Vita di Antonio

40. Come Antonio vinse i demoni

1. Una volta mi apparve un demonio che si mostrava altissimo e osò dirmi: "Io sono la potenza di Dio", e: "Io sono la Provvidenza. Che cosa vuoi che ti doni?".

2. Io allora soffiai con più forza contro di lui, invocando il nome del Cristo, e cercai di colpirlo.

Mi sembrò di averlo colpito; subito quello disparve nel nome di Cristo con tutti i demoni suoi compagni.

3. Una volta giunse mentre stavo digiunando; l’astuto aveva preso l’aspetto di un monaco e, nella visione, portava con sé del pane e mi consigliava dicendo: "Mangia! Desisti dalle tue molteplici fatiche. Sei un uomo anche tu, perderai le forze!".

4. Ma io compresi il suo tranello e mi alzai per pregare.

Il demonio non poté resistere, si dileguò uscendo attraverso la porta come fumo.

Quante volte nel deserto mi mostrò in visione dell’oro, anche solo perché lo toccassi e lo vedessi!

5. Ma io dicevo un salmo contro di lui e quello si dissolveva.

Quante volte mi copriva di colpi e io dicevo: Niente mi potrà separare dall’amore di Cristo, e allora i demoni si percuotevano ancor di più a vicenda.

6. Non ero io, però, a farlo desistere e a vincerlo, ma il Signore che dice: Vedevo Satana cadere dal cielo come folgore.

Figli miei, memore delle parole dell’Apostolo, ho riferito a me queste cose perché impariate a non scoraggiarvi nell’ascesi e a non temere le apparizioni del diavolo e dei suoi demoni.

41. I lamenti del demonio

1. E poiché raccontando son diventato come stolto, ascoltate anche quest’altro fatto e non avrete più paura.

Credetemi; non mento! Una volta un tale venne a bussare alla porta della mia abitazione, uscii e vidi un tale straordinariamente alto.

2. Gli chiesi: "Chi sei?". "Sono Satana", rispose.

Allora gli domandai: "Perché sei qui?"; ed egli disse: "Perché i monaci e tutti gli altri cristiani mi accusano senza motivo? Perché mi maledicono ogni momento?".

3. E quando gli chiesi: "Ma tu perché li molesti?", rispose: "Non sono io, sono loro che si turbano da soli.

Io ormai sono debole. Non hanno letto: Le spade del nemico hanno perduto la loro forza per sempre. Hai distrutto le loro città?

4. Non mi resta nessun posto, nessuna freccia, nessuna città.

Ovunque sono apparsi i cristiani e ormai anche il deserto è pieno di monaci.

Badino a se stessi e non mi maledicano senza motivo".

5. Io allora ammirai la grazia del Signore e gli dissi: "Benché tu sia sempre menzognero e non dica mai la verità, questa volta, anche senza volerlo, hai detto il vero perché Cristo è venuto e ti ha reso impotente, ti ha abbattuto e spogliato".

6. Quello, all’udire il nome del Salvatore, scomparve, non potendo resistere al bruciore che gli causava.

42. Chi si affida al Signore non teme il demonio

1. Se il diavolo stesso confessa di non poter fare nulla, dobbiamo assolutamente disprezzare sia lui che i suoi demoni.

Il nemico con i suoi cani ricorre a tali astuzie, ma noi, conoscendo la sua debolezza, possiamo disprezzarlo.

2. Perciò non scoraggiamoci, non meditiamo nell’anima pensieri di viltà, non creiamoci tante paure dicendo: "Forse il demonio verrà e mi abbatterà, forse mi solleverà e mi getterà a terra oppure mi assalirà all’improvviso per spaventarmi".

3. Non pensiamo affatto a queste cose, non rattristiamoci come se dovessimo perire, facciamoci coraggio piuttosto e siamo sempre pieni di gioia pensando che siamo salvati; nella nostra anima pensiamo che il Signore è con noi, lui che ha messo in fuga i demoni e li ha annientati.

4. Meditiamo e riflettiamo sempre che, se il Signore è con noi, i nemici non potranno farci nulla.

5. Quando arrivano, infatti, adeguano il loro comportamento a quello che trovano in noi e creano immagini conformi ai pensieri che trovano in noi.

6. Se dunque ci trovano pieni di paura e di turbamento, ci assalgono subito come briganti che scoprono un posto incustodito e ingigantiscono i pensieri che già trovano in noi.

Se ci vedono pieni di timore e di paura, aumentano ancora di più la nostra paura con immagini e minacce e così la povera anima è tormentata da queste cose.

7. Se invece ci trovano lieti nel Signore, intenti a pensare ai beni futuri, a meditare nel nostro cuore le cose del Signore e considerare che tutto è nelle mani del Signore e che il demonio non può far nulla contro i cristiani e non ha assolutamente alcun potere contro nessuno, vedendo che la nostra anima è resa salda da tali pensieri, si ritirano pieni di confusione.

8. Così il Nemico, vedendo Giobbe ben difeso, si ritirò da lui; si impadronì invece di Giuda che aveva trovato privo di tale difesa.

Se dunque vogliamo disprezzare il Nemico, pensiamo sempre alle cose del Signore e l’anima gioisca sempre nella speranza; allora vedremo i giochi dei demoni dissolversi come fumo e li vedremo fuggire più che inseguirci; come ho già detto, sono terribilmente paurosi perché si attendono sempre il fuoco preparato per loro.

43. Occorre smascherare il demonio interrogandolo senza paura

1. Questo vi serva quale segno perché non ne abbiate timore: quando appare una visione, non si ceda al panico, ma di qualunque genere essa sia, per prima cosa si domandi, pieni di coraggio: "Chi sei e da dove vieni?".

2. Se la visione viene dai santi, ti rassicureranno e cambieranno in gioia la tua paura;

3. se si tratta di una visione diabolica, invece, si indebolirà subito vedendo la tua forza d’animo, perché anche solo il domandare: "Chi sei e da dove vieni" è segno di un animo rappacificato.

Così Giosuè, figlio di Nun, interrogò e venne a sapere chi gli stava davanti e il Nemico non riuscì a tenersi nascosto a Daniele che lo interrogava.

44. Effetti dell’insegnamento di Antonio

1. Tutti gioivano all’udire le parole di Antonio.

In alcuni cresceva l’amore per la virtù; altri, negligenti, venivano confortati, altri ancora mutavano convinzioni.

Tutti poi erano persuasi di poter disprezzare le insidie del demonio e ammiravano il dono del discernimento degli spiriti che il Signore aveva concesso ad Antonio.

2. Sui monti le abitazioni dei solitari erano come dimore piene di cori divini che cantavano i salmi, studiavano la parola di Dio, digiunavano, pregavano, esultavano nella speranza dei beni futuri, lavoravano per poter fare l’elemosina, vivevano in amore e concordia vicendevole.

3. Si poteva vedere veramente una regione solitaria tutta consacrata al servizio di Dio e alla giustizia.

4. Non c’era là nessuno che patisse ingiustizia o si lamentasse degli agenti del fisco, ma vi era una moltitudine di asceti e in tutti l’unica preoccupazione era quella della virtù.

E così chi vedeva le loro dimore e tale schiera di monaci poteva esclamare: Come sono belle le tue dimore, Giacobbe, le tue tende, Israele!

Sono come valli ombrose, come un giardino in riva a un fiume, come tende piantate dal Signore, come cedri lungo le acque.

45. Antonio vive nel desiderio del regno dei cieli

1 Antonio, ritiratosi nella sua dimora, come era sua abitudine, intensificava la sua ascesi; ogni giorno sospirava pensando alle dimore celesti, ne aveva desiderio e meditava sulla breve durata della vita umana.

2. Al momento di mangiare, dormire o di soddisfare altre necessità del corpo, si vergognava pensando alla natura spirituale dell’anima.

3. Più volte, poi, quando stava per mangiare con molti altri monaci, ricordandosi del nutrimento spirituale, rifiutava il cibo e si allontanava ritenendo vergognoso che gli altri lo vedessero mangiare.

4. Mangiava, dunque, da solo, per le necessità del corpo; spesso, però, mangiava anche con i fratelli, sebbene se ne vergognasse, ma era rassicurato perché poteva parlare a loro edificazione.

5. Diceva che occorre prestare ogni cura all’anima piuttosto che al corpo, concedere poco tempo al corpo per i suoi bisogni, e dedicarsi, invece, interamente all’anima e cercare ciò che le è utile

6. affinché non sia trascinata dai piaceri del corpo; è il corpo che deve diventare schiavo dell’anima.

7. Questo, infatti, ha detto il Signore: Non datevi pensiero per la vostra vita, di quello che mangerete; né per il vostro corpo, come lo vestirete.

Non cercate che cosa mangerete o che cosa berrete e non affannatevi; tutte queste cose le cerca la gente del mondo, ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno.

Cercate piuttosto il suo Regno e tutto il resto vi sarà dato in aggiunta.

46. Si reca ad Alessandria a confortare i cristiani perseguitati

1. In seguito la Chiesa subì la persecuzione di Massimino.

Quando i santi martiri furono condotti ad Alessandria, Antonio lasciò la sua dimora solitaria e li seguì dicendo: « Andiamo anche noi a combattere, se saremo chiamati, o a contemplare quelli che combattono ».

2. Desiderava ricevere il martirio, non voleva però consegnarsi di sua iniziativa e serviva i confessori condannati nelle miniere e nelle prigioni.

Grande era il suo zelo in tribunale nell’incoraggiare quelli che erano chiamati a sostenere la lotta, nell’assisterli quando rendevano testimonianza e nell’accompagnarli fino alla morte.

3. Il giudice, allora, vedendo il coraggio di Antonio e dei suoi compagni e il loro zelo in quest’opera, proibì ai monaci di mostrarsi in tribunale e di abitare in città.

4. Quel giorno a tutti gli altri sembrò opportuno nascondersi, Antonio invece se ne preoccupò così poco che lavò la sua tunica e l’indomani se ne stette bene in vista in un luogo elevato di fronte al tribunale e si fece vedere apertamente dal prefetto.

5. Tutti ne furono stupiti; il prefetto, passando di là dopo l’udienza, lo notava, ma Antonio stava là senza paura, mostrando quale sia lo zelo di noi cristiani.

6. Pregava di poter subire anche lui il martirio, come ho già detto, e sembrava rattristarsi di non avere potuto testimoniare la propria fede; ma il Signore lo custodiva per il bene nostro e degli altri, perché divenisse maestro di molti nella vita ascetica che aveva appreso dalle Scritture.

7. Tanti, anche solo al vedere il suo modo di vivere, si sforzavano di imitarne la condotta.

Com’era sua abitudine, dunque, si metteva nuovamente al servizio dei confessori e, come se fosse incatenato con loro, affrontava ogni fatica per servirli.

47. Ritorna nel deserto e intensifica la sua ascesi

1. Quando cessò la persecuzione e il beato vescovo Pietro subì il martirio, Antonio partì e si ritirò di nuovo nella sua dimora solitaria; stava là e viveva ogni giorno il martirio della coscienza e combatteva le battaglie della fede.

Praticava una grande ascesi con più forte vigore;

2. digiunava continuamente, portava una veste con il pelo di capra all’interno e la pelle all’esterno, e ne fece uso fino alla morte.

Non si lavava né il corpo né i piedi con l’acqua, l’immergeva nell’acqua solo se vi era necessità.

3. Nessuno lo vide mai nudo, se non dopo la morte, quando fu sepolto.

48. Guarisce un’indemoniata

1. Antonio, dunque, si ritirò e decise di non uscire per un po’ di tempo e di non ricevere visite, ma un certo Martiniano, un ufficiale che aveva una figlia tormentata dal demonio, venne a disturbarlo.

2. Restò a lungo a battere la porta e gli chiedeva di uscire e di pregare Dio per sua figlia.

Antonio non volle aprire ma, sporgendosi dall’alto, disse: « O uomo, perché levi tali grida contro di me? Sono anch’io un uomo al pari di te.

Se credi nel Cristo che io servo, va’, prega Dio secondo la tua fede e la tua preghiera sarà esaudita ».

3. Quello subito credette, invocò il Cristo e se ne andò e sua figlia fu liberata dal demonio.

E il Signore che dice: Chiedete e vi sarà dato operò molti altri prodigi tramite Antonio.

4. La maggior parte dei malati, poiché Antonio non apriva la porta, si fermavano a dormire fuori della sua abitazione, e grazie alla loro fede e alla loro preghiera sincera venivano guariti.

49. Assediato dalle folle, desidera un luogo di solitudine

1. Come vide che molti lo importunavano e che non poteva restarsene in solitudine come era suo desiderio, temendo di insuperbirsi per i prodigi che il Signore operava per mezzo suo, o che altri lo stimassero più di quanto meritasse, rifletté e decise di ritirarsi nella Tebaide superiore, dove non era conosciuto.

Aveva già ricevuto dei pani dai fratelli e stava seduto sulla riva del fiume per vedere se per caso passava una barca per salirvi e andarsene.

2. Mentre era immerso in questi pensieri gli giunse una voce dall’alto: « Antonio, dove vai? E perché te ne vai? ».

3. Non ne rimase turbato, ma quasi fosse abituato ad essere chiamato in quel modo, l’ascoltò e rispose: « Perché le folle non mi permettono di vivere in pace, voglio andarmene nella Tebaide superiore; qui ho molti fastidi e soprattutto mi vengono richieste cose che oltrepassano le mie forze ».

4. La voce allora gli disse: « Anche se salirai nella Tebaide, anche se, come pensi di fare, te ne andrai verso le Bucolie, dovrai sopportare una fatica maggiore, due volte più grande.

Ma se vuoi veramente vivere in pace, va’ nel deserto interiore ».

5. Antonio gli disse: « E chi mi indicherà la via? Non la conosco ».

Subito la voce gli indicò dei saraceni che stavano per intraprendere quella via.

6. Antonio si avvicinò e li pregò di lasciarlo partire con loro per il deserto.

Quelli, come per un ordine della Provvidenza, lo accolsero di buon grado.

Antonio viaggiò con loro tre giorni e tre notti e giunse a un monte altissimo; alle pendici del monte scorreva dell’acqua limpida, dolce e freschissima; attorno vi era una pianura e poche palme selvatiche.

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