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I nuovi problemi sociali

8 L'urbanesimo

Un fenomeno di grande importanza attira la nostra attenzione, sia nei paesi industrializzati come nelle nazioni in via di sviluppo: l'urbanesimo.

Dopo lunghi secoli, la civiltà agricola va declinando.

Ma si dedica sufficiente attenzione al buon ordinamento e al miglioramento della vita dei rurali, la cui condizione economica di inferiorità e talvolta di miseria provoca l'esodo verso i tristi ammassamenti delle periferie, dove non troveranno né impiego né alloggio?

L'esodo permanente dalle campagne, la crescita dell'industria, la continua spinta demografica, l'attrazione dei centri urbani conducono a concentramenti di popolazione, dei quali a fatica si riesce ad immaginare l'ampiezza, tanto che già si parla di megalopoli, raggruppanti parecchie decine di milioni di abitanti.

Certo, ci sono delle città, la cui dimensione assicura un migliore equilibrio della popolazione.

In grado di offrire una occupazione ai rurali che si rendessero disponibili a seguito dei progressi dell'agricoltura, esse permettono un buon ordinamento dell'ambiente umano, tale da evitare la diffusione del proletariato e l'ammassamento dei grandi agglomerati.

9 La crescita smisurata delle città accompagna l'espansione industriale, senza identificarsi con essa.

Basata sulla ricerca tecnologica e sulla trasformazione della natura, l'industrializzazione prosegue senza sosta il suo cammino, dando prova di una creatività inesauribile.

Mentre talune imprese si sviluppano e si concentrano, altre si spengono o si spostano, creando nuovi problemi sociali: disoccupazione professionale o regionale, riqualificazione e mobilità delle persone, adattamento permanente dei lavoratori, disparità di condizioni nei diversi settori dell'industria.

Utilizzando gli strumenti moderni della pubblicità, una competizione senza limiti lancia instancabilmente nuovi prodotti e cerca di attirare il consumatore, mentre i vecchi impianti industriali, ancora in grado di produrre, diventano inutili.

Mentre vasti strati di popolazione non riescono ancora a soddisfare i loro bisogni primari, ci si sforza di crearne di superflui.

Ci si può allora chiedere, con ragione, se nonostante tutte le sue conquiste, l'uomo non rivolga contro se stesso i risultati della sua attività.

Dopo aver affermato un necessario dominio sulla natura, non diventa ora schiavo degli oggetti che produce?

10 I cristiani nella città

La nascita di una civiltà urbana, che accompagna la crescita della civiltà industriale, non è, infatti, una vera sfida alla saggezza dell'uomo, alla sua capacità organizzativa, alla sua immaginazione rispetto al futuro?

Nel seno della società industriale, l'urbanesimo sconvolge i modi di vita e le strutture abituali dell'esistenza: la famiglia, il vicinato, i quadri stessi della comunità cristiana.

L'uomo sperimenta una nuova solitudine, non di fronte ad una natura ostile, per dominare la quale ci sono voluti dei secoli, ma nella folla anonima che lo circonda e in mezzo alla quale egli si sente come straniero.

Tappa indubbiamente irreversibile nello sviluppo delle società umane, l'urbanesimo pone all'uomo difficili problemi: come dominarne la crescita, regolarne l'organizzazione, ottenerne l'animazione per il bene di tutti?

In questa crescita disordinata nascono, infatti, nuovi proletariati.

Essi si installano nel cuore delle città, talora abbandonato dai ricchi; si accampano nelle periferie, cintura di miseria che già assedia in una protesta ancora silenziosa il lusso troppo sfacciato delle città consumistiche e sovente scialacquatrici.

Invece di favorire l'incontro fraterno e l'aiuto vicendevole, la città sviluppa le discriminazioni e anche l'indifferenza; fomenta nuove forme di sfruttamento e di dominio, dove certuni, speculando sulle necessità degli altri, traggono profitti inammissibili.

Dietro le facciate si celano molte miserie, ignote anche ai più vicini; altre si ostentano dove intristisce la dignità dell'uomo: delinquenza, criminalità, droga, erotismo.

11 Sono, in realtà, i più deboli le vittime delle condizioni di vita disumanizzanti, che degradano le coscienze e nuocciono all'istituzione familiare: la promiscuità degli alloggi popolari rende impossibile un minimo di intimità; i giovani focolari attendono invano un'abitazione decente e a prezzo accessibile, si demoralizzano e la loro unità può anche trovarsi compromessa; i giovani fuggono da una casa troppo esigua e cercano nella strada delle compensazioni e delle compagnie incontrollabili.

È un grave dovere dei responsabili cercare di dominare e di orientare questo processo.

È urgente ricostruire, a misura della strada, del quartiere, o del grande agglomerato, il tessuto sociale in cui l'uomo possa soddisfare le esigenze della sua personalità.

Centri di interesse e di cultura devono essere creati o sviluppati a livello di comunità e di parrocchie, in quelle diverse forme di associazione, circoli ricreativi, luoghi di riunione, incontri spirituali comunitari, in cui ciascuno, sottraendosi all'isolamento, ricreerà dei rapporti fraterni.

12 Costruire oggi la città, luogo di esistenza degli uomini e delle loro dilatate comunità, creare nuovi modi di contatto e di relazione, intravedere un'applicazione originale della giustizia sociale, prendere la responsabilità di questo avvenire collettivo che si annuncia difficile, è un compito al quale i cristiani devono partecipare.

Agli uomini ammassati in una promiscuità urbana che diviene intollerabile, occorre portare un messaggio di speranza, attraverso una fraternità vissuta ed una giustizia concreta.

Che i cristiani, coscienti di questa nuova responsabilità, non perdano coraggio davanti alla immensità della città senza volto, ma si ricordino del profeta Giona, il quale percorse in lungo e in largo Ninive, la grande città, per annunciarvi la buona novella della misericordia divina, sostenuto nella sua debolezza dalla sola forza della parola di Dio onnipotente.

Nella bibbia, invero, la città è sovente il luogo del peccato e dell'orgoglio: orgoglio di un uomo che si sente abbastanza sicuro per costruire la sua vita senza Dio e persino per affermarsi potente contro di lui.

Ma essa è anche Gerusalemme, la città santa, il luogo dell'incontro con Dio, la promessa della città che scende dall'alto.

13 I giovani

Vita urbana e mutazione industriale mettono d'altronde in viva luce delle questioni finora mal percepite.

Quale sarà, per esempio, il posto della donna e quello dei giovani in questo mondo in gestazione?

Dovunque si manifesta difficile il dialogo tra una gioventù portatrice di aspirazione, di rinnovamento, ed anche di insicurezza per l'avvenire, e le generazioni adulte.

Chi non vede, in ciò, la presenza di una fonte di gravi conflitti, di rotture, di atteggiamenti rinunciatari, anche in seno alla famiglia, e il porsi di un problema sui metodi dell'autorità, sull'educazione alla libertà, sulla trasmissione di valori e di credenze, che tocca le radici profonde della società?

Il posto della donna

Parimenti, in molti paesi, è oggetto di ricerche e talvolta di vive rivendicazioni uno statuto della donna che faccia cessare una discriminazione effettiva e stabilisca dei rapporti di uguaglianza nei diritti e il rispetto della sua dignità.

Non parliamo di quella falsa uguaglianza che negherebbe le distinzioni poste dal Creatore, e che sarebbe in contraddizione con la funzione specifica, così fondamentale, della donna tanto al centro del focolare come in seno alla società.

Al contrario, l'evoluzione delle legislazioni deve andare nel senso della protezione della vocazione propria della donna stessa e, insieme, del riconoscimento della sua indipendenza in quanto persona, dell'uguaglianza dei suoi diritti in ordine alla partecipazione alla vita culturale, economica, sociale e politica.

14 I lavoratori

La chiesa lo ha riaffermato solennemente nell'ultimo concilio: "La persona umana è e deve essere il principio, il soggetto e il fine di tutte le istituzioni ".

Ogni uomo ha diritto al lavoro, alla possibilità di sviluppare le proprie qualità e la propria personalità nell'esercizio della sua professione, ad un'equa rimunerazione che permetta "a lui e alla sua famiglia condurre una vita degna sul piano materiale, sociale, culturale e spirituale", all'assistenza in caso di bisogno per motivi di malattia o di età.

Se, per la difesa di questi diritti, le società democratiche accettano il principio del diritto sindacale, esse non sono, peraltro, sempre aperte all'esercizio di tale diritto.

Si deve ammettere la funzione importante dei sindacati: essi hanno per scopo la rappresentanza delle diverse categorie di lavoratori, la loro legittima collaborazione all'incremento economico della società, lo sviluppo del senso delle loro responsabilità per la realizzazione del bene comune.

Tuttavia, la loro azione non è priva di difficoltà: qua e là può manifestarsi la tentazione di approfittare di una posizione di forza per imporre, segnatamente con lo sciopero - il cui diritto come ultimo mezzo di difesa resta certamente riconosciuto -, delle condizioni troppo pesanti per l'insieme della economia o del corpo sociale, o per voler rendere efficaci delle rivendicazioni d'ordine direttamente politico.

Quando si tratta, in particolare, di pubblici servizi, necessari alla vita quotidiana di un'intera comunità, bisognerà saper valutare il limite oltre il quale il torto causato diventa inammissibile.

15 Le vittime dei mutamenti

Progressi sono già stati compiuti, per introdurre nei rapporti umani una maggiore giustizia ed una più ampia partecipazione alle responsabilità.

Ma in questo campo immenso, molto resta ancora da fare.

Occorre pertanto proseguire attivamente nella riflessione, nella ricerca, negli esperimenti, sotto pena di restare in ritardo rispetto alle legittime aspirazioni dei lavoratori, le quali si vanno maggiormente affermando, mano a mano che si sviluppa la loro formazione, la coscienza della loro dignità, il vigore delle loro organizzazioni.

L'egoismo e il dominio sono, tra gli uomini, tentazioni permanenti.

È pertanto necessario un discernimento sempre più avvertito per cogliere alla radice le situazioni frutto d'ingiustizia, e per instaurare progressivamente una giustizia sempre meno imperfetta.

Nei mutamenti industriali, che reclamano un adattamento rapido e costante, coloro che vengono a trovarsi colpiti saranno più numerosi e meno in grado di fare intendere le proprie voci.

Verso questi nuovi "poveri" - minorati e disadattati, vecchi, emarginati di origine diversa - si dirige l'attenzione della chiesa, per riconoscerli, aiutarli, diffondere il loro posto e la loro dignità in una società indurita dalle competizioni e dall'attrattiva del successo.

16 Le discriminazioni

Nel numero delle vittime di situazioni d'ingiustizia quantunque il fenomeno, purtroppo, non sia nuovo - si devono mettere coloro che sono oggetto di discriminazione, di diritto o di fatto, a causa della loro razza, della loro origine, del loro colore, della loro cultura, del loro sesso o della loro religione.

La discriminazione razziale riveste in questo momento un carattere di più forte attualità, a motivo della tensione che essa solleva tanto all'interno di certi paesi quanto sul piano internazionale.

Con ragione gli uomini ritengono ingiustificabile e rifiutano come inammissibile la tendenza a conservare o ad introdurre una legislazione o dei comportamenti ispirati sistematicamente ai pregiudizi razziali: i membri dell'umanità hanno la stessa natura e, di conseguenza, la stessa dignità, con i medesimi diritti e doveri fondamentali, e con identico destino soprannaturale.

In seno ad una patria comune, tutti devono essere uguali davanti alla legge, trovare uguale accesso alla vita economica, culturale, civica, sociale, e beneficiare di una equa ripartizione della ricchezza nazionale.

17 Diritto all'emigrazione

Pensiamo altresì alla situazione precaria di un grande numero di lavoratori emigrati, la cui condizione di stranieri rende ancor più difficile, da parte dei medesimi, ogni rivendicazione sociale, nonostante la loro reale partecipazione allo sforzo economico del paese che li accoglie.

È urgente che nei loro confronti si sappia superare un atteggiamento strettamente nazionalistico, per creare uno statuto che riconosca un diritto all'emigrazione, favorisca la loro integrazione, faciliti la loro promozione professionale e consenta ad essi l'accesso ad un alloggio decente, dove, occorrendo, possano essere raggiunti dalle loro famiglie.

A questa categoria si aggiungono le popolazioni che, per trovare lavoro, sottrarsi ad una catastrofe o ad un clima ostile, abbandonano le loro regioni e si trovano sradicate presso altre genti.

È dovere di tutti, e specialmente dei cristiani, lavorare con energia per instaurare la fraternità universale, base indispensabile di una giustizia autentica e condizione di una pace duratura: "Non possiamo invocare Dio, Padre di tutti gli uomini, se rifiutiamo di comportarci da fratelli verso alcuni tra gli uomini che sono creati ad immagine di Dio.

La relazione dell'uomo con Dio Padre e quella dell'uomo con gli altri uomini, suoi fratelli, sono tanto connesse che la Scrittura dice: "Chi non ama, non conosce Dio" ( 1 Gv 4,8 )".

18 Creare impieghi

Con la crescita demografica che si avverte soprattutto nelle giovani nazioni, il numero di coloro che non riescono a trovar lavoro e sono costretti alla miseria o al parassitismo, andrà aumentando nei prossimi anni, a meno che un risveglio della coscienza umana non dia vita a un movimento generale di solidarietà attraverso una efficace politica di investimenti, di organizzazione della produzione e della commerciabilità, come pure, del resto, di formazione.

Ci è nota l'attenzione dedicata a questi problemi nei consessi internazionali, e vivamente auspichiamo che i loro membri non tardino a far seguire alle proprie dichiarazioni un'azione concreta.

È inquietante costatare in questo campo una specie di fatalismo, che s'impadronisce persino dei responsabili.

Tale sentimento conduce talvolta a soluzioni maltusiane, esaltate da un'attiva propaganda a favore della contraccezione e dell'aborto.

In simile critica situazione, occorre invece affermare che la famiglia, senza la quale nessuna società può sussistere, ha diritto ad una assistenza che le assicuri le condizioni di un sano sviluppo.

"È certo - dicevamo nella nostra enciclica Populorum progressio - che i poteri pubblici, nell'ambito della loro competenza, possono intervenire, mediante la diffusione di una appropriata informazione e l'adozione di misure adeguate, purché siano conformi alle esigenze della legge morale e rispettose della giusta libertà della coppia: perché il diritto al matrimonio e alla procreazione è un diritto inalienabile, senza del quale non si dà dignità umana ".

19 In nessun'altra epoca come la nostra, l'appello all'immaginazione sociale è stato così esplicito.

Occorre dedicarvi sforzi di inventiva e capitali altrettanto ingenti come quelli impiegati negli armamenti o nelle imprese tecnologiche.

Se l'uomo si lascia superare e non prevede in tempo l'emergere delle nuove questioni sociali, queste diventeranno troppo gravi perché se ne possa sperare una soluzione pacifica.

20 I mezzi di comunicazione sociale

Tra i principali mutamenti del nostro tempo, non vogliamo dimenticare di sottolineare l'importanza crescente che assumono i mezzi di comunicazione sociale e il loro influsso sulla trasformazione delle mentalità, delle cognizioni, delle organizzazioni e della società stessa.

Essi presentano certamente degli aspetti positivi: per loro tramite, le informazioni di tutto il mondo ci giungono quasi istantaneamente creando un contatto al di là delle distanze ed elementi di unità tra gli uomini, e diventa altresì possibile una più estesa diffusione della formazione e della cultura.

Tuttavia, tali mezzi di comunicazione sociale, per la loro stessa azione, costituiscono un nuovo potere.

Come allora non interrogarsi sui detentori reali di questo potere, sugli scopi che essi perseguono e sui mezzi posti in opera, sulla ripercussione, infine, della loro azione nei confronti dell'esercizio delle libertà individuali, tanto nel settore politico e ideologico, come nella vita sociale, economica e culturale?

Gli uomini che detengono questo potere hanno una grave responsabilità morale in rapporto alla verità delle informazioni che essi devono diffondere, in rapporto ai bisogni e alle reazioni che fanno sorgere, e ai valori che propongono.

Di più, con la televisione si delinea un modo originale di conoscenza e una nuova forma di civiltà: quella dell'immagine.

Naturalmente i poteri pubblici non possono ignorare né la crescente influenza dei mezzi di comunicazione sociale, né i vantaggi o i rischi che il loro uso comporta per lo sviluppo e l'autentico progresso della società civile.

Essi pertanto sono chiamati ad assolvere positivamente la loro funzione di servizio al bene comune, dando il proprio incoraggiamento alle iniziative costruttive e appoggiando i singoli cittadini e i gruppi nella loro azione di difesa dei valori fondamentali della persona umana e della civile convivenza.

D'altro canto essi si adopereranno per evitare, mediante opportune misure, che si propaghi quanto può intaccare il comune patrimonio dei valori sui quali si fonda il genuino progresso della società.

21 L'ambiente naturale

Mentre l'orizzonte dell'uomo si modifica, in tale modo, tramite le immagini che sono scelte per lui, un'altra trasformazione si avverte, conseguenza tanto drammatica quanto inattesa dell'attività umana.

L'uomo ne prende coscienza bruscamente: attraverso uno sfruttamento sconsiderato della natura, egli rischia di distruggerla e di essere a sua volta vittima di siffatta degradazione.

Non soltanto l'ambiente materiale diventa una minaccia permanente: inquinamenti e rifiuti, nuove malattie, potere distruttivo totale; ma è il contesto umano, che l'uomo non padroneggia più, creandosi così per il domani un ambiente che potrà essergli intollerabile: problema sociale di vaste dimensioni che riguarda l'intera famiglia umana.

A queste nuove prospettive il cristiano deve dedicare la sua attenzione, per assumere, insieme con gli altri uomini, la responsabilità di un destino diventato ormai comune.

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