Cronache

Due libri storici della Bibbia.

In ebraico sono intitolati Dibre Hajjamim ( annali, o cronache ); nella versione greca dei Settanta ricevono il nome di Paralipomeni, cioè "fatti omessi", allusione a quanto è stato tralasciato dal Pentateuco, dai libri di Samuele e da quelli dei Re che le Cronache intendono narrare.

Fu Gerolamo ad attribuire ai due libri il nome di Cronache.

Insieme a Esdra e Neemia i due libri delle Cronache sono considerati opera di un medesimo autore o di una stessa scuola storiografica; la redazione primitiva viene collocata tra il 350 e il 300 a. C.; la forma attuale viene fatta risalire al 200 a.C.

Dopo l'esilio di Babilonia i superstiti del popolo di Israele, ritornati a Gerusalemme, attingono forza e speranza nell'adesione alle proprie radici, nel riappropriarsi della propria storia.

Selezionando attentamente il materiale a propria disposizione, il cronista pone al centro della sua opera le vicende di David; il popolo radunatesi attorno a David viene proposto quale modello per gli ebrei ritornati dall'esilio.

La prima parte dell'opera ( 1 Cr 1-9 ) costituisce una rapida presentazione della preistoria della dinastia davidica in un succedersi di genealogie che elencano i discendenti di Adamo tino a Saul.

La seconda parte ( 1 Cr 10-29 ) narra le vicende di David dalla morte di Saul alla conquista di Gerusalemme e al trasferimento in essa dell'arca.

La profezia di Natan ( 1 Cr 17 ) riprende sostanzialmente 2 Samuele 7; nei capitoli 18-20 si da resoconto delle imprese contro i moabiti, gli ammoniti, i filistei.

David predispone il terreno e i mezzi per la costruzione del Tempio ( 1 Cr 21-27 ) e, prima di morire, raccomanda a Salomone di costruire il Tempio secondo il modello da lui progettato.

Nella terza parte ( 2 Cr 1-9 ) si narra l'attività di Salomone; il Tempio viene costruito e consacrato.

Viene ricordata anche la visita della regina di Saba e si fa menzione dell'enorme ricchezza di Salomone.

I capitoli 30-36 presentano tutti i re di Giuda.

A conclusione della narrazione della caduta di Gerusalemme e della deportazione viene riportato l'editto di Ciro che promette il ritorno in patria degli esiliati.

Nell'esporre queste vicende il cronista si avvale di fonti antiche tralasciando però tutto quanto potrebbe offuscare la gloria di David e di Salomone.

Nella sua descrizione idealizzata dell'età davidica proietta in quest'epoca tradizioni cultuali ben più tarde quali la suddivisione delle classi sacerdotali e l'istituzione di alcune feste liturgiche.

A lungo trascurate perché ritenute inutili ripetizioni dei libri storici precedenti, le Cronache furono commentate per la prima volta da Rabano Mauro ( 784-856 ), monaco benedettino e arcivescovo di Magonza.

In tempi recenti sono oggetto di rinnovato interesse da quando si è iniziato a vedere in esse una testimonianza di un'esegesi e di un'attualizzazione dei testi biblici all'interno della Bibbia stessa.