Supplemento alla III parte

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Articolo 5 - Se i cattivi sacerdoti possano esercitare il potere delle chiavi

Pare che i cattivi sacerdoti non possano esercitare il potere delle chiavi.

Infatti:

1. Nel Vangelo [ Gv 20,22s ] viene promesso il dono dello Spirito Santo là dove agli Apostoli viene conferito il potere delle chiavi.

Ora, i cattivi non hanno lo Spirito Santo.

Quindi non possono esercitare il potere delle chiavi.

2. Nessun re assennato affida l'amministrazione dei suoi tesori al proprio nemico.

Ma l'esercizio del potere delle chiavi consiste nell'amministrare i tesori del Re dei cieli, che è la stessa Sapienza.

Quindi ai cattivi, che per i loro peccati sono i suoi nemici, non è concesso di esercitare il potere delle chiavi.

3. S. Agostino [ De bapt. 5,21 ] afferma che « Dio concede i sacramenti della grazia anche mediante i malvagi, ma non concede la sua grazia se non da se stesso, o mediante i suoi santi.

Per cui egli compie la remissione dei peccati o da se stesso, oppure mediante i membri della Colomba ».

Ora, la remissione dei peccati rientra nell'esercizio del potere delle chiavi.

Perciò ai peccatori, che non appartengono alla Colomba, tale esercizio non è concesso.

4. L'intercessione di un cattivo sacerdote non ha alcuna efficacia per ottenere la riconciliazione: poiché, come dice S. Gregorio [ Past. 1,10 ], « l'invio di un intercessore non gradito inasprisce l'animo di chi è adirato ».

Ma l'uso del potere delle chiavi viene fatto sotto forma di intercessione, come risulta dalla formula dell'assoluzione.

Quindi nei cattivi l'esercizio di tale potere non ha efficacia.

In contrario:

1. Nessuno può sapere se un altro è in istato di grazia.

Se quindi nessuno potesse esercitare il potere delle chiavi con l'assoluzione senza essere in grazia, nessuno potrebbe sapere che è stato assolto.

Il che sarebbe un inconveniente gravissimo.

2. L'iniquità di un servo non può distruggere la liberalità del padrone.

Ora, il sacerdote è solo ministro, o servo.

Quindi la sua malizia non può privarci del dono che Dio ci trasmette per suo mezzo.

Dimostrazione:

Come lo strumento non viene costituito dalla partecipazione della forma che deve imprimere nell'effetto, così esso non perde la sua funzione per la perdita di tale forma.

Siccome dunque l'uomo è solo un agente strumentale nell'esercizio delle chiavi, per quanto egli a motivo del peccato sia privato della grazia con la quale si ha la remissione dei peccati, in nessun modo viene a perdere l'esercizio del potere delle chiavi.

Analisi delle obiezioni:

1. Il dono dello Spirito Santo è richiesto per l'uso delle chiavi non perché questo non sarebbe esercitabile senza di quello, ma perché senza di esso tale atto sarebbe illecito da parte di chi lo esercita: sebbene chi vi si sottopone consegua l'effetto delle chiavi.

2. Un re di questo mondo può essere defraudato e ingannato circa i suoi tesori, e per questo non ne affida l'amministrazione al proprio nemico.

Ma il Re dei cieli non può essere defraudato: poiché serve al suo onore anche il fatto che alcuni fanno cattivo uso del potere delle chiavi, sapendo egli trarre il bene anche dal male, e compiere anche per mezzo dei cattivi molte cose buone.

Perciò il paragone non regge.

3. S. Agostino parla della remissione dei peccati a cui i santi cooperano non con il potere delle chiavi, bensì con i loro meriti di convenienza [ de congruo ].

Infatti egli afferma che i sacramenti sono amministrati anche dai cattivi.

Ora, tra gli altri sacramenti va computata anche l'assoluzione, che è l'esercizio del potere delle chiavi.

Con « i membri della Colomba » invece, cioè mediante i santi, Dio compie la remissione dei peccati inquantoché li rimette per le loro intercessioni.

Oppure si può rispondere che « i membri della Colomba » sono per lui tutti coloro che non sono separati dalla Chiesa.

Infatti quelli che ricevono i sacramenti da costoro conseguono la grazia, mentre non la ricevono quando ricorrono a chi è separato dalla Chiesa, peccando essi nel fatto stesso di richiederli; eccezione fatta per il battesimo, che in caso di necessità è lecito ricevere anche da uno scomunicato.

4. L'intercessione fatta da un cattivo sacerdote a nome proprio non ha efficacia: quella invece che egli fa come ministro della Chiesa ha efficacia per i meriti di Cristo.

Tuttavia l'intercessione del sacerdote deve giovare al popolo a lui soggetto nell'uno e nell'altro modo.

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