Apocalittica

Dal greco apocalypticós ( rivelatore, illuminante ), il termine indica l'insieme degli scritti, per lo più appartenenti alla tradizione giudaica, che contengono rivelazioni riguardanti la fine dei tempi.

Composti in periodi di tribolazione, tentano di leggere la storia alla luce della visione religiosa biblica; la storia, di conseguenza, è vista come il luogo di un conflitto drammatico tra la potenza del bene e quella del male, che comunque non sfugge alla signoria di Dio.

La modalità espositiva impiegata è quella del sogno e della visione e il linguaggio fa ampio ricorso al simbolismo naturale, animale e aritmetico, talvolta di difficile interpretazione.

I primi testi apocalittici sono contenuti nei libri biblici dei grandi profeti sorti dopo l'esilio di Babilonia ( a partire dal sec. V ): Ezechiele ( Ez 38-39 ), Isaia ( Is 24-27 e Is 34-35 ) e soprattutto Daniele, che è il testo dell'Antico Testamento più caratterizzato in questo senso.

Testi apocalittici sono presenti anche nel Nuovo Testamento; oltre all'Apocalisse di Giovanni ( v. ), molto nota è l'"apocalisse sinottica" che riporta il discorso di Gesù sulle realtà ultime ( Mc 13,1-31; Mt 24,1-44; Lc 21,5-36 ).

Molti testi apocalittici non sono entrati a far parte del canone ( v. ) biblico ( per esempio, il Libro di Enoch etiopico ).

L'apocalittica continuò a svilupparsi per alcuni secoli dell'era cristiana.

v. Apocalisse; Apocrifi

Mentre nel linguaggio moderno la parola viene collegata con qualcosa di tremendo e distruttivo, tipo fine del mondo ( film « Apocalypse Now » ), il significato originario e biblico è ben diverso.

Nel greco, « apocalisse » significa rivelazione, spiegazione, è un render manifesto.

Il libro dell'Apocalisse di Giovanni ( nella lingua inglese è detto molto meglio « Rivelazione di Giovanni » ), tutt'altro che scritto per incutere paura, aveva lo scopo di infondere coraggio ai cristiani del I secolo, perseguitati e sfiduciati, mostrando loro che Dio guida la storia umana, nonostante l'apparente assurdità di quest'ultima e l'apparente vittoria del male negli eventi.

Per far questo, il libro usa un linguaggio ( un modo di scrivere e pensare ) detto « apocalittico », tipico di un movimento giudaico del III-I secolo a.C., detto appunto « apocalittico ».

Sorta in un ambiente storico ostile al Giudaismo, l'apocalittica voleva rafforzare la fede della comunità giudaica, usando così immagini cosmiche, visioni, apparizioni, simbolismi di persone, colori, numeri ( ad es. il libro di Daniele ), in una specie di « linguaggio cifrato » che aveva lo scopo di lasciar capire la rivelazione solamente a chi aveva la chiave di lettura dei testi, ed insieme di infondere speranza nel Dio dei Padri, che guida la storia verso di se e non abbandona il suo popolo.