Summa Teologica - III

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Articolo 6 - Se la passione di Cristo sia stata la causa efficiente della nostra salvezza

Infra, q. 49, a. 1 ; In Rom., c. 4, lect. 3

Pare che la passione di Cristo non sia stata la causa efficiente della nostra salvezza.

Infatti:

1. La causa efficiente della nostra salvezza è la grandezza della virtù divina, secondo le parole di Isaia [ Is 59,1 ]: « Non è troppo corta la mano del Signore da non poter salvare »; invece Cristo, come nota S. Paolo [ 2 Cor 13,4 ], « fu crocifisso per la sua debolezza ».

Quindi la passione di Cristo non ha causato la nostra salvezza a modo di causa efficiente.

2. Una causa agente corporale non agisce come causa efficiente se non mediante il contatto: infatti Cristo stesso mondò il lebbroso toccandolo, « per mostrare », nota il Crisostomo [ Teofilatto, In Lc, su 5,13 ], « che la sua carne aveva una virtù salvifica ».

Ma la passione di Cristo non poté venire a contatto con tutti gli uomini.

Essa quindi non poté produrre la salvezza come causa efficiente.

3. Non pare che uno possa agire contemporaneamente come causa meritoria e come causa efficiente: poiché chi merita attende l'effetto da un altro.

Ora, la passione di Cristo ha prodotto la nostra salvezza sotto forma di merito.

Quindi non poteva produrla come causa efficiente.

In contrario:

S. Paolo [ 1 Cor 1,18 ] afferma che « la parola della croce, per quelli che si salvano, è potenza di Dio ».

Ma la potenza di Dio opera la nostra salvezza come causa efficiente.

Quindi la passione di Cristo sulla croce ha prodotto la nostra salvezza come causa efficiente.

Dimostrazione:

La causa efficiente è di due specie: principale e strumentale.

Ora, la causa efficiente principale della salvezza umana è Dio.

Essendo però l'umanità di Cristo « strumento della divinità », come si è detto [ q. 2, a. 6; q. 13, aa. 2,3; q. 19, a. 1; q. 43, a. 2 ], ne segue che tutte le azioni e sofferenze di Cristo producevano strumentalmente, in virtù della divinità, la salvezza dell'uomo.

E in questo modo la passione di Cristo è la causa efficiente della salvezza umana.

Analisi delle obiezioni:

1. La passione di Cristo in rapporto alla sua carne mortale conveniva alla debolezza che egli aveva assunto, ma in rapporto alla divinità acquistava una virtù infinita, secondo l'affermazione dell'Apostolo [ 1 Cor 1,25 ]: « La debolezza di Dio è più forte degli uomini »; in quanto cioè la stessa debolezza di Cristo, appartenendo a Dio, ha una potenza che supera ogni virtù umana.

2. Pur essendo corporale, la passione di Cristo ha tuttavia una virtù di ordine spirituale per la sua unione con la divinità.

E così essa rivela la sua efficacia mediante un contatto spirituale: cioè mediante la fede e i sacramenti della fede, secondo le parole di S. Paolo [ Rm 3,25 ]: « [ Dio ] lo ha posto come strumento di espiazione per mezzo della fede, nel suo sangue ».

3. La passione di Cristo in rapporto alla sua divinità agisce come causa efficiente; in rapporto alla volontà dell'anima di Cristo agisce come causa meritoria; in rapporto alla carne stessa di Cristo agisce sotto forma di soddisfazione, in quanto grazie ad essa siamo liberati dal reato della pena; agisce invece sotto forma di redenzione in quanto con essa siamo liberati dalla schiavitù della colpa, e infine agisce sotto forma di sacrificio in quanto per mezzo di essa siamo riconciliati con Dio, come diremo in seguito [ q. 49 ].

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