Compendio Dottrina sociale della Chiesa

Comunità politica, persona umana e popolo

384 La persona umana è fondamento e fine della convivenza politica.775

Dotata di razionalità, essa è responsabile delle proprie scelte e capace di perseguire progetti che danno senso alla sua vita, a livello individuale e sociale.

L'apertura verso la Trascendenza e verso gli altri è il tratto che la caratterizza e contraddistingue: soltanto in rapporto con la Trascendenza e con gli altri, la persona umana raggiunge la piena e completa realizzazione di sé.

Questo significa che per l'uomo, creatura naturalmente sociale e politica, « la vita sociale non è qualcosa di accessorio »,776 bensì un'essenziale ed ineliminabile dimensione.

La comunità politica scaturisce dalla natura delle persone, la cui coscienza « rivela e ordina perentoriamente di seguire »777 l'ordine scolpito da Dio in tutte le Sue creature: « un ordine etico-religioso, il quale incide più di ogni altro valore materiale sugli indirizzi e le soluzioni da dare ai problemi della vita individuale ed associata nell'interno delle comunità nazionali e nei rapporti tra esse ».778

Tale ordine deve essere gradualmente scoperto e sviluppato dall'umanità.

La comunità politica, realtà connaturale agli uomini, esiste per ottenere un fine altrimenti irraggiungibile: la crescita più piena di ciascuno dei suoi mèmbri, chiamati a collaborare stabilmente per realizzare il bene comune,779 sotto la spinta della loro tensione naturale verso il vero e verso il bene.

385 La comunità politica trova nel riferimento al popolo la sua autentica dimensione: essa « è, e deve essere in realtà, l'unità organica e organizzatrice di un vero popolo ».780

Il popolo non è una moltitudine amorfa, una massa inerte da manipolare e strumentalizzare, bensì un insieme di persone, ciascuna delle quali - « al proprio posto e nel proprio modo »781 - ha la possibilità di formarsi una propria opinione sulla cosa pubblica e la libertà di esprimere la propria sensibilità politica e di farla valere in maniera confacente al bene comune.

Il popolo « vive della pienezza della vita degli uomini che lo compongono, ciascuno dei quali … è una persona consapevole delle proprie responsabilità e delle proprie convinzioni ».782

Gli appartenenti ad una comunità politica, pur essendo uniti organicamente tra loro come popolo, conservano, tuttavia, un'insopprimibile autonomia a livello di esistenza personale e dei fini da perseguire.

386 Ciò che caratterizza in primo luogo un popolo è la condivisione di vita e di valori, che è fonte di comunione a livello spirituale e morale: « La convivenza umana … deve essere considerata anzitutto come un fatto spirituale:

quale comunicazione di conoscenze nella luce del vero; esercizio di diritti e adempimento di doveri;

impulso e richiamo al bene morale;

e come nobile comune godimento del bello in tutte le sue legittime espressioni;

permanente disposizione ad effondere gli uni negli altri il meglio di se stessi;

anelito ad una mutua e sempre più ricca assimilazione di valori spirituali: valori nei quali trovano la loro perenne vivificazione e il loro orientamento di fondo le espressioni culturali, il mondo economico, le istituzioni sociali, i movimenti e i regimi politici, gli ordinamenti giuridici e tutti gli altri elementi esteriori, in cui si articola e si esprime la convivenza nel suo evolversi incessante ».783

387 A ogni popolo corrisponde in generale una Nazione, ma per varie ragioni non sempre i confini nazionali coincidono con quelli etnici.784

Sorge così la questione delle minoranze, che storicamente ha originato non pochi conflitti.

Il Magistero afferma che le minoranze costituiscono gruppi con specifici diritti e doveri.

In primo luogo, un gruppo minoritario ha diritto alla propria esistenza: « Tale diritto può essere disatteso in diverse maniere, fino ai casi estremi in cui è negato mediante forme manifeste o indirette di genocidio ».785

Inoltre, le minoranze hanno diritto di mantenere la loro cultura, compresa la lingua, nonché le loro convinzioni religiose, compresa la celebrazione del culto.

Nella legittima rivendicazione dei propri diritti, le minoranze possono essere spinte a cercare una maggiore autonomia o addirittura l'indipendenza: in tali delicate circostanze, dialogo e negoziato sono il cammino per raggiungere la pace.

In ogni caso il ricorso al terrorismo è ingiustificabile e danneggerebbe la causa che si vuole difendere.

Le minoranze hanno anche doveri da assolvere tra cui, anzitutto, la cooperazione al bene comune dello Stato in cui sono inserite.

In particolare, « un gruppo minoritario ha il dovere di promuovere la libertà e la dignità di ciascuno dei suoi mèmbri e di rispettare le scelte di ogni suo individuo, anche quando uno decidesse di passare alla cultura maggioritaria ».786

Indice

775 Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et Spes 25;
Cat. Chiesa Cat. 1881;
Congreg. per la Dottrina della Fede, Nota Dottrinale circa alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica ( 24 novembre 2002 ), 3
776 Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et Spes 25
777 Giovanni XXIII, Pacem in terris
778 Giovanni XXIII, Mater et Magistra
779 Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et Spes 74
780 Pio XII, Radiomessaggio natalizio ( 24 dicembre 1944 )
781 Pio XII, Radiomessaggio natalizio ( 24 dicembre 1944 )
782 Pio XII, Radiomessaggio natalizio ( 24 dicembre 1944 )
783 Giovanni XXIII, Pacem in terris
784 Giovanni XXIII, Pacem in terris
785 Giovanni Paolo II, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 1989, 5
786 Giovanni Paolo II, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 1989, 11