San Giuseppe e la Passione

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Il Vangelo non parla molto di S. Giuseppe.

Dopo averne proclamata la piena giustizia « viriustus » e la fedeltà perfetta agli ordini dell'Altissimo « Exsurgens autem Joseph a somno fecit sicufr praecepit ai Angelus Domini », ce lo mostra nelle sollecitudini del viaggio e della notte di Betlem, in cerca d'un ricovero negato; poi accompagna la Vergine al tempio per la purificazione e il riscatto del Bambino « … tulerunt illum in Jerusalem Domino, sicut scriptum est inlege … et ut darent hostiam, secundum quod dictum est in lege Domini, par turturum aut duos pullos cofumbarum »; lo vediamo nella fuga in Egitto; a dodici anni, Gesù indugia nel tempio per tre dì, ed egli lo cerca, con la Madonna, finché lo ritrova fra i dottori, e se lo riporta a casa « subditus iilis » dopo che, diremo, pubblicamente s'è emancipato da lui, suo padre, putativo, proclamando: « Nesciebatis quia in his quae patris mei sunt oportet me esse? ».

A partire da questo punto, il Vangelo non fa più parola di San Giuseppe.

La pietà cristiana ne fa il protettore della buona morte perché lo immagina spirante con accanto Gesù e la Madonna.

I nostri pittori ne fanno un bello e venerando vecchio già quando appena si toglie sulle braccia il Bambino: è vecchio chi tosto scomparirà dalla scena del mondo.

Rivelazioni private ci dicono molto di più e, forse troppo; ma la Chiesa non le ha mai approvate.

Durante la vita pubblica del Salvatore, San Giuseppe non compare più.

E nemmanco durante la Passione.

Non assiste, con i suoi occhi, allo strazio sanguinoso del Golgota.

Ma non può aver ignorato la Passione.

In fondo, le Scritture parlavano chiaro del Messia e non si può certo negare che la santità della sua vita, oltre l'altezza dell'ufficio avuto da Dio stesso, non lo rendessero singolarmente perspicace e penetrante nel vero senso di quelle.

Senza contare la convivenza con Gesù e con Maria, benché s'ignori del tutto se proprio essi abbiano svelato l'infinito mistero dei loro dolori e più la Passione del Cristo.

Abbiamo, per il tema affidateci, una sola testimonianza certa nei rapporti di San Giuseppe e la Passione, del Signore.

Essa è costituita dalle parole che il vecchio Simeone rivolge alla Vergine: « Ecco, questi è posto per rovina e salvezza di molti in Israele, e come il segno della contraddizione.

Ed anche l'anima tua sarà trapassata dal coltello affinché di molti cuori siano svelati i pensieri ».

Parole che in confuso, almeno, sono il preannuncio d'una ostilità che raggiungerà il sangue, e che tosto spengono la gioia delle prime lodi ammirate sul Bambino salutato come il Messia promesso e il Salvatore della casa d'Israele.

Così San Giuseppe poté avere la confermazione di quanto aveva letto nella Legge.

Ma, anche a supporre che non gli fosse presente alla mente tutta l'atrocità delle sofferenze che attendevano « il Figlio del Fabbro », il divino pegno affidategli nella grazia dolce e gioconda della fanciullezza e della prima adolescenza, quest'oscuro presagio doveva già di per sé essere una ferita profonda nel cuore d'un uomo che non aveva altra ragione di vita che nella custodia del Verbo di Dio fatto carne, che moveva allora i primi passi quaggiù.

Fu dunque la meditazione di un dolore infissosi all'apice del suo cuore di padre e che doveva trarre forma e figura da ogni e qualsiasi sofferenza, non fosse altro che la vita stenta e rude del povero, la fatica della bottega, l'offesa quotidiana dell'opacità della materia contro gli splendori d'un'anima divina …

Ma vi erano le Sacre Carte. E che cosa vi leggeva?

Isaia non lesina i particolari dei patimenti del Messia.

Dio ne farà una vittima per tutti i peccati del mondo: « Il Signore ha posto su lui tutte le nostre iniquità … ».

E quel Dio che si ergeva vindice implicato anche d'una infrazione rituale, che non avrebbe fatto d'una vittima coperta dai peccati del mondo?

Davide prediceva il tradimento dell'oscuro uomo di Iscariot: « Quegli che con me divideva il mio pane, ha levato le sue calcagna contro di me ».

Zaccaria ne contava il prezzo: « Peseranno la mia ricompensa in trenta monete d'argento ».

Ogni profeta v'aggiunge i suoi particolari.

È l'agonia del Getsemani: « Il mio cuore è turbato fino a morirne ».

L'abbandono degli Apostoli al momento della Passione; falsi testimoni che gli si leveranno contro nell'iniquo giudizio; gli oltraggi, la flagellazione, la crocifissione fra i ladroni: « Hanno forato le mie mani e i miei piedi: hanno contato tutte le mie ossa ».

« Egli ha abbandonato l'anima sua alla morte ed è stato annoverato tra gli scellerati ».

E fino al supremo abbandono di Dio, al grido misterioso di quell'angoscia divina: « Dio, Dio, perché, mi hai abbandonato? ».

Ma quando sarebbero cominciati i grandi dolori del Messia?

Ogni viso camuso d'usuraio o di ladro, doveva essere quello di Giuda.

Ogni accidioso ciarliere, un sinedrita beffardo e incredulo.

Ogni fedele dappoco, un apostolo traditore o un tepido mentito amico …

C'era - sola - la serenità dei bimbi che con Lui crescevano e per Lui sarebbero stati redenti dopo la parentesi orribile del rinnegamento è del sangue.

Intanto, nella bottega, la pialla scorreva sul torto toppo dell'ulivo.

E il truciolo inanellandosi aveva i riflessi biondi dei capelli.

Ma la sega è il ceppo erano posti a croce.

E nel fuggevole sospiro della Vergine, Giuseppe sentiva l'affanno profondo d'una più compiuta e dolorosa attesa.