2 Corinzi

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Pasquale Coletta

Per ricostruire esattamente l'ambiente storico di questo scritto, mancano troppi elementi.

Alcune delle notizie storiche da esso forniteci mancano negli Atti.

Questi, ad esempio, parlano espressamente solo di due viaggi di Paolo a Corinto: quello della fondazione di quella comunità e un secondo, ambedue ricordati nella lettera.

Ma questa ci parla anche di un terzo viaggio ( 1,23-2,1; 12,14; 13,1s ) di cui non conosciamo ne le circostanze precise che lo determinarono né il tempo.

Qui viene menzionata ancora con insistenza ( 2,3.4.9; 7,8.9.12 ) una lettera scritta « tra molte lacrime, in grande afflizione e angoscia di cuore ».

Non sappiamo se Paolo si riferisca alla 1 Cor. o ad altra lettera.

Ancora, la nostra lettera parla spesso ( 2,5-10,7.12 ) di un « offensore » e di un « offeso ».

Anche in questo caso non sappiamo se riferirci al caso dell'incestuoso della 1 Cor 5 oppure a qualche altro fattaccio successo nel tempo che passa tra la 1 Cor. e la nostra.

Nelle note, volta per volta, il lettore troverà dilucidati questi brani oscuri.

Di assolutamente certo sappiamo solo che Paolo lasciò Efeso dopo la sommossa degli orefici ( At 19,23-40 ) ; si recò a Troade dove aspettò inutilmente ( 2 Cor 2,12-13 ) il ritorno di Tito mandato a Corinto per una missione importante, lo incontrò invece in Macedonia dove era andato ad aspettarlo ( 2 Cor 7,5-7 ).

Tito fu latore di buone notizie: la comunità di Corinto era tornata nella calma e « l'offensore » ( l'incestuoso o un altro ) era stato punito ( 2 Cor 1,6 ).

Paolo rimandò Tito a Corinto per organizzare la colletta per i poveri di Gerusalemme ( 8,16-24 ).

Circa la data della lettera i precedenti elementi ci orientano verso l'autunno del 57 o il principio del 58.

Non pare comunque che debba essere posto un lungo intervallo dalla 1 Cor.

La Macedonia dove Paolo s'incontrò con Tito può ben essere il luogo di composizione.

Nessuno più nega l'autenticità della lettera, mentre le discussioni sulla sua unità pare che non vogliano finire.

Si possono tralasciare 6,14-7,1 in quanto ormai non sollevano più tante difficoltà.

Per i cc. 8-9, solo una minoranza di critici ha dubitato della loro appartenenza alla presente lettera e le loro opinioni sono sorpassate.

Non si può dire lo stesso dei cc. 10-13.

Secondo un'antica ipotesi questi quattro capitoli sarebbero la lettera scritta nelle lacrime di cui si parla in 2,3.4.9; 7,8.9.12 e sarebbero quindi anteriori per tempo ai primi nove.

Il lettore potrà convincersi della improbabilità di questa opinione leggendo i detti capitoli.

Più che di lacrime essi sono pieni di collera, d'indignazione, di ironia.

Nessuna parola si fa « dell'offensore e dell'offeso » quantunque Paolo avesse pianto per l'offesa!

Secondo un'altra ipotesi i cc. 10-13 apparterrebbero a un'altra lettera di Paolo, perciò avremmo: un primo scritto attualmente perduto; un secondo, corrispondente alla 1 Cor. canonica; un terzo, la lettera « delle lacrime » pure perduta; un quarto corrispondente alla 2 Cor. canonica, e un quinto corrispondente ai nostri cc. 10-13 scritti a causa degli attacchi violenti fatti dai giudaizzanti a Tito mentre faceva la colletta.

L'ipotesi spiegherebbe il cambiamento di tono dai cc. 1-9 a 10-13 e risolverebbe tante difficoltà.

Ma si tratta di una costruzione senza fondamento storico plausibile, per cui si può concludere per l'unità della nostra lettera secondo l'unanime consenso dei critici cattolici e di non pochi acattolici.

La dottrina della lettera è molto alta ed è un compendio delle principali verità cristiane: Trinità, missione dello Spirito Santo, divinità di Gesù Cristo e sua incarnazione nell'umiltà.

Il Cristo e la sua sposa, la Chiesa, dominano i pensieri di Paolo.

È viva l'idea della comunione dei santi e della cattolicità.

Belle sono alcune pagine sulla magnificenza della nuova alleanza e sulle grandezze e tribolazioni del ministero apostolico.

Lo stile di questa seconda lettera riflette lo stato d'animo agitato dell'apostolo.

Gli ultimi capitoli rivelano una vigorosa eloquenza.

Conferenze

Don Federico Tartaglia

Lettera 2 Corinzi

Card. Gianfranco Ravasi

Noi fungiamo da ambasciatori per Cristo

Cristo da ricco che era si è fatto povero per voi


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