Summa Teologica - III

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Articolo 3 - Se Dio Padre abbia consegnato Cristo alla sua passione

In 3 Sent., d. 20, a. 5, sol. 1; C. G., IV, c. 55; In Ioan., c. 3, lect. 3; In Rom., c. 8, lect. 6

Pare che Dio Padre non abbia consegnato Cristo alla sua passione.

Infatti:

1. È cosa iniqua e crudele consegnare alla passione e alla morte un innocente.

Ma come si legge [ Dt 32,4 ], « Dio è verace e senza malizia ».

Egli quindi non consegnò alla passione e alla morte il Cristo innocente.

2. Non è compossibile che uno si consegni da sé alla morte e insieme venga consegnato da un altro.

Ora, « Cristo si offrì alla morte da se stesso » [ Ef 5,2 ], attuando la profezia di Isaia [ Is 53,12 ]: « Ha consegnato se stesso alla morte ».

Quindi non pare che l'abbia consegnato il Padre.

3. Giuda viene riprovato per aver consegnato Cristo ai Giudei, secondo le parole evangeliche [ Gv 6,70s ]: « Uno di voi è un diavolo. E parlava di Giuda, che stava per tradirlo ».

E così pure vengono biasimati i Giudei che lo consegnarono a Pilato, secondo la testimonianza di quest'ultimo [ Gv 18,35 ]: « La tua gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me ».

E a sua volta Pilato [ Gv 19,16 ] « lo consegnò per farlo crocifiggere ».

Ora, come ricorda S. Paolo [ 2 Cor 6,14 ], « non ci può essere alcun rapporto fra la giustizia e l'iniquità ».

Quindi Dio Padre non ha consegnato Cristo alla sua passione.

In contrario:

Sta scritto [ Rm 8,32 ]: « Dio non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi ».

Dimostrazione:

Cristo, come si è detto [ a. prec. ], patì volontariamente in obbedienza al Padre.

Perciò si può dire che il Padre ha consegnato Cristo alla passione in tre modi.

Primo, perché col suo eterno volere ha preordinato la passione di Cristo alla redenzione del genere umano, secondo le parole di Isaia [ Is 53,6 ]: « Il Signore fece ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti »; e ancora [ Is 53,10 ]: « Al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori ».

- Secondo, perché ispirò in lui la volontà di soffrire per noi, infondendogli la carità.

Da cui le parole del profeta [ Is 53,7 ]: « È stato immolato perché lo ha voluto ».

- Terzo, perché non lo sottrasse alla passione, ma lo espose ai persecutori.

Da cui la preghiera di Cristo sulla Croce [ Mt 27,46 ]: « Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? »; in quanto cioè, come spiega S. Agostino [ Epist. 140,11 ], lo abbandonò al potere dei persecutori.

Analisi delle obiezioni:

1. Consegnare alla passione e alla morte un innocente contro la sua volontà è cosa empia e crudele.

Ma Dio Padre consegnò Cristo non in questo modo, bensì infondendo in lui la volontà di patire per noi.

E in ciò si mostra da una parte « la severità di Dio » [ Rm 11,22 ], il quale non volle rimettere il peccato senza un castigo, per cui l'Apostolo [ Rm 8,32 ] scrive che « Dio non ha risparmiato il proprio Figlio », e dall'altra parte « la sua bontà » [ Rm 11,22 ], poiché, non potendo l'uomo soddisfare in misura sufficiente sopportando qualsivoglia castigo, Dio gli provvide un redentore capace di soddisfare; per cui l'Apostolo scrive che « lo ha consegnato per tutti noi ».

E altrove [ Rm 3,25 ] dice che « Dio lo ha prestabilito a servire come strumento di espiazione, per mezzo della fede, nel suo sangue ».

2. In quanto Dio, Cristo consegnò se stesso alla morte con il medesimo atto di volontà con cui lo consegnò il Padre.

In quanto uomo invece consegnò se stesso con un volere che era ispirato dal Padre.

Non vi è quindi incompatibilità fra la consegna di Cristo fatta dal Padre e quella fatta da lui stesso.

3. Un identico atto viene giudicato diversamente nella sua bontà o malizia a seconda dei diversi motivi da cui procede.

Il Padre infatti consegnò Cristo alla morte mosso dalla carità, e così fece Cristo medesimo [ Gv 3,16; Ef 5,2 ]: e per questo sono lodati.

Giuda invece lo consegnò per cupidigia [ Mt 26,14ss ], i Giudei per invidia [ Mt 27,18 ], Pilato per un timore mondano, cioè per paura dell'imperatore [ Gv 19,12ss ]: e per questo sono biasimati.

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