Galati

Leone Algisi

È una delle lettere più evidentemente paoline.

Quasi unanimemente la critica moderna vede, tanto nel pensiero della lettera come nel suo stile e vocabolario, i segni autentici dell'opera letteraria del grande apostolo e si trova con ciò in accordo con la tradizione più antica che ha le sue prime voci in S. Ireneo, il Frammento Muratoriano, Clemente Alessandrino, Tertulliano, scrittori del II-III sec.

I destinatari della lettera sono i Galati, discendenti da quelle popolazioni di origine celtica che, emigrate dalla Gallia verso l'Oriente intorno al 280 a. C., attraversarono l'Illiria, la Grecia, la Tracia e l'Ellesponto arrivando, sia pure in bande molto ridotte, nel centro dell'Asia Minore dove s'installarono, dopo guerre furiose, specialmente in Frigia, Cappadocia e Paflagonia, facendo loro capitale Ancira ( oggi Ankara ).

La regione da essi abitata ( chiamata appunto Galazia ) ebbe ben presto a che fare con l'impero romano e verso il 25 a. C. divenne difatti una provincia romana, estendendosi però notevolmente verso il sud dell'Asia minore fino ad incorporare regioni ( Licaonia, Pisidia, Panfilia ), città ( Antiochia Pisidia, Listra, Derbe, Iconio ) e popolazioni che nulla avevano a che fare con gli antichi Galati.

Queste ultime regioni, parte ormai della Galazia politica, furono evangelizzate da Paolo già fino dal suo primo viaggio missionario ( At 13,13-14,25 ) e visitate anche agli inizi del secondo ( At 16,1 ).

Probabilmente non è però ad esse che Paolo indirizza il suo scritto, bensì alle Chiese dell'antica Galazia fondate in occasione del secondo viaggio missionario ( At 16,6 ) e visitate di nuovo durante il terzo ( At 18,23 ).

Gli Atti degli apostoli, è vero, non ci danno particolari sull'evangelizzazione di questa regione, ma è nella natura di questo scritto di non essere una descrizione esauriente dell'attività di Paolo.

Quando l'apostolo chiama i suoi lettori « Galati » ( Gal 3,1 ) adopera probabilmente una denominazione etnica che si adatta solo alle località dell'antica e ristretta circoscrizione galatica.

Si vede poi dal tono della lettera che Paolo s'indirizza a delle Chiese che non possono essere localizzate in una vasta regione.

Esse si trovano con Paolo in una relazione molto precisa, sia per il ricordo del suo apostolato che per i rimproveri che loro indirizza, e stanno inoltre attraversando una crisi di natura particolare circoscritta a una località.

Sull'occasione dell'apostolato di Paolo in questa regione ci illumina, se pur di poco, Gal 4,12-15; una malattia ha fatto arrestare l'apostolo in Galazia.

Non sappiamo però precisare il genere del morbo, che dovette naturalmente essere di natura tale da permettere l'esercizio di una notevole attività.

È comunque certo che l'accoglienza fatta dai Galati a Paolo fu una straordinaria manifestazione di stima e affetto ( Gal 4,14s ).

Occasione dello scritto fu la necessità che si impose a Paolo di difendere la sua persona e la sua opera d'apostolo, minacciata in queste Chiese da mestatori giudaizzanti.

I suoi eterni nemici, se pur fratelli di fede, che lo seguivano dappertutto ( At 15,1.7; At 20,29s; At 21,21 ), approfittando della sua assenza, avevano fatto opera sovvertitrice attaccando la sua autorità apostolica e il cuore della sua dottrina, che concepiva il cristianesimo come religione nuova in cui la circoncisione e le prescrizioni della legge mosaica ( sabato, feste ecc. ) non avevano più ragione di sussistere.

Paolo chiama i suoi avversari « quelli della circoncisione » e il loro intento è di costringere anche i pagani convertiti a « giudaizzare » ( Gal 1,14 ).

È difficile identificarli e si è ceduto troppo alla fantasia volendovi vedere degli emissari di Pietro e di Giacomo.

Sono probabilmente degli antichi farisei convertiti ( At 13,5 ).

Più importante è comprendere che essi insegnano un assoggettamento dei pagani alle regole religiose del giudaismo non solo come felice complemento della fede in Gesù o come forma superiore di giustizia, bensì come condizione indispensabile per la salvezza.

Essi si presentano come i soli veri cristiani, i soli membri del nuovo popolo eletto.

Perciò nella coscienza di Paolo essi sono dei maestri che « cambiano l'evangelo » ( Gal 1,7 ) e i Galati troppo fiacchi nel respingere il loro tentativo di violenza spirituale stanno passando a un « altro evangelo » ( Gal 1,6 ).

Paolo però non scrive ai suoi avversari ne li nomina mai esplicitamente, accontentandosi di interpellarli in forma indiretta.

Egli scrive alle Chiese, che vuoi salvare dall'errore.

Mentre egli scrive, la loro crisi religiosa è ancora in pieno sviluppo e i mestatori sono ancora in mezzo al gregge dei fedeli ( Gal 1,7; 4,17; 5,10 ).

La sua lettera giungerà quindi nel mezzo della lotta in corso: essa sarà letta nelle assemblee, dove saranno probabilmente presenti i suoi avversari, e risuonerà perciò di una vivacità, di una attualità, di una forza accusatoria appassionata.

La crisi religiosa e il conflitto d'autorità giungeranno al parossismo, ma Paolo ne spera una profonda chiarificazione che smaschererà definitivamente i suoi avversari quali radicali negatori della efficacia della croce di Cristo.

La data di composizione dovrebbe essere fissata dopo il secondo passaggio di Paolo in Galazia ( At 18,23 ) e quindi durante il terzo viaggio missionario, caratterizzato da un lungo soggiorno a Efeso negli anni 53-55 ( At 19,1-21,1 ).

Porse Paolo poté rilevare durante la sua visita le pericolose condizioni delle Chiese, ma è più probabile che allora la crisi non fosse ancora maturata e che notizie al riguardo giungessero a Paolo quando già si trovava a Efeso da qualche tempo.

La sintomatica parentela di fondo e di forma della nostra lettera con quella ai Romani potrebbe anche spostare la sua data di composizione al successivo soggiorno a Corinto ( inverno 56/57 ) a poca distanza dalla lettera ai Romani, ma una più attenta considerazione consiglia di lasciare tra le due lettere un più lungo tempo di meditazione e maturazione.


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