Vita consecrata

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Le monache di clausura

59 Particolare attenzione meritano la vita monastica femminile e la clausura delle monache, per l'altissima stima che la comunità cristiana nutre verso questo genere di vita, segno dell'unione esclusiva della Chiesa-Sposa con il suo Signore, sommamente amato.

In effetti, la vita delle monache di clausura, impegnate in modo precipuo nella preghiera, nell'ascesi e nel fervido progresso della vita spirituale, « non è altro che un tendere alla Gerusalemme celeste, un'anticipazione della Chiesa escatologica, fissa nel possesso e nella contemplazione di Dio ».133

Alla luce di questa vocazione e missione ecclesiale, la clausura risponde all'esigenza, avvertita come prioritaria, di stare con il Signore.

Scegliendo uno spazio circoscritto come luogo di vita, le claustrali partecipano all'annientamento di Cristo, mediante una povertà radicale che si esprime nella rinuncia non solo alle cose, ma anche allo « spazio », ai contatti, a tanti beni del creato.

Questo modo particolare di donare il « corpo » le immette più sensibilmente nel mistero eucaristico.

Esse si offrono con Gesù per la salvezza del mondo.

La loro offerta, oltre all'aspetto di sacrificio e di espiazione, acquista anche quello di rendimento di grazie al Padre, nella partecipazione all'azione di grazie del Figlio diletto.

Radicata in questa tensione spirituale, la clausura non è solo un mezzo ascetico di immenso valore, ma un modo di vivere la Pasqua di Cristo.134

Da esperienza di « morte » essa diventa sovrabbondanza di « vita », ponendosi come gioioso annuncio e anticipazione profetica della possibilità offerta ad ogni persona e all'umanità intera di vivere unicamente per Dio, in Cristo Gesù ( Rm 6,11 ).

La clausura evoca dunque quella cella del cuore in cui ciascuno è chiamato a vivere l'unione con il Signore.

Accolta come dono e scelta come libera risposta di amore, essa è il luogo della comunione spirituale con Dio e con i fratelli e le sorelle, dove la limitazione degli spazi e dei contatti opera a vantaggio dell'interiorizzazione dei valori evangelici ( Gv 13,34; Mt 5,3.8 ).

Le comunità claustrali, poste come città sul monte e lucerne sul lucerniere ( Mt 5,14-15 ), pur nella semplicità della loro vita, raffigurano visibilmente la meta verso cui cammina l'intera comunità ecclesiale che, « ardente nell'azione e dedita alla contemplazione »,135 avanza sulle strade del tempo con lo sguardo fisso alla futura ricapitolazione di tutto in Cristo, quando la Chiesa « col suo Sposo comparirà rivestita di gloria ( Col 3,1-4 ) »,136 e Cristo « consegnerà il Regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al nulla ogni principato e ogni potestà e potenza […] perché Dio sia tutto in tutti » ( 1 Cor 15,24.28 ).

A queste carissime Sorelle va, pertanto, la mia riconoscenza con l'incoraggiamento a rimanere fedeli alla vita claustrale secondo il proprio carisma.

Grazie al loro esempio, questo genere di vita continua a registrare numerose vocazioni, attratte dalla radicalità di un'esistenza « sponsale », dedicata totalmente a Dio nella contemplazione.

Come espressione di puro amore che vale più di ogni opera, la vita contemplativa sviluppa una straordinaria efficacia apostolica e missionaria.137

I Padri sinodali hanno espresso grande apprezzamento per il valore della clausura, prendendo al tempo stesso in esame le richieste qua e là avanzate quanto alla sua concreta disciplina.

Le indicazioni del Sinodo sull'argomento e, in particolare, il voto di una maggiore responsabilizzazione delle Superiore Maggiori in materia di deroghe alla clausura per giusta e grave causa138 saranno fatte oggetto di organica considerazione, in linea con il cammino di rinnovamento già attuato, a partire dal Concilio Vaticano II.139

In questo modo la clausura nelle sue varie forme e gradi - dalla clausura papale e costituzionale, alla clausura monastica - corrisponderà meglio alla varietà degli Istituti contemplativi e delle tradizioni dei monasteri.

Come lo stesso Sinodo ha sottolineato, sono inoltre da favorire le Associazioni e Federazioni fra monasteri, già raccomandate da Pio XII e dal Concilio Ecumenico Vaticano II,140 specialmente dove non esistono altre forme efficaci di coordinamento e di aiuto, per custodire e promuovere i valori della vita contemplativa.

Tali organismi, salva sempre la legittima autonomia dei monasteri, possono infatti offrire un valido sussidio per risolvere adeguatamente problemi comuni, quali il conveniente rinnovamento, la formazione sia iniziale che permanente, il vicendevole sostegno economico ed anche la riorganizzazione degli stessi monasteri.

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133 Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari, Istr. sulla vita contemplativa e la clausura delle monache Venite seorsum ( 15 agosto 1969 ), V: AAS 61 ( 1996 ), 685
134 Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari, Istr. sulla vita contemplativa e la clausura delle monache Venite seorsum ( 15 agosto 1969 ), I: AAS 61 ( 1996 ), 674
135 Sacrosanctum Concilium 2
136 Lumen gentium 6
137 S. Giovanni della Croce, Cantico espiritual, estr. 29,1
138 Cod. Dirit. Can. can. 667 § 4;
Propositio 22, 4
139 Paolo VI, Motu proprio Ecclesiae Sanctae II, 30-31 ( 8 giugno 1966 ), : AAS 58 (1996), 780;
Perfectae caritatis 7;
Perfectae caritatis 16;
Congregazione per i Religiosi e gli Istituti Secolari, Istr. sulla vita contemplativa e la clausura delle monache Venite seorsum ( 15 agosto 1969 ), VI: AAS 61 ( 1996 ), 686
140 Pio XII, Cost. ap. Sponsa Christi VII ( 21 novembre 1950 ), : AAS 43 ( 1951 ), 18-19;
Perfectae caritatis 22