Canone

( Biblico ): è parola che deriva dal greco kanón, il quale era connesso a kànna ( identico al canna italiano ), che, per estensione, equivaleva anche a "bastoncino" di qualunque tipo; kanón venne quindi a designare il "regolo", la "squadra" dei co-struttori e di qui passò al significato astratto di "regola", "guida", "norma" e quindi di "elenco" dei libri sacri.

Per il NT condizione essenziale perché un'opera possa venire ammessa nel Canone è che risalga agli Apostoli, ai quali Gesù comunicò direttamente la sua rivelazione, che si chiuse definitivamente con la loro testimonianza.

Nei primi tempi ci furono oscillazioni sulla delimitazione dell'elenco: vennero esclusi taluni testi poi giudicati genuini ed inclusi altri poi rifiutati.

La lista venne però definita con sicurezza dall'autorità della Chiesa, alla quale Gesù aveva affidato ufficialmente il magistero di istruire.

Eretici, nel corso dei secoli, impugnarono l'autenticità di singoli scritti, sulla base di loro preconcetti dottrinali, indipendentemente dall'affidabilità della tradizione ecclesiale: è subdola la tentazione di trasformare la Sacra Scrittura da parola di Dio per illuminare gli uomini a strumento degli uomini per consolidare surrettiziamente le loro parole.

( Della Messa ): ne è la parte essenziale, che ripresenta la consacrazione eucaristica inaugurata da Gesù nell'ultima cena, inquadrandone la formula sacramentale (  "Questo è il mio corpo ... Questo è il calice del mio sangue ... " ) in preghiere che la evidenziano e ne applicano i frutti.

È una sublimazione della cerimonia ebraica, nella quale il capofamiglia rivolgeva a Dio un inno di glorificazione per ringraziarlo dei benefici che aveva concessi al suo popolo.

Come di regola, anche qui, l'AT preparava e raffigurava il Nuovo: il ringraziamento a Dio per il sommo beneficio della salvezza viene ora espresso ricordando e rivivendo l'offerta in sacrificio di Gesù stesso, secondo il suo comando: dal simbolo ( antico ) alla realtà ( nuova ).

La sistemazione fondamentale del Canone sembra risalire al IV secolo, pur con successive evoluzioni: esso incomincia con il Prefazio, fervida celebrazione della grandezza di Dio, prosegue con l'invocazione dello Spirito Santo perché compia la transustanziazione eucaristica ( epiclèsi ), culmina nella consacrazione e nell'elevazione che ne presenta gli effetti e si conclude con un Amen solenne, col quale la comunità ecclesiale ribadisce la sua piena aderenza a Gesù ( "Per mezzo di Cristo, con Cristo ed in Cristo " ) ed alla Trinità.

L'elenco dei libri della Bibbia riconosciuti come ispirati dall'ebraismo e dalle Chiese cristiane.

Per l'ebraismo la definizione del canone biblico si concluse nel sec. I a.C., quando il sinodo ebraico di Jamnia ( Javné ) riconobbe ispirati il Qohelet, il Cantico dei cantici e il libro di Ester, mentre non accettò i libri pervenuti in greco.

In ambito cristiano, il processo che condusse alla definizione del canone si avviò già nei primi secoli e, mentre alcuni scritti godettero presso tutte le Chiese di indiscutibile prestigio in quanto ritenuti ispirati da Dio ( Vangeli di Matteo, Marco, Luca, Giovanni, Atti, alcune Lettere di Paolo ), per altri invece vi furono discussioni.

Per quanto riguarda l'Antico Testamento, la Chiesa considerò sacri i testi ritenuti tali dal giudaismo alessandrino nella versione greca detta dei Settanta ( terminata nel sec. II a.C. ) e comprendente anche alcune opere pervenute solo in questa versione e non accettate invece dal giudaismo ( i cosiddetti libri deuterocanonici dell'Antico Testamento: Tobia, Giuditta, 1-2 Maccabei, Baruc, Siracide, Sapienza ).

Per il Nuovo Testamento la discussione riguardò le lettere agli Ebrei, Giacomo, 2 Pietro, 2-3 Giovanni, Giuda e l'Apocalisse ( i deuterocanonici del Nuovo Testamento ).

Soprattutto dalla seconda metà del sec. II alla metà del sec. V sussistettero alcuni dubbi a proposito della loro canonicità ( Eusebio; le Chiese siriaca e antiochena ), ma la maggioranza degli autori cristiani propendeva per l'ispirazione anche di questi ultimi ( Clemente, Origenc, Agostino, Girolamo ); a partire dal sec. V sembra esservi unanimità.

La definizione formale del canone biblico della Chiesa cattolica avvenne nel concilio di Trento ( 1546 ) che definì canonici 73 libri: 46 dell'Antico Testamento e 27 del Nuovo Testamento ( 4 Vangeli, Atti degli apostoli, 21 lettere apostoliche, Apocalisse ).

I protestanti ne adottarono uno più ristretto escludendo i deuterocanonici dell'Antico Testamento, da loro denominati apocrifi.

v. Apocrifi; Bibbia; Ispirazione; Parola di Dio

Dal greco « kanón », cioè « legge, regola ».

La parola indica una regola normativa per qualche settore della vita ecclesiale.

Il diritto « canonico » è cosi quello secondo le norme ecclesiastiche; il « canone » dei libri sacri è l'elenco dei libri autentici contenuti nella Bibbia cristiana ( questo elenco era già fissato nel II secolo d.C. ).

« Canone » può significare ancora l'insieme delle regole di vita di un certo gruppo o comunità: di qui il termine di « canonici », anticamente un gruppo di sacerdoti i quali avevano una specie di « regola » di vita comune.

La casa dove essi abitavano insieme era detta « domus canonica », da cui deriva l'attuale dicitura « canonica ».

In linguaggio liturgico, il « Canone » è la grande preghiera eucaristica della Messa, dal Santo al Padre nostro, che culmina nella consacrazione dei doni.

Le scritture sacre rappresentano un complesso più vasto del « libro della legge » ( 1 Mac 3,48 ) o « libro sacro » ( 2 Mac 8,23 ); si tratta di tutti i libri a cui viene riconosciuta una autorità divina.

Il canone dell'A. T. si costituisce a questo punto: un salmo viene citato come « Scrittura » ( 1 Mac 7,17 ) e il prologo dell'Ecclesiastico ( 132 a. c. ) già conosce la divisione in Legge, Profeti e « altri libri » ( 2 Mac 2,13 ) che rimarrà la divisione della bibbia ebraica ( Rm 1,2; 2 Tm 3,15+ ).

1 Mac 12,9

Concilio Ecumenico Vaticano II

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Sua estensione Dei verbum 11
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Catechismo della Chiesa Cattolica

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