Catechismo della Chiesa Cattolica

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II. La conversione e la società

1886 La società è indispensabile alla realizzazione della vocazione umana.

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Per raggiungere questo fine è necessario che sia rispettata la giusta gerarchia dei valori che « subordini le dimensioni materiali e istintive a quelle interiori e spirituali »:8

La convivenza umana deve essere considerata anzitutto come un fatto spirituale:

quale comunicazione di conoscenze nella luce del vero;

esercizio di diritti e adempimento di doveri;

impulso e richiamo al bene morale

e come nobile comune godimento del bello in tutte le sue legittime espressioni;

permanente disposizione ad effondere gli uni negli altri il meglio di se stessi;

anelito ad una mutua e sempre più ricca assimilazione di valori spirituali:

valori nei quali trovano la loro perenne vivificazione e il loro orientamento di fondo le espressioni culturali, il mondo economico, le istituzioni sociali, i movimenti e i regimi politici, gli ordinamenti giuridici e tutti gli altri elementi esteriori, in cui si articola e si esprime la convivenza nel suo evolversi incessante.9

1887 Lo scambio dei mezzi con i fini,10 che porta a dare valore di fine ultimo a ciò che è soltanto un mezzo per concorrervi, oppure a considerare delle persone come puri mezzi in vista di un fine, genera strutture ingiuste che « rendono ardua e praticamente impossibile una condotta cristiana, conforme ai comandamenti del Divino Legislatore ».11

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1888 Occorre, quindi, far leva sulle capacità spirituali e morali della persona e sull'esigenza permanente della sua conversione interiore, per ottenere cambiamenti sociali che siano realmente a suo servizio.

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La priorità riconosciuta alla conversione del cuore non elimina affatto, anzi impone l'obbligo di apportare alle istituzioni e alle condizioni di vita, quando esse provochino il peccato, i risanamenti opportuni, perché si conformino alle norme della giustizia e favoriscano il bene anziché ostacolarlo.12

1889 Senza l'aiuto della grazia, gli uomini non saprebbero « scorgere il sentiero spesso angusto tra la viltà che cede al male e la violenza che, illudendosi di combatterlo, lo aggrava ».13

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È il cammino della carità, cioè dell'amore di Dio e del prossimo.

La carità rappresenta il più grande comandamento sociale.

Essa rispetta gli altri e i loro diritti.

Esige la pratica della giustizia e sola ce ne rende capaci.

Essa ispira una vita che si fa dono di sé: « Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, chi invece la perde la salverà » ( Lc 17,33 ).

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8 Giovanni Paolo II, Centesimus Annus 36
9 Giovanni XXIII, Pacem in terris 35
10 Giovanni Paolo II, Centesimus Annus 41
11 Pio XII, discorso del 1 giugno 1941
12 Lumen gentium 36
13 Giovanni Paolo II, Centesimus Annus 25