Solitudine - Nell'esperienza degli Istituti Secolari

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La « compagnia » con Dio

di Augustina Marchetti Dori

L'uomo non è fatto per vivere da solo.

Nemmeno l'eremita.

Non si è creato da solo.

Non nasce da solo.

È stato creato da Dio.

Nasce dall'incontro di un uomo e di una donna.

Vive in relazione a Dio.

E in relazione alle altre creature.

La « compagnia con Dio » ( oltre che con le creature ) è dunque già nella natura stessa dell'uomo, nell'ordine della creazione.

È. Ma questo essere, questo « in atto », questo « di fatto » può restare sommerso al di sotto del nostro livello di coscienza, di conoscenza, di esistenzialità.

Abbiamo bisogno di aiutarci da noi stessi a scoprirlo, a percepirlo, a viverlo: un cammino di coinvolgimento, impegno, ascesi, esperienza.

Bisogno di essere aiutati dagli altri: nell'educazione, nella catechesi, nella comunità e nella comunione.

Non c'è niente di cui abbiamo tanto bisogno quanto di Dio.

Non c'è niente che in realtà conosciamo così dall'intimo come Dio.

Come lo cercheremmo, ne sentiremmo il bisogno, se non lo conoscessimo già in qualche modo?

C'è sempre, all'inizio di una vita secondo coscienza una qualche esperienza dell'Assoluto.

Come sapremmo di averlo a volte trovato, incontrato, se non sapessimo già in qualche modo e da sempre, nel fondo dell'intimo, che Egli è?

Nella nostra esistenza ci sono delle « finestre aperte » su Dio: la verità, la bellezza, l'amore.

Che - appassionandoci - hanno il potere di rivelarci noi stessi, gli altri, il mondo, Dio … e anche il potere di travolgerci.

Il cammino della mediazione, della rivelazione tra l'uomo e se stesso, gli altri, il mondo, Dio, si chiama: preghiera.

* * *

Rileggiamo l'esperienza di Elia, solo sulla montagna, dopo la strage dei profeti di Baal, a sua volta ricercato a morte: primo libro dei 1 Re 19,1-16.

« In cammino verso l'Oreb » Acab riferì a Gezabele ciò che Elia aveva fatto e che aveva ucciso di spada tutti i profeti.

Gezabele inviò un messaggero a Elia per dirgli: « Gli dei mi facciano questo e anche di peggio, se domani a quest'ora non avrò reso tè come uno di quelli ».

Elia, impaurito, si alzò e se ne andò per salvarsi.

Giunse a Bersabea di Giuda.

Là fece sostare il suo ragazzo.

Egli si inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto un ginepro.

Desideroso di morire, disse: « Ora basta, Signore! Prendi la mia vita perché io non sono migliore dei miei padri ».

Si coricò e si addormentò sotto un ginepro.

Allora, ecco un angelo lo toccò e gli disse: « Alzati e mangia! ».

Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia cotta su pietre roventi e un orcio d'acqua.

Mangiò e bevve, quindi tornò a coricarsi.

Venne di nuovo l'angelo del Signore, lo toccò e gli disse: « Su mangia, perché è troppo lungo per te il cammino ».

Si alzò, mangiò e bevve.

Con la forza datagli da quel cibo, camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l'Oreb.

L'incontro con Dio

Ivi entrò in una caverna per passarvi la notte, quand'ecco il Signore gli disse: « Che fai qui, Elia? ».

Egli rispose: « Sono pieno di zelo per il Signore degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti.

Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita ».

Gli fu detto: « Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore ».

Ecco, il Signore passò.

Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento.

Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto.

Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco.

Dopo il fuoco ci fu un mormorio di vento leggero.

Come l'udì Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all'ingresso della caverna.

Ed ecco, sentì una voce che gli diceva: « Che fai qui, Elia? ».

Egli rispose: « Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti.

Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita ».

Il Signore gli disse: « Su, ritorna sui tuoi passi verso il deserto di Damasco; giunto là, ungerai Hazaèl come re di Aram.

Poi ungerai leu, figlio di Nimsi, come re di Israele e ungerai Eliseo figlio di Safàt, di Abel-Mecola, come profeta al tuo posto ».

Questa esperienza di Dio vissuta dal profeta Elia, solo sul monte Oreb, sembra dirci: anche nelle circostanze più turbinose e violente della vita, anche nelle solitudini più conflittuali e dolorose, non manca a Dio la possibilità di farsi vicino a noi, di conversare con noi nell'intimità, come tra cenni e sussurri, se solo ci si ferma in ascolto del « vento leggero ».

* * *

Rileggiamo la preghiera della regina Ester, nel momento del massimo pericolo per lei e per il suo popolo: dal libro di Est 4,17.

« Preghiera di Ester »

Anche la regina Ester cercò rifugio presso il Signore, presa da un'angoscia mortale.

Si tolse le vesti di lusso e indossò gli abiti di miseria e di lutto; invece dei superbi profumi si riempì la testa di ceneri e immondizie.

Umiliò molto il suo corpo e con i capelli sconvolti si muoveva dove prima era abituata agli ornamenti festivi.

Poi supplicò il Signore e disse: « Mio Signore, nostro re, tu sei unico! Vieni in aiuto a me che sono sola e non ho altro soccorso se non te, perché un grande pericolo mi sovrasta …

Dio, che su tutti eserciti la forza, ascolta la voce dei disperati e liberaci dalla mano dei malvagi; libera me dalla mia angoscia! ».

Dove, in brevi essenziali espressioni, emerge con estrema evidenza:

- per Ester, Dio è il suo Signore, l'assoluto, il tutto

- per l'intero suo popolo Dio è re, salvatore benefico

- la relazione con lui è unica, essenziale, risolutrice.

* * *

Rileggiamo le Lodi a Dio Altissimo di Francesco d'Assisi:

« Tu sei santo, Signore Dio unico, che compi meraviglie.

Tu sei forte. Tu sei grande. Tu sei altissimo.

Tu sei Re onnipotente, tu Padre santo, Re del cielo e della terra.

Tu sei Trino e Uno, Signore degli dèi.

Tu sei bene, ogni bene, sommo bene, Signore Dio, vivo e vero.

Tu sei amore, carità.

Tu sei sapienza. Tu sei umiltà.

Tu sei pazienza.

Tu sei bellezza. Tu sei sicurezza. Tu sei quiete.

Tu sei gaudio e letizia. Tu sei speranza nostra.

Tu sei giustizia. Tu sei temperanza.

Tu sei ogni nostra sufficiente ricchezza.

Tu sei bellezza. Tu sei mansuetudine.

Tu sei protettore. Tu sei custode e difensore nostro.

Tu sei fortezza. Tu sei refrigerio.

Tu sei speranza nostra.

Tu sei fede nostra.

Tu sei carità nostra.

Tu sei completa dolcezza nostra.

Tu sei nostra vita eterna, grande e ammirabile Signore, Dio onnipotente, misericordioso Salvatore ».

Non è certo una « preghiera » che si possa « recitare » tutta d'un fiato.

Sono parole reduci dalla contemplazione di giorni e notti, nella grotte e nelle selve, nelle strade e nei deserti, una vita intera.

Parole umane che, ripetendosi, differenziandosi, articolandosi, tentano di abbracciare in qualche modo un Dio che è « cosa buona » e fa buone tutte le cose, un Dio altissimo e vicinissimo, un Dio che è fonte di vita eterna; parole umane che tentano di abbracciare e di lasciarsi attrarre, trasformare.

Parole reduci dalla contemplazione di giorni e notti, che a loro volta possono alimentare, una ad una, come gocce sulla terra assetata, giorni e notti di « compagnia con Dio ».

* * *

Insomma, è vero che la mia vita è solo « mia », la mia vita sono io stessa.

Solo io sono io, unica irripetibile immagine.

E tuttavia di questa vita non sono padrona, l'ho ricevuta da Dio, è lui solo che me la può togliere o trasformare.

Nonostante che Dio sia l'assolutamente « altro » da ogni cosa creata, con niente e nessuno come lui ho un legame così intimo ed essenziale, con niente e con nessuno sono una cosa sola - vita da vita - come con lui.

Solitudine, dove sei?

La solitudine « da Dio » « senza Dio » di per sé non esiste.

Ma per sentire questo, per viverlo occorre la preghiera, l'ascolto, la relazione con Dio nel profondo di noi stessi.

« Perché Dio è ciò che abbiamo di più profondo, ciò che siamo nel più profondo …

Dio dice: 'Io sono' e noi rispondiamo: 'Io sono tuo, nato dal tuo essere, dalla tua vita, dalla tua razza …'

'In Lui abbiamo la vita, il movimento e l'essere' ».

L'autrice ringrazia vivamente il padre Carlo d'Andrea ofm, alla cui predicazione dei corsi O.R. in Roma, ha largamente attinto.

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