Comunione e comunità

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Capitolo II - Considerazioni sulla situazione della Chiesa in Italia

La crescita di interesse per il fatto religioso e la vita cristiana

5. - In questi ultimi anni è parso crescere l'interesse per il problema religioso e per le persone e gli avvenimenti che a esso si riferiscono.

Nel nostro Paese ciò si è manifestato, ad esempio, in una più diffusa attenzione alla vita della Chiesa cattolica e ha avuto riscontro in una più ampia informazione data dai mezzi di comunicazione sociale, anche se talvolta alcuni fatti ecclesiali sono stati letti in un'ottica non serena, quando non addirittura distorta, e altri fatti, spiritualmente importanti, sono stati addirittura, con tattica emarginativa, ignorati.

Si deve però rilevare come troppo spesso l'interesse per la Chiesa sia richiamato non già dalla presa di coscienza della sua presenza e del significato della sua missione, quanto piuttosto dal timore delle implicazioni che i suoi interventi possono avere sulla vita pubblica.

Sul piano della vita pubblica, purtroppo, continua a gravare l'ipoteca laicista, che vorrebbe recuperare o garantire un modo superato di intendere la distinzione tra sfera spirituale e temporale, allo scopo di confinare la Chiesa al di fuori del reale, là dove, invece, per mandato divino, essa deve operare per la salvezza dell'uomo.

6. - Se l'acresciuto interesse per il fatto religioso rivela in certa misura l'attenzione dell'opinione pubblica per la Chiesa, esso non è indice di per sé di un rifiorire della pratica religiosa.

Non poche considerazioni portano a pensare che in Italia l'area dell'indifferenza e del distacco dalla Chiesa si vada notevolmente allargando con il passare degli anni, e che il risveglio religioso in atto non sia privo di ambiguità.

Speranze e preoccupazioni nella nostra realtà ecclesiale

7. - Un buon cammino è stato indubbiamente percorso dalla nostra Chiesa dopo il Concilio e, pur tra le difficoltà che possono talora aver impedito la crescita della comunione oppure oscurato la sua testimonianza, prevalenti appaiono i segni di speranza.

L'impegno del rinnovamento conciliare è stato presente dappertutto, anche se non con le stesse modalità e in uguale misura.

Ciò non deve meravigliare, quando si pensi all'eterogeneità delle situazioni storiche, culturali e sociali delle nostre popolazioni e alla molteplicità delle circoscrizioni pastorali, ciascuna delle quali ha una sua storia e una sua tradizione.

Questi ed altri fattori possono spiegare perché nell'attuazione del Concilio non tutte le diocesi abbiano camminato allo stesso passo e perché, anche tra i Vescovi, sia stato talvolta difficile concordare uno sforzo comune, programmato nel tempo.

Da ciò sono venute tensioni per impazienze e fughe in avanti o per resistenze, lentezze, ritardi; ma uno spirito nuovo e uno slancio nuovo percorrono oggi le nostre Chiese.

Sta ad esempio maturando nelle diocesi, e dovrà ancor più maturare, la coscienza dell'unità del presbiterio che deve esprimersi nella fraternità e nell'amicizia tra Vescovo e presbiteri;12 l'esigenza di partecipazione pastorale va affermandosi e deve essere incoraggiata, anche ridando vigore agli organismi chiamati a promuoverla e a favorirla, i consigli presbiteriali e pastorali in particolare; si fa sempre più avvertita, inoltre, la necessità di una piena collaborazione tra presbiteri e laici, nella linea della corresponsabilità di un'unica missione.

Il fermento conciliare è passato tallora per i piccoli gruppi.

Queste esperienze, nate da legittimo desiderio di una più partecipata animazione delle comunità, hanno effettivamente contribuito a ridare vitalità ed entusiasmo.

Altre volte invece, si sono manifestate di impedimento alla comunione, ponendosi in alternativa alla parrocchia.

Tale situazione, occorre dirlo, si è venuta a creare anche per il limite delle nostre comunità e delle nostre strutture diocesane e parrocchiali, che non sempre rispondono a certe esigenze di itinerari di fede, di esperienza o di preghiera, di annuncio catechetico, sempre più pressanti specialmente nei giovani.

8. - Si devono nondimeno sottolineare ancor più i tanti segni positivi, dai quali appare la ricchezza dei doni fatti dallo Spirito Santo alle nostre comunità.

Ne ricordiamo alcuni tra i più significativi

il moltiplicarsi di iniziative per la spiritualità e l'aggiornamento teologico-pastorale dei sacerdoti;

il diffondersi di esperienze di vita comunitaria esemplare all'intemo dei presbitèri;

la ricerca di una sempre più fraterna comprensione e di una cordiale collaborazione tra sacerdoti diolcesani, religiosi e religiose;

la progressiva introduzione nel servizio pastorale del diaconato permanente e degli altri ministeri;

il crescente impegno di catechesi che coinvolge sacerdoti e laici;

le incoraggianti sperimentazioni di un'azione pastorale coordinata a livello intervicariale nell'ambito della medesima diocesi o anche interdiocesano nella regione;

la consapevolezza della necessaria cooperazione fra le Chiese, sia nel campo missionario che in quello del reciproco sostegno all'interno della realtà ecclesiale italiana;

la fioritura di movimenti di spiritualità laicale, e per la famiglia;

il rilievo assunto dal volontariato che, nelle sue diverse forme, esprime una dimensione del servizio della carità.

Tra le espressioni di questa comunione che cresce nella nostra Chiesa vogliamo ricordare anche la generosità dimostrata dai fedeli nelle collette della « Caritas » che, sull'esempio delle collette di cui parla l'apostolo Paolo, hanno provato come l'amore si traduce in solidale fraternità verso i più bisognosi o i più colpiti, specie in occasione di calamità naturali, non ultima quella del recente terremoto che ha devastato il meridione d'Italia.

Questa crescita della Chiesa italiana domanda di consolidarsi come frutto prezioso di uno sforzo che impegni tutto il popolo di Dio.

E poiché da più parti si chiede che sia assicurata unità a questo cammino, noi sentiamo di dover rispondere alle attese dei nostri fratelli impegnandoci a esercitare, nella collegialità episcopale, l'opera di discemimento e di coordinamento, richiesta dal dono dello Spirito, per il bene della Chiesa.

9. - Il dovere di esprimere fedelmente la comunione in comunità vive e operanti, riguarda l'intera Chiesa italiana, le singole Chiese locali, le diverse componenti ed esperienze che in essa vivono.

A tutti perciò richiamiamo la necessità di verificare il proprio cammino sui criteri della vera ecclesialità.

A tutti ancora sentiamo il dovere di ricordare che l'ampiezza e la profondità della comunione non possono esaurirsi nella realizzazione delle nostre comunità, le quali, anche se imperfette, ne sono tuttavia vera espressione.

Né possiamo tacere il fatto che spesso, all'origine di tensioni e contraddizioni, sta l'inesatta comprensione del concetto di « comunione » che a volte si identifica con il concetto di « comunità », mentre altre volte si tende ad affermare la reciproca estraneità dei due termini.

Da ultimo, intendiamo richiamare l'attenzione preferenziale, in conformità con l'insegnamento conciliare, sulla Chiesa particolare « nella quale è veramente presente ed agisce la Chiesa di Cristo »13 e, di conseguenza, sulle parrocchie che, in un certo senso rappresentano la Chiesa visibile stabilita su tutta la terra »,14 nella convinzione che « il rinnovamento ecclesiale in atto non può e non deve prescindere dalla realtà della parrocchia … ».15

La comunione ecclesiale, segno di speranza per il mondo

10. - La Chiesa incarna il suo mistero di comunione nella concretezza della storia, immersa nel vivo dei problemi e delle angosce della società.

E la sua esperienza di comunione deve rivelarsi anche per la società civile come segno di speranza e invito a intraprendere con fiducia le vie della concordia e dell'unità.

11. - Non vogliamo nasconderci la gravità e la complessità del momento che il nostro Paese sta attraversando.

Da ogni parte emerge urgente l'esigenza di ritrovare stabilità e pace sociale,

di ridare fiducia a uomini e istituzioni,

di attuare una effettiva programmazione dello sviluppo che porti a una equilibrata distribuzione del reddito,

di garantire anche per il domani il reale riconoscimento dei diritti della persona umana alla verità, alla giustizia, alla libertà, alla vita.

Rigide contrapposizioni ideologiche e di partito rivelano il loro effetto disgregante nella comunità;

una esasperata tendenza all'autonomia locale rischia di compromettere l'unità del tessuto nazionale;

squilibri economici e notevoli divari di progresso culturale e sociale dividono ancora il Nord e il Sud;

la conflittualità permanente rende inquieto il mondo del lavoro e della produzione;

la ripresa economica appare sempre più difficile in presenza di un'inflazione crescente;

un clima diffuso di edonismo e di consumismo genera sacche di emarginazione e aumenta le tensioni sociali;

uno sviluppo urbanistico non misurato sulle reali esigenze della persona rende drammatico il problema della casa;

una mentalità efficientista relega nell'anonimato e condanna all'isolamento chi non produce: i più deboli, gli anziani, i disoccupati, i poveri.

In tale contesto culturale e sociale, profondamente mutato, gli alti valori dello spirito sembrano oscurati, se non travolti da una visione materialistica della vita.

I dolorosi frutti di questa perdita dei valori appaiono

nel generale decadimento della moralità pubblica e privata,

nella disaffezione al vincolo coniugale e alla famiglia,

nell'egoismo che rifiuta la vita nascente e la sopprime,

nella violenza e nel terrorismo che umiliano la civile convivenza e provocano lutti e rovine.

12. - La Chiesa « in un paese cattolico come l'Italia, ma immerso, talvolta, e minacciato da un'atmosfera ostile, rischia di trovarsi in un complesso di inferiorità e di subire anche, in certo modo, condizioni di ingiustizia e di discriminazione ».16

Da una situazione di « cristianità » che aveva caratterizzato per secoli la nostra presenza e la nostra azione pastorale, occorre passare senza complessi ma anche senza illusioni, a una pastorale rinnovata nella prospettiva della comunione, che rigeneri le comunità ecclesiali e le renda capaci rispondere alla nuova situazione culturale e sociale della Nazione, perché la Chiesa non può cessare di essere e di sentirsi realmente ed intimamente solidale »17 con questa società e deve impegnarsi a realizzare le sue speranze insieme con ogni uomo retto e giusto.

In atteggiamento di servizio, perciò, essa ci propone di promuovere fiducia, di mantenere aperto il dialogo con tutti, con la sola predilezione a cui la obbliga il Vangelo, quella per i più poveri e i più deboli.

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12 Cfr. Lumen gentium, n. 28;
e anche Presbiterorurn Ordinis, n. 7
13 Christus Dominus, n. 11
14 Sacrosanctum Concilium, n. 42;
cfr. Lumen gentium, n. 28
15 Poma Card. A., Prolusione del Presidente, in Atti della XVI Assemblea Generale della C.E.I., Roma, 1979, p. 37
16 Giovanni Paolo II, Allocuzione ai Vescovi italiani, in Atti della XVII Assemblea Generale della C.E.I., 1980, p. 16
17 Gaudium et spes, n. 1