Maestro di vita oltre la scuola

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La sua carità

L'umiltà e la carità sono le virtù che orientano l'uomo verso la sicura perfezione, facilitando l'acquisto d'ogni altra virtù.

La carità poi emerge in modo specialissimo, come ripetutamente e con vigore confermano gli Apostoli Giovanni e Paolo: «Fratelli, amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore viene da Dio, e chi ama è nato da Dio e conosce Dio.

Colui che non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è Carità» ( 1 Gv 4,7 ).

«Se c'è pertanto qualche consolazione in Cristo, se c'è conforto che deriva dalla carità, se c'è qualche comunanza di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con l'unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con i medesimi sentimenti.

Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ognuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso.

Non cerchi ciascuno il proprio interesse, ma quello degli altri» ( Fil 2,1-4 ).

Fratel Teodoreto aveva meditato profondamente questi ammonimenti per sé e per i suoi Catechisti.

Li volle associati sotto l'insegna assai significativa e programmatica di Unione e affidò loro l'unica preghiera da lui espressamente composta: quella «per ottenere la carità fraterna».

L'ardente amore l'aveva fatto grande agli occhi di Dio, la carità fraterna gli aveva guadagnato l'animo del prossimo.

A Confratelli e Catechisti soleva ripetere: «L'amore si dimostra coi fatti».

E Lui per primo ne dava esempio.

Eccone alcune testimonianze:

«L'amor di Dio che ardeva nel suo cuore» dice Fr. Arcangelo Tagini, che di carità se ne intendeva «si trasformava secondo il desiderio del Signore in un grande, tenero amore per il prossimo.

L'animo suo delicato, gioiva con chi godeva e si rattristava con chi soffriva.

Ricordo, in tempo di guerra, la sua commozione al pensiero di tanti che non avevano di che sfamarsi.

Durante il periodo della guerra egli raccoglieva in Comunità gli avanzi del pane e d'altro per portarlo ai poveri, e sovente si privava egli stesso.

Diversi Fratelli ne seguivano l'esempio, giacché Fr. Teodoreto, pur di poche parole, era un trascinatore nel bene con la sua virtù calma e costante».

I poveri erano i suoi preferiti.

Se era necessario se li prendeva anche sotto braccio.

«Essendosi ammalato un buon vecchio che, come custode, dormiva sulla tribuna della Chiesa di S. Pelagia, Fr. Teodoreto, chiesto il permesso e il denaro occorrente al Direttore lo accompagnò sorreggendolo fino al tram e poi all'ospedale, ove si diede attorno per farlo ricoverare immediatamente; e vi riuscì, godendovi la stima e la simpatia di tanti».

Vedremo inoltre - più avanti - che l'Unione Catechisti, dietro sua ispirazione, aderì all'Opera chiamata Messa del Povero in cui si radunano gli accattoni, non solo per ascoltare la Messa domenicale, e per ricevere una buona parola, ma anche per essere rassettati nella persona, ricevere un piatto di minestra, il pane e, nelle solennità anche qualcosa d'altro: un bicchiere di vino, un po' di companatico, indumenti...

Fr. Teodoreto considerava tutto ciò come uno dei segni dell'avvicinarsi del Regno di Dio, la predicazione cioè, del Vangelo ai poveri.

Dove però maggiormente risaltava la sua carità e disponibilità era con i Confratelli.

«In Comunità, la sua vita di continuo raccoglimento e di silenzio, lo faceva apparire piuttosto austero; tuttavia bastava parlargli per trovare in lui tanta dolcezza sorridente e premurosa.

Non era quasi mai il primo a parlare; ma per evidente motivo di carità, sapeva interpretare largamente la Regola del silenzio, quando gli si rivolgeva la parola.

Accoglieva volentieri lo scherzo e il motto di spirito, ridendo d'un riso aperto e comunicativo».

La sua carità fraterna non aveva i difetti della umana sensibilità.

Essa infatti attirava i cuori con tale sincerità che, mentre tutti conquistava nella simpatia, per una segreta azione di Dio, tutti teneva vincolati nell'affetto, senza però legare nessuno esternamente: libertà questa dell'amore santo!

Una preferenza, se possiamo dire così, egli la usava per i Fratelli ammalati.

Questi erano per lui la presenza di Dio sensibile nella sua casa.

Durante gli anni ( e furono parecchi ) durante i quali esercitò anche l'ufficio d'infermiere della Comunità, tutti si accordano nell'esaltare le premure squisite di cui circondava i malati, prendendo cura del loro corpo e della loro anima.

«Nel gennaio 1923» riferisce Fr. Agapito Carlo «fui colpito da paratifo.

Fr. Teodoreto veniva più volte al giorno a vedermi: s'interessava delle mie condizioni e nel lasciarmi, sempre mi confortava con pensiero di fede.

Durante il decorso della malattia, provvide ad accompagnare da me più volte il Confessore della Comunità, e a far in modo ch'io potessi ricevere la S. Comunione».

E Fratel Fulgenzio dice: «In quell'anno, caddi ammalato piuttosto seriamente, tanto da dover essere vegliato di notte.

Sovente mi vedevo accanto Fr. Teodoreto, col suo sorriso e con la sua bontà, a farmi da infermiere.

Mi somministrava le medicine, mi porgeva da bere, mi raggiustava le coperte, proprio come una buona mamma.

Sovente veniva a far la lettura spirituale al mio capezzale...

Lo vedo ancora seduto su una sedia a poltroncina, passare la notte nella mia cameretta, assopirsi alquanto, ma sempre pronto ad ogni piccolo lamento, ad avvicinarmisi per porgermi qualcosa di confortevole».

Vi erano nel Fr. Teodoreto anche quelle che chiameremmo le piccole occasioni della carità, anzi le piccole cose della carità.

In essa, sia come inferiore che come superiore, egli fu eminente: accoglieva abitualmente tutti con un amabile sorriso; si affrettava ai piccoli servigi; correggeva tacitamente gli errori e le dimenticanze altrui...

Cosi anche la sua austerità e fermezza, per chi lo conosceva, assumevano il volto della amabilità.

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