi virtù che risieda in una potenza esclude l'agire perverso di tale potenza.

Ora, la continenza non elimina l'agire perverso del concupiscibile: poiché secondo il Filosofo [ Ethic. 7,9 ] « il continente prova delle cattive concupiscenze ».

Perciò la continenza non risiede nel concupiscibile.

Dimostrazione:

Qualsiasi virtù imprime al soggetto in cui risiede una disposizione diversa da quella che esso aveva mentre sottostava al vizio contrario.

Ora, il concupiscibile ha la stessa disposizione sia in chi è continente sia in chi è incontinente: poiché nell'uno e nell'altro prorompe in cattive concupiscenze violente.

Quindi è evidente che la continenza non ha sede nel concupiscibile.

- E anche la ragione si comporta allo stesso modo: poiché sia il continente che l'incontinente possono avere la ragione retta; e l'uno e l'altro, fuori del momento della passione, hanno il proposito di non seguire le cattive concupiscenze.

- Invece la prima differenza si riscontra nella scelta: poiché chi è continente, sebbene senta l'impeto della concupiscenza, tuttavia sceglie e determina di non seguirla, attenendosi alla ragione; l'incontinente invece determina di seguirla, nonostante l'opposizione della ragione.

Perciò è necessario che la continenza risieda in quella facoltà dell'anima a cui appartiene la scelta.

E questa è la volontà, come sopra [ I-II, q. 13, a. 1 ] si è dimostrato.

Analisi delle obiezioni:

1. La continenza ha come materia i desideri dei piaceri del tatto non nel senso che li moderi, il che appartiene alla temperanza, che risiede nel concupiscibile, ma nel senso che vi resiste.

Essa quindi deve trovarsi in un'altra facoltà: poiché la resistenza viene fatta lottando contro altri.

2. La volontà si trova tra la ragione e il concupiscibile, e può essere mossa da entrambi.

In chi è continente però essa viene mossa dalla ragione, mentre in chi è incontente viene mossa dal concupiscibile.

Perciò la continenza può essere attribuita alla ragione, come al suo primo movente, e l'incontinenza al concupiscibile; sebbene entrambe abbiano la loro sede propria e immediata nella volontà.

3. Sebbene le passioni non risiedano nella volontà come nel loro soggetto, tuttavia è in potere della volontà il resistere ad esse.

Ed è in questo modo che la volontà della persona continente resiste alle concupiscenze.

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