Cristo

B 56

Cristo, serpente di bronzo

Rif.


  Il serpente di bronzo rappresenta, nel culto ebraico, una concessione al bisogno di riprodurre l'immagine di Dio.
A 25
  Bisognerà attendere la purificazione del tempio fatta da Ezechia perché questo semi-idolo sia tolto.  
  Quando Sap. e poi Gv utilizzano l'immagine del serpente, non vi è più pericolo: l'immagine si è spiritualizzata.  
  Gv. non esita a paragonare Cristo al serpente, perché Cristo ha assunto tutta l'economia dell'esodo: egli è la Roccia, la Manna, Mosè, la nuova Legge, il sangue dell'Alleanza… perché non potrebbe essere anche il serpente?  
  A queste ragioni tipologiche, si aggiunge il fatto che le situazioni sono parallele: la salvezza suppone sia l'elevazione oggettiva del Salvatore sulla croce sia l'adesione di fede dei salvati.  
  Infine l'immagine esprime molto bene il compito di espiazione realizzato da Cristo.  

Testi

Rilievi

Rif.


Nm 21,4-9
1 Cor 10,7-10
La piaga dei serpenti come punizione del popolo infedele.  
La parola ebraica fa pensare a draghi o a serafini.  

2 Re 18,4
Il serpente di bronzo fa parte del materiale cultuale del tempio, non come vero idolo, ma come rappresentazione di Dio.
E 61
Ezechia lo sopprime.  
Ormai non sarà che un simbolo spirituale.  

Sap 16,1-7
Il sapiente paragona le piaghe d'Egitto
E 15
che piombano sui pagani e le piaghe del deserto che piombano sugli Ebrei.  
Da una parte e dall'altra la stessa punizione, ma come segno della fedeltà di Dio un mezzo di salvezza per gli Ebrei: il segno del serpente che rappresenta l'obbedienza alla Legge.  

Gv 3,13-16
Così spiritualizzato, il serpente può figurare nel simbolismo di Gv. la salvezza viene dall'elevazione di Cristo, ma suppone l'adesione personale della fede.  
Il serpente era solo l'occasione della salvezza; Cristo ne è la sorgente.  

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