La nostra " Medaglia d'Oro " Umberto Visetti

B98-A6

17 Luglio 1941.

Carissimi Catechisti,

Spero vi sia giunta la mia precedente, dove vi davo notizia del combattimento da cui venni raccolto seriamente ferito, accanto alla salma del mio buon Generale Maletti, che cadde da eroe; il buon Pallotta pure è morto, e così Toesca, Gallo e tanti altri che avevano inviato la loro fraterna offerta per la « Casa di Carità Arti e Mestieri »; certo il Signore ha tenuto conto della loro buona volontà; a me rincresce di non poter più fare nulla per voi, in memoria del nostro serafico Fra Leopoldo che, di lassù certo mi ha protetto visibilmente, quando tante giovani vite mi cadevano intorno.

Ora sono prigioniero in un campo nel deserto; ma sono felice - come lo si può essere in tale condizione - e sereno; il Signore mi benedice e io posso rimanere tranquillo, quando tanti altri si agitano inutilmente; essere qui o là, non e indifferente, quando il Signore è con noi e si tende con tutte le nostre energie spirituali a fare la sua santa volontà?

Se il soldato, necessariamente, è morto, vive il cristiano, che ha il suo compito da assolvere, in mezzo a tanti fratelli che sono sofferenti.

La preoccupazione di questi rari giovani è la mancanza di notizie dalla famiglia.

Per me benedico la Divina Provvidenza, ma voi sostenetemi validamente con le vostre preghiere, perché prevedo che il sacrificio sarà lungo, e la natura è debole.

Chi sa che il Signore voglia risparmiarmi, perché in seguito io collabori con voi.

Ricordatemi al buon Fr. Teodoreto, Fratelli e amici tutti.

In Corde J.C.. aff.mo Umberto Visetti