Mane nobiscum Domine

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III - L'Eucaristia sorgente ed epifania di comunione

« Rimanete in me e io in voi » ( Gv 15,4 )

19. Alla richiesta dei discepoli di Emmaus che Egli rimanesse « con » loro, Gesù rispose con un dono molto più grande: mediante il sacramento dell'Eucaristia trovò il modo di rimanere « in » loro.

Ricevere l'Eucaristia è entrare in comunione profonda con Gesù.

« Rimanete in me e io in voi » ( Gv 15,4 ).

Questo rapporto di intima e reciproca « permanenza » ci consente di anticipare, in qualche modo, il cielo sulla terra.

Non è forse questo l'anelito più grande dell'uomo?

Non è questo ciò che Dio si è proposto, realizzando nella storia il suo disegno di salvezza?

Egli ha messo nel cuore dell'uomo la « fame » della sua Parola ( cfr Am 8,11 ), una fame che si appagherà solo nell'unione piena con Lui.

La comunione eucaristica ci è data per « saziarci » di Dio su questa terra, in attesa dell'appagamento pieno del cielo.

Un solo pane, un solo corpo

20. Ma questa speciale intimità che si realizza nella « comunione » eucaristica non può essere adeguatamente compresa né pienamente vissuta al di fuori della comunione ecclesiale.

È quanto ho ripetutamente sottolineato nell'Enciclica Ecclesia de Eucharistia.

La Chiesa è il corpo di Cristo: si cammina « con Cristo » nella misura in cui si è in rapporto « con il suo corpo ».

A creare e fomentare questa unità Cristo provvede con l'effusione dello Spirito Santo.

E Lui stesso non cessa di promuoverla attraverso la sua presenza eucaristica.

In effetti, è proprio l'unico Pane eucaristico che ci rende un corpo solo.

Lo afferma l'apostolo Paolo: « Poiché c'è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell'unico pane » ( 1 Cor 10,17 ).

Nel mistero eucaristico Gesù edifica la Chiesa come comunione, secondo il supremo modello evocato nella preghiera sacerdotale: « Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato » ( Gv 17,21 ).

21. Se l'Eucaristia è sorgente dell'unità ecclesiale, essa ne è anche la massima manifestazione.

L'Eucaristia è epifania di comunione.

È per questo che la Chiesa pone delle condizioni perché si possa prendere parte in modo pieno alla Celebrazione eucaristica.18

Le varie limitazioni devono indurci a prendere sempre maggior coscienza di quanto sia esigente la comunione che Gesù ci chiede.

È comunione gerarchica, fondata sulla coscienza dei diversi ruoli e ministeri, continuamente ribadita anche nella preghiera eucaristica attraverso la menzione del Papa e del Vescovo diocesano.

Le varie limitazioni devono indurci a prendere sempre maggior coscienza di quanto sia esigente la comunione che Gesù ci chiede. È comunione gerarchica, fondata sulla coscienza dei diversi ruoli e ministeri, continuamente ribadita anche nella preghiera eucaristica attraverso la menzione del Papa e del Vescovo diocesano. È comunione fraterna, coltivata con una «spiritualità di comunione» che ci induce a sentimenti di reciproca apertura, di affetto, di comprensione e di perdono.19

« Un cuor solo e un'anima sola » ( At 4,32 )

22. In ogni Santa Messa siamo chiamati a misurarci con l'ideale di comunione che il libro degli Atti degli Apostoli tratteggia come modello per la Chiesa di sempre.

È la Chiesa raccolta intorno agli Apostoli, convocata dalla Parola di Dio, capace di una condivisione che non riguarda solo i beni spirituali, ma gli stessi beni materiali ( cfr At 2,42-47; At 4,32-35 ).

In questo Anno dell'Eucaristia il Signore ci invita ad avvicinarci il più possibile a questo ideale.

Si vivano con particolare impegno i momenti già suggeriti dalla Liturgia per la « Messa stazionale », in cui il Vescovo celebra in cattedrale con i suoi presbiteri e i diaconi e con la partecipazione del Popolo di Dio in tutte le sue componenti.

È questa la principale « manifestazione » della Chiesa.20

Ma sarà lodevole individuare altre occasioni significative, anche a livello delle parrocchie, perché il senso della comunione cresca, attingendo dalla Celebrazione eucaristica un rinnovato fervore.

Il Giorno del Signore

23. In particolare auspico che in questo anno si ponga un impegno speciale nel riscoprire e vivere pienamente la Domenica come giorno del Signore e giorno della Chiesa.

Sarei felice se si rimeditasse quanto ebbi a scrivere nella Lettera apostolica Dies Domini.

« È proprio nella Messa domenicale, infatti, che i cristiani rivivono in modo particolarmente intenso l'esperienza fatta dagli Apostoli la sera di Pasqua, quando il Risorto si manifestò ad essi riuniti insieme ( cfr Gv 20,19 ).

In quel piccolo nucleo di discepoli, primizia della Chiesa, era in qualche modo presente il Popolo di Dio di tutti i tempi ».21

I sacerdoti nel loro impegno pastorale prestino, durante questo anno di grazia, un'attenzione ancor più grande alla Messa domenicale, come celebrazione in cui la comunità parrocchiale si ritrova in maniera corale, vedendo ordinariamente partecipi anche i vari gruppi, movimenti, associazioni in essa presenti.

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18 Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Ecclesia de Eucharistia, 44 ( 17 aprile 2003 );
Codice di Diritto Canonico, can. 908;
Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, can. 702;
Pont. Cons. per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, Directorium Oecumenicum ( 25 marzo 1993 ), 122-125, 129-131: AAS 85 (1993), 1086-1089;
Congr. per la Dottrina della Fede, Lett. Ad exsequendam ( 18 maggio 2001 ): AAS 93 (2001), 786.
19 Cfr Giovanni Paolo II, Lett. ap. Novo millennio ineunte, 43 ( 6 gennaio 2001 )
20 Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. Sacrosanctum Concilium, 41
21 N. 33