1 Tessalonicesi

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Francesco Spadafora

Cronologicamente queste sono le prime due lettere scritte dall'apostolo San Paolo a pochi mesi di distanza l'una dall'altra.

1. La prima lettera trae occasione da un rapporto fatto a Paolo da Timoteo ( su questo personaggio At 16,1ss ) sullo stato della comunità di Tessalonica ( oggi Salonicco ).

L'apostolo aveva predicato a Tessalonica insieme con Sila ( At 16,22.40 ) durante il suo secondo viaggio apostolico incominciato nei primi mesi del 50.

C'era a Tessalonica ( nota ad At 17,1 ) una sinagoga di Giudei, a questi, per tre sabati, aveva esposto le S. Scritture, deducendo e dimostrando da esse che Gesù era il Messia aspettato da Israele, fermandosi specialmente sulla sua morte e risurrezione.

Alcuni Giudei soltanto avevano creduto e si erano uniti a Paolo e a Sila; ma invece avevano creduto « un bei numero di pagani credenti in Dio e non poche dame dell'alta società » ( At 17,4 ).

Ciò aveva reso furiosi i Giudei e ne era sorta un'aspra lotta di cui At 17,5-9 ci raccontano l'episodio più clamoroso e l'epilogo.

Paolo e Sila avevano dovuto fuggire.

L'apostolo si era poi fermato a Berea, una cittadina vicina, con la speranza di poter ritornare a Tessalonica, o per lo meno di curar da vicino lo sviluppo della nuova comunità.

Ma i Giudei erano andati a ripetere a Berea il chiasso di Tessalonica, e Paolo, lasciati sul posto i suoi collaboratori, aveva dovuto allontanarsi ad Atene ( At 17,1-15 ).

La lettera contiene chiari accenni a queste vicende.

Paolo e i suoi collaboratori subirono a Tessalonica prove esterne, sofferenze ed oltraggi ( 2,2 ).

E non solo i predicatori, ma gli stessi convertiti subirono persecuzioni e violenze ( 1,6 ) che continuarono accanite ( 2,14 ss ) e tennero Paolo in ansia: egli vuoi tornare, non riuscendovi, manda Timoteo per tener saldi nella fede i cristiani ( 3,2-8 ).

Di tribolazioni parla ancora 2 Ts 1,4-6.

I Giudei dunque, essendo riusciti a scacciare l'apostolo dopo tre settimane circa, senza avergli permesso di portare a termine il suo insegnamento sulle verità del cristianesimo ( 3,10 ), sperano ora di cancellare ogni traccia della sua opera.

Perciò, oltre alla violenza, ricorrono alla menzogna e alla calunnia.

Cercano di infangare la figura dell'apostolo, rappresentandolo come un ciarlatano, un vanitoso in cerca di novità per soddisfare il suo orgoglio, un vile che ha lasciato nei guai quanti gli hanno creduto, scappando dopo i primi torbidi.

Paolo seppe di queste calunnie da Timoteo, che, mandato da Atene a Tessalonica e compiuta la missione, lo raggiunse direttamente a Corinto.

Timoteo portò notizie consolanti: i neo-convertiti, sostenuti visibilmente dalla grazia divina, rimanevano fermi nella fede e praticavano esemplarmente la carità, nonostante le prove e persecuzioni.

Ciò determina anche il contenuto della lettera.

Dopo il saluto, che è un augurio e una benedizione ( 1,1 ).

Paolo difende con grande fierezza l'onore del suo ministero, come in Gal. e 2 Cor.

I fedeli di Tessalonica, a differenza dei Galati, rimangono tuttora fortemente affezionati ( 3,6ss ) a Paolo, che intreccia le più grandi lodi per essi alle affermazioni più recise in sua difesa.

Contro coloro che vogliono fare di lui un ciarlatano ricorda ( 1,5 ) i miracoli, i segni palesi dello Spirito Santo che hanno accompagnato la sua predicazione ( 2,2 ) e il grande risultato ottenuto ( 1,6-9 ).

Egli ha agito sempre con la più retta intenzione, badando a compiere soltanto la volontà del Signore tra continue sofferenze e umiliazioni ( 2,1-6 ).

Il suo disinteresse è tale che, pur avendo diritto al sostentamento da parte dei fedeli, ha sempre voluto procurarlo a sé e ai collaboratori col suo lavoro manuale di fabbricante di tende ( 2,7 ).

A ciò lo spinge un motivo soprannaturale ( 1 Cor 9,7-18 ) e non una diffidenza verso i suoi diletti fedeli con i quali si è comportato come una nutrice e un padre ( 2,8-11 ).

Questo affetto è rimasto immutato: non è vero che egli sia fuggito pensando a sé e abbandonando gli altri al loro destino ( 2,13; 3,1-13 ).

Egli tentò due volte di ritornare in mezzo a loro, ma Satana glielo impedì.

Non riuscendo pertanto a farlo personalmente, mandò Timoteo, al cui ritorno l'apostolo si sente rivivere ( 3,8 ).

Ripete il ringraziamento all'Altissimo e le lodi ai fedeli, porgendo loro i voti del cuore.

Qui termina la parte principale ed unitaria della lettera ( cc. 1-3 ).

Il resto ( cc. 4-5 ) sono raccomandazioni pratiche, varie e distinte, brevi e brevissime che si susseguono senza costituire un insieme organico.

Non sembra difficile, da quanto detto sopra, assegnare come data di composizione della nostra lettera l'inizio dell'apostolato di Paolo a Corinto, nella primavera del 51 o del 52.

Conferenze

Don Federico Tartaglia

Lettera 1 Tessalonicesi

Don Silvio Barbaglia

Prima lezione

Seconda lezione

Terza lezione

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