Malachia

Indice

G. Rinaldi

Il nome dell'A. di questo libro è desunto dal primo v.: Parole di Jahve a Israele per mezzo di Malachia.

La parola Malachia vuoi dire il mio messaggero : la si ritrova in 3,1, dove si riferisce al precursore del Messia.

Il traduttore greco nel titolo 1,1 tradusse il suo messaggero, avendo nel testo una piccola differenza.

Essendo impossibile che il titolo sia formato, come vorrebbero alcuni studiosi moderni, con una frase detta da Dio, Parole... per mezzo del mio messaggero, ed essendo improbabile che la forma greca, per mezzo del sito messaggero, sia quella originaria perché l'intestazione è per sua natura l'indicazione dell'A. per nome proprio, bisogna ammettere che Malachia nell'intenzione di chi scrisse la frase è un nome proprio: se a ragione o per aver a torto creduto che così fosse il profeta designato in 3,1, è discutibile.

L'opera fu composta all'epoca di Esdra e Neemia, come mostrano molti indizi, per es. la questione dei matrimoni di Giudei con donne straniere, e dei ripudi ( nota a 2,10 ).

Si occupa di problemi religioso-morali molto importanti per la comunità giudaica ricostituita dopo l'esilio, generalmente in forma di correzioni o rimproveri per certi abusi: matrimoni misti ( 2,10-16 ), decime ( 3,6-12 ) e specialmente a proposito di certi sacrifici ( 1,6-2,9 ), che offrono occasione al profeta di annunciare un sacrificio nuovo, in cambio di quelli levitici ( 1,11 ).

Alla fine ci sono anche passi di contenuto escatologico: preannuncio del giorno di Jahve, in quanto giorno di dolore ( 2,11-3,5 ) e di gaudiose vittorie ( 3,13-21 ).

Stilisticamente il breve scritto è assai originale: ricorre spesso a un procedimento che potremmo chiamare di « correzione » ( diverso da quello del « rimprovero » degli antichi profeti ), nel senso che impartisce i suoi insegnamenti come correzioni a detti riprovevoli, che vengono citati, rinfacciati, rifiutati, siano reali o siano formulati dal profeta stesso, come indicazione della convinzione che si rivela nella condotta degli avversari.

Dal punto di vista dottrinale, oltre ciò che riguarda i sacrifici e i matrimoni misti, è importante il senso diffuso dell'immutabile giustizia di Dio e dell'universalismo della vera religione.