Laborem exercens

Introduzione

2 Nello sviluppo organico dell'azione e dell'insegnamento sociale della Chiesa

Certamente il lavoro, come problema dell'uomo, si trova al centro stesso di quella « questione sociale », alla quale durante i quasi cento anni trascorsi dalla menzionata Enciclica si volgono in modo speciale l'insegnamento della Chiesa e le molteplici iniziative connesse con la sua missione apostolica.

Se su di esso desidero concentrare le presenti riflessioni, ciò voglio fare non in modo difforme, ma piuttosto in collegamento organico con tutta la tradizione di questo insegnamento e di queste iniziative.

Al tempo stesso, però, faccio questo, secondo l'orientamento del Vangelo, per estrarre dal patrimonio del Vangelo « cose antiche e cose nuove » ( Mt 13,52 ).

Certamente, il lavoro è una « cosa antica » - tanto antica quanto l'uomo e la sua vita sulla terra.

La situazione generale dell'uomo nel mondo contemporaneo, diagnosticata ed analizzata nei vari aspetti geografici, di cultura e di civiltà, esige, tuttavia, che si scoprano i nuovi significati del lavoro umano, e che si formulino, altresì, i nuovi compiti che in questo settore sono posti di fronte ad ogni uomo, alla famiglia, alle singole Nazioni, a tutto il genere umano e, infine, alla Chiesa stessa.

Nello spazio degli anni che sono passati dalla pubblicazione dell'Enciclica Rerum Novarum, la questione sociale non ha cessato di occupare l'attenzione della Chiesa.

Ne danno testimonianza i numerosi documenti del Magistero, emanati sia dai Pontefici sia anche dal Concilio Vaticano II; ne danno testimonianza le enunciazioni dei singoli Episcopati; ne dà testimonianza l'attività dei vari centri di pensiero e di concrete iniziative apostoliche, sia a livello internazionale che a livello delle Chiese locali.

È difficile enumerare qui in forma particolareggiata tutte le manifestazioni del vivo impegno della Chiesa e dei cristiani nella questione sociale, perché esse sono molto numerose.

Come risultato del Concilio, il principale centro di coordinamento in questo campo è diventata la Pontificia Commissione « Iustitia et Pax », la quale trova i suoi Organismi corrispondenti nell'ambito delle singole Conferenze Episcopali.

Il nome di questa istituzione è molto significativo: esso indica che la questione sociale deve essere trattata nella sua dimensione integrale e complessa.

L'impegno in favore della giustizia deve essere intimamente unito a quello per la pace nel mondo contemporaneo.

Certamente, si è pronunciata in favore di questo duplice impegno la dolorosa esperienza delle due grandi guerre mondiali, che durante gli ultimi 90 anni hanno scosso molti Paesi sia del Continente europeo sia, almeno parzialmente, degli altri Continenti.

In suo favore si pronunciano, specialmente dopo la fine della seconda guerra mondiale, la permanente minaccia di una guerra nucleare e la prospettiva della terribile auto-distruzione, che ne emerge.

Se seguiamo la linea principale di sviluppo dei documenti del supremo Magistero della Chiesa, troviamo in essi l'esplicita conferma proprio di tale impostazione del problema.

La posizione chiave, per quanto riguarda la questione della pace nel mondo, è quella dell'Enciclica Pacem in terris di Giovanni XXIII.

Se si considera, invece, l'evoluzione della questione della giustizia sociale, si deve notare che, mentre nel periodo che va dalla Rerum Novarum alla Quadragesimo Anno di Pio XI, l'insegnamento della Chiesa si concentra soprattutto intorno alla giusta soluzione della cosiddetta questione operaia nell'ambito delle singole Nazioni, nella fase successiva esso allarga l'orizzonte alle dimensioni di tutto il globo.

La distribuzione sproporzionata di ricchezza e di miseria, l'esistenza di Paesi e di Continenti sviluppati e non, esigono una perequazione e la ricerca delle vie per un giusto sviluppo di tutti.

In questa direzione procede l'insegnamento contenuto nell'Enciclica Materet Magistra di Giovanni XXIII, nella Costituzione pastorale Gaudium et Spes del Concilio Vaticano II e nell'Enciclica Populorum Progressio di Paolo VI.

Questa direzione di sviluppo dell'insegnamento e dell'impegno della Chiesa nella questione sociale corrisponde esattamente al riconoscimento oggettivo dello stato delle cose.

Se nel passato al centro di tale questione si metteva soprattutto in luce il problema della « classe », in epoca più recente si pone in primo piano il problema del « mondo ».

Si considera, perciò, non solo l'ambito della classe, ma quello mondiale delle disuguaglianze e delle ingiustizie e, di conseguenza, non solo la dimensione di classe, ma quella mondiale dei compiti sulla via che porta alla realizzazione della giustizia nel mondo contemporaneo.

L'analisi completa della situazione del mondo di oggi ha manifestato in modo ancora più profondo e più pieno il significato dell'anteriore analisi delle ingiustizie sociali ed è il significato che oggi si deve dare agli sforzi che tendono a costruire la giustizia sulla terra, non nascondendo con ciò le strutture ingiuste, ma postulando il loro esame e la loro trasformazione in una dimensione più universale.

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