Mater et magistra

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Riaffermazione del diritto di proprietà

96 Quel dubbio non ha ragione di esistere.

Il diritto di proprietà privata sui beni anche produttivi ha valore permanente, appunto perché è diritto naturale fondato sulla priorità ontologica e finalistica dei singoli esseri umani nei confronti della società.

Del resto, vano sarebbe ribadire la libera iniziativa personale in campo economico, se a siffatta iniziativa non fosse acconsentito di disporre liberamente dei mezzi indispensabili alla sua affermazione.

Inoltre, storia ed esperienza attestano che nei regimi politici, che non riconoscono il diritto di proprietà privata sui beni anche produttivi, sono compresse o soffocate le fondamentali espressioni della libertà; perciò è legittimo dedurre che esse trovino in quel diritto garanzia e incentivo.

97 In ciò trova la sua spiegazione il fatto che movimenti sociali-politici, che si propongono di conciliare nella convivenza la giustizia con la libertà, fino a ieri nettamente negativi nei confronti del diritto di proprietà privata sui beni strumentali, oggi, maggiormente edotti sulla realtà sociale, rivedono la propria posizione e assumono, in ordine a quel diritto, un atteggiamento sostanzialmente positivo.

98 In materia pertanto facciamo nostri i rilievi del nostro predecessore Pio XII: "Difendendo il principio della proprietà privata la Chiesa persegue un altro fine etico-sociale.

Essa non intende già sostenere puramente e semplicemente il presente stato di cose, come se vi vedesse l'espressione della volontà divina, né di proteggere per principio il ricco e il plutocrate, contro il povero e il non abbiente…

La Chiesa mira piuttosto a far si che l'istituto della proprietà privata sia quale deve essere secondo il disegno della Sapienza divina e le disposizioni della natura" (Radiomessaggio 10 sett. 1944: AAS).

E cioè che sia garanzia dell'essenziale libertà della persona e al tempo stesso un elemento non sostituibile dell'ordine della società.

99 Inoltre, come abbiamo osservato, oggi le economiche, in molte comunità politiche, vanno rapidamente aumentando la loro efficienza produttiva.

Sennonché, crescendo il reddito, giustizia ed equità esigono, come si è già visto, che venga pure elevata, nei limiti acconsentiti dal bene comune, la rimunerazione del lavoro.

Ciò permette più facilmente ai lavoratori di risparmiare e perciò di costituirsi un patrimonio.

Non si comprende dunque come possa essere contestato il carattere naturale di un diritto che trova la sua prevalente fonte e il suo perenne alimento nella fecondità del lavoro; che costituisce un mezzo idoneo alla affermazione della persona umana e all'esercizio della responsabilità in tutti i campi; un elemento di consistenza e serenità per la vita familiare e di pacifico e ordinato sviluppo nella convivenza.

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