Summa Teologica - I-II

Articolo 2 - Se l'ignoranza sia un peccato

Supra, q. 84, a. 1, ad 2; a. 5; II-II, q. 53, a. 2, ad 2; In 2 Sent., d. 22, q. 2, a. 1; d. 42, q. 2, a. 2, sol. 3, ad 3; In 4 Sent., d. 9, a. 3, sol. 2, ad 1; De Malo, q. 3, a. 7; Quodl., 1, q. 9, a. 3; In 3 Ethic., lect. 11

Pare che l'ignoranza non sia un peccato.

Infatti:

1. Come sopra [ q. 71, a. 6 ] si è visto, « il peccato è una parola, un'azione o un desiderio contro la legge di Dio ».

Ora, l'ignoranza non implica atto alcuno, né interno né esterno.

Quindi l'ignoranza non è un peccato.

2. Il peccato si oppone più direttamente alla grazia che alla scienza.

Ora, se la privazione della grazia non è un peccato, ma una punizione conseguente al peccato, non può essere peccato l'ignoranza, che è una privazione di scienza.

3. Se l'ignoranza è peccato, lo è solo in quanto è volontaria.

Ma se è peccato in quanto volontaria è chiaro che il peccato sta più nell'atto stesso del volere che nell'ignoranza.

Perciò l'ignoranza non può essere un peccato, ma piuttosto una sua conseguenza.

4. Qualsiasi peccato viene cancellato con la penitenza; e all'infuori del peccato originale non c'è un peccato di cui passi il reato ma non l'attività.

L'ignoranza invece non è tolta con la penitenza, ma rimane in atto anche dopo che si è tolto il reato con la penitenza.

Perciò l'ignoranza non è un peccato, a meno che non sia quello originale.

5. Se l'ignoranza stessa fosse un peccato, uno peccherebbe attualmente nel tempo in cui essa rimane.

Ma l'ignoranza rimane di continuo.

Quindi l'ignorante peccherebbe di continuo.

Ma ciò è falso, poiché in tal caso l'ignoranza sarebbe il più grave dei peccati.

Perciò l'ignoranza non è un peccato.

In contrario:

Tutto ciò che merita una pena è un peccato.

Ma l'ignoranza merita una pena, poiché sta scritto [ 1 Cor 14,38 ]: « Se qualcuno ignora, sarà ignorato ».

Quindi l'ignoranza è un peccato.

Dimostrazione:

L'ignoranza si distingue dalla nescienza per il fatto che quest'ultima è una semplice negazione di scienza: per cui chiunque non sa una cosa può essere detto nesciente.

E in questo senso Dionigi [ De cael. hier. 7,3; cf. De eccl. hier. 6,3,6 ] ammette la nescienza negli angeli.

Invece l'ignoranza implica una carenza di conoscenza: è cioè la mancanza di quelle nozioni che uno può e deve avere.

Ora, uno è tenuto a sapere ciò che è indispensabile per compiere rettamente le azioni dovute.

Perciò tutti sono tenuti a conoscere in generale le verità della fede e i precetti universali del diritto; ciascuno poi è tenuto a conoscere i doveri del proprio ufficio.

Ci sono invece delle cose che uno potrebbe anche conoscere, ma non è tenuto a sapere, eccetto particolari circostanze: p. es. i teoremi della geometria e i singolari contingenti.

Ora, è evidente che fa un peccato di omissione chiunque trascura di avere o di compiere quelle cose che è tenuto ad avere o a compiere.

Quindi l'ignoranza di ciò che si è tenuti a conoscere è un peccato, a causa della negligenza.

Non si può invece attribuire a negligenza l'ignoranza di quanto non si può conoscere.

Per cui quest'ultima ignoranza è detta invincibile: in quanto cioè è impossibile vincerla col nostro impegno.

Non essendo quindi volontaria, per l'impossibilità che abbiamo di allontanarla, questa ignoranza non è peccato.

Dal che si conclude che l'ignoranza invincibile non è mai un peccato; e l'ignoranza vincibile è un peccato se si tratta di cose che uno è tenuto a sapere; non invece se si tratta di cose che uno non è tenuto a sapere.

Analisi delle obiezioni:

1. Come si è già spiegato [ q. 71, a. 6, ad 1 ], l'espressione « parola, azione o desiderio » abbraccia anche le negazioni correlative, secondo che l'omissione è anch'essa un peccato.

E così rientra nella definizione suddetta del peccato anche la negligenza che rende peccaminosa l'ignoranza, in quanto uno trascura ciò che doveva dire, fare, o desiderare per l'acquisto della debita scienza.

2. Sebbene la privazione della grazia non sia un peccato in se stessa, tuttavia può presentarsi come un peccato per la negligenza nel prepararsi alla grazia, esattamente come l'ignoranza.

Con questa differenza, però: che mentre l'uomo può acquistare la scienza con i propri atti, non può invece acquistare con essi la grazia, che è un dono di Dio.

3. Come nel caso della trasgressione positiva il peccato non sta soltanto nell'atto del volere, ma anche nell'atto voluto che è comandato dalla volontà, così nel peccato di omissione non è peccato il solo atto della volontà, ma anche l'omissione, nella misura in cui è volontaria.

E in questo modo è peccato anche la negligenza nell'apprendere, o nel considerare.

4. Sebbene l'ignoranza, dopo che la penitenza ha tolto il reato, resti come privazione di scienza, non resta tuttavia la negligenza che la rende peccaminosa.

5. Come per gli altri peccati di omissione, si pecca di ignoranza soltanto in quel tempo in cui il precetto affermativo obbliga.

Perciò l'ignorante non pecca di continuo, ma solo nel tempo in cui è tenuto ad acquistare la scienza dovuta.

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