Gli aspetti della preghiera

Scheda N° 6

Pregare come Gesù

Pregare nel nome di Gesù significa anzitutto pregare come lui, considerandolo come modello perfetto.

Vero uomo che ha vissuto una vita terrena intessuta delle nostre stesse situazioni concrete, ha espresso a suo Padre la preghiera " cristiana " rigorosamente perfetta.

Ha lodato il Padre, lo ha supplicato per sé e per noi, ha sussultato con gemiti e persino " gridato " di fronte a lui ( Eb 5,7 ).

Si tratta di entrare in questa preghiera squisitamente filiale, di riprodurne non soltanto le formule meravigliose che ci vengono riferite dal Vangelo ( il Padre nostro, la preghiera sacerdotale ), ma più ancora le intenzioni e i sentimenti profondi.

Ecco perché lo studio del Vangelo è cosi prezioso per nutrire e orientare la nostra preghiera.

Pregare con Gesù

Ma c'è di più.

Pregare nel nome di Gesù significa anche pregare con lui, " per ipsum et cum ipso ".

La sua preghiera filiale infatti non stata interrotta dalla morte.

Nella gloriosa vicinanza al Padre, la continua. Non cessa di essere attuale.

È una verità fondamentale, così come ci viene formalmente attestato.

Nel cenacolo Gesù promette ai suoi apostoli:

" Pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore " ( Gv 14,16 ).

E la Chiesa primitiva nella bocca di Giovanni e di Paolo, afferma che Gesù è il nostro Avvocato di fronte al Padre ( cfr. 1 Gv 2,1 ), che sta alla sua destra e intercede per noi ( Rm 8,34 ), che è sempre vivo per interpellarlo in nostro favore ( Eb 7,25 ).

Si tratta perciò non soltanto di riprendere la sua preghiera passata, ma di unirci alla sua preghiera presente, appellandoci di fronte al Padre ai suoi meriti infiniti e alla sua potenza.

Ciò è motivo di assoluta fiducia che anima tutta la Chiesa particolarmente nella preghiera " ufficiale " delle Ore:

la Chiesa sa che la propria preghiera di Sposa viene sostituita e fatta propria dal suo Sposo, il Figlio diletto che il Padre esaudisce sempre.

Pregare in Gesù

Ma occorre sfruttare la pienezza dell'espressione: " Pregare nel nome di Gesù ".

Essa significa in fondo che dobbiamo pregare in lui e, lui in noi: " in ipso ".

Egli infatti non è soltanto alla destra del Padre, ma è anche vivo nella sua Chiesa e in ciascuno dei suoi membri.

Nella misura che il battezzato diventa una cosa sola con il suo Signore, come il tralcio con il tronco ( " Rimanete in me, come io rimango in voi " Gv 15,4 ), potrà pregare la preghiera di Cristo 

- non gli viene forse data come gli vengono date le sue, parole o la sua gioia?

( cfr. Gv 15,7.11 ) - e deve lasciare che Cristo preghi realmente in lui e prolunghi in lui il suo slancio verso il Padre.

" Cerca di non dire, nulla senza di lui e lui non dirà nulla senza di te ", esclama sant'Agostino nel suo celebre commento al Salmo 86.

" Cerca di non dire nulla senza di lui ": non è una cosa spontanea.

Spontaneamente, non è forse l'uomo vecchio che prega in noi?

e nel proprio nome con visuali più o meno egoistiche?

Se pregare " cristianamente " significa pregare " nel nome del Figlio Gesù ", vuol dire che occorre perdere la propria anima mercenaria senza compromessi, la propria anima farisaica, avida interiormente di mettere Dio a propria disposizione e a proprio vantaggio, per acquistare un'anima filiale, dimentica di sé, desiderosa di mettersi a disposizione di Dio e del suo disegno.

È un compito duro, certamente impossibile all'uomo " carnale " senza l'impulso dello Spirito.


da J. Aubry, "Figli in comunione espressa col Padre"