Discorsi sul Nuovo Testamento

Indice

Sulle parole del Vangelo di Mt

Mt 7,7 "Chiedete e vi sarà dato" ecc. Esortazione a fare l'elemosina

1.1 - Nostro padre è Dio
2.2 - Solo Dio ci fa buoni
3.3 - Il bene è duplice
4.4 - Si deve distribuire il denaro per aver la giustizia
4.5 - La similitudine del giudice iniquo
5.6 - Parabola dell'amico importuno
6.7 - Come dobbiamo essere, a chi e che cosa chiedere nella preghiera
7.8 - Chi sono, a chi e che cosa chiedono i mendicanti
8.9 - Il ricco e il povero uguali nella nascita e nella morte
9.10 - Una cosa è l'essere ricco, un'altra volerlo diventare
10.11 - Con le ricchezze si deve acquistare la vita eterna
11.12 - Come i ricchi devono usare il superfluo
12.13 - Invito pressante all'elemosina

1.1 - Nostro padre è Dio

Nel passo del santo Vangelo, che è stato letto il Signore ci ha esortati a pregare.

Chiedete - dice - e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperta la porta.

Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa verrà aperta la porta.

Chi di voi, uomini, darebbe una pietra al proprio figlio che gli chiede un pane?

Chi gli darebbe un serpente se gli chiede un pesce? O gli darebbe forse uno scorpione se gli chiede un uovo?

Se dunque voi - dice - pur essendo cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è in cielo darà cose buone a quelli che gliele chiedono? ( Mt 7,7-11 )

Voi - dice - pur essendo cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli.

È una cosa meravigliosa, fratelli: noi siamo cattivi, ma abbiamo un padre buono.

Che c'è di più evidente? Abbiamo udito il nostro nome: Pur essendo cattivi - dice - voi sapete dare cose buone ai vostri figli.

Ma osservate quale Padre mostra a coloro che ha chiamati cattivi: quanto più [ le darà ] il Padre vostro.

Padre di chi? Senza dubbio d'individui cattivi!

E quale Padre? Dio, all'infuori del quale nessuno è buono. ( Lc 18,19 )

2.2 - Solo Dio ci fa buoni

Noi dunque, fratelli, che siamo cattivi, abbiamo un Padre buono affinché non continuiamo a restare sempre cattivi.

Nessuno ch'è cattivo fa buono un altro.

Se nessuno cattivo rende buono un altro, in qual modo uno cattivo farà buono se stesso?

Uno che è cattivo è reso buono solo da colui che è sempre buono.

Guariscimi, Signore, e io sarò guarito - è detto -; salvami e sarò salvo. ( Ger 17,14 )

Perché i bugiardi mi dicono menzogne, e cioè: "Sei tu che ti farai salvo, se lo vorrai"?

Guariscimi, Signore, e io sarò guarito.

Noi siamo stati creati buoni dal Buono, poiché Dio ha fatto l'uomo retto, ( Qo 7,29 ) ma siamo diventati cattivi di nostra propria volontà.

Abbiamo potuto diventare cattivi da buoni ch'eravamo, e potremo da cattivi diventare buoni.

Ma solo chi è sempre buono può far diventare buono uno ch'è cattivo, poiché l'uomo non ha potuto guarirsi di sua propria volontà.

Tu non cerchi il medico perché ti faccia male ma, se ti sarai fatto male, cerchi uno che ti guarisca.

Noi dunque, pur essendo cattivi, sappiamo dare ai nostri figli i beni che servono per un certo tempo, i beni temporali, corporali, carnali. In realtà sono beni anche questi, chi ne dubita?

Sono beni il pesce, l'uovo, il pane, i frutti, il frumento, la luce che vediamo, l'aria che respiriamo; le stesse ricchezze, di cui si vantano tanto gli uomini da non riconoscere come loro simili gli altri uomini, le ricchezze, ripeto, di cui gli uomini si vantano tanto, da preferire di avere uno splendido vestito anziché considerare la pelle che hanno in comune con gli altri; le stesse ricchezze dunque sono buone, ma tutti questi beni, che ho menzionati, possono essere posseduti dai buoni e dai cattivi e, pur essendo cose buone, tuttavia non possono rendere buoni gli uomini.

3.3 - Il bene è duplice

È dunque bene ciò che rende buoni, ed è un bene ciò con cui uno fa buono qualcun altro.

Il bene che rende buoni è Dio. Poiché non rende buono l'uomo se non colui ch'è sempre buono.

Affinché dunque tu sia buono, invoca Dio.

Esiste però un altro bene con cui puoi far del bene, vale a dire tutto ciò che possederai.

È l'oro, è l'argento: non è un bene capace di render buono te stesso, ma con cui potrai fare il bene.

Tu possiedi oro e argento, eppure brami oro e argento.

Lo hai, eppure lo brami; ne hai tanto, eppure lo desideri ardentemente.

Questa è una malattia, non è una ricchezza.

Si trovano uomini infermi di questa malattia, uomini che sono pieni di liquido, eppure hanno sempre sete.

Sono pieni di liquido, eppure hanno sete di liquido.

Come mai dunque tu godi dell'opulenza, tu che hai una cupidigia simile all'idropisia?

Tu dunque possiedi dell'oro: è un bene; lo possiedi non per essere buono, ma per fare con esso il bene.

"Quale bene potrò fare con l'oro?", mi domanderai.

Non hai udito il salmo? Ha dato largamente ai poveri - è detto -; la sua giustizia rimane per sempre. ( Sal 111,9 )

Ecco il bene, grazie al quale tu sarai buono: la giustizia.

Se hai il bene con cui essere buono, fa' il bene col bene con cui non sei buono.

Hai del denaro? distribuiscilo. Distribuendo il denaro, aumenterai la giustizia.

Diede infatti generosamente il denaro, lo distribuì, lo diede ai poveri; la sua giustizia rimane per sempre.

Vedi che cosa diminuisce e che cosa aumenta.

Diminuisce il denaro, aumenta la giustizia.

Diminuisce ciò che eri destinato a lasciare, ad abbandonare, aumenta ciò che possederai per sempre.

4.4 - Si deve distribuire il denaro per aver la giustizia

Vi do un consiglio per far guadagni: imparate a commerciare.

Tu infatti elogi il mercante che vende il piombo e guadagna l'oro, e non elogi il commerciante che distribuisce il denaro e acquista la giustizia?

"Ma io - tu obietti - non distribuisco il denaro, perché non ho la giustizia.

Distribuisca pure il denaro chi ha la giustizia; ma io, che non ho la giustizia, lascia che mi tenga il mio denaro".

Dunque, poiché non hai la giustizia, non vuoi distribuire il denaro? Distribuiscilo piuttosto per avere la giustizia.

Da chi infatti avrai la giustizia, se non da Dio, sorgente della giustizia?

Se dunque vuoi avere la giustizia, devi essere mendicante di Dio, il quale poco prima nel Vangelo ti esortava a chiedere, a cercare, a bussare.

Egli conosceva bene il mendicante che lo implorava; ed ecco, il padre di famiglia possessore d'immense ricchezze, cioè delle ricchezze spirituali ed eterne, ti esorta e dice: "Chiedi, cerca, bussa. Chi chiede, riceve; chi cerca, trova e a chi bussa, verrà aperto". ( Mt 7,7 )

Se ti esorta a chiedere, ti rifiuterà forse ciò ché chiedi?

4.5 - La similitudine del giudice iniquo

Considera la similitudine o parabola, enunciata in forma di contrasto come è quella del giudice iniquo, con cui il Signore ci esorta a pregare, quando dice: C'era in una città un giudice che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno.

Una vedova andava ogni giorno a supplicarlo: "Fammi giustizia".

Per un po' di tempo il giudice non volle intervenire, ( Lc 18,1-8 ) ma quella non cessava di supplicarlo e il giudice fece, spinto dalla molesta insistenza, ciò che non voleva fare per benevolenza.

Così in effetti ci ha esortati a pregare con questa parabola enunciata in forma di contrasto.

5.6 - Parabola dell'amico importuno

Andò - dice il Signore - da un suo amico un tale, dal quale era giunto un amico di passaggio, e cominciò a bussare e a dire: "È giunto da me un amico di passaggio; imprestami tre pani".

Ma l'altro gli rispose: "Io sono già a letto e i miei servi sono anch'essi a letto". ( Lc 11,5-15 )

Quello però non desiste, non si smuove, insiste, bussa e, come un amico, chiede l'elemosina a un amico.

E che dice il Signore? Io vi dico che l'amico si alza e non per l'amicizia con l'altro, ma per la sua importunità, gli dà i pani che voleva. ( Lc 11,5-15 )

Non per l'amicizia, benché sia amico, ma per l'importunità.

Che vuol dire: per l'importunità? Vuol dire che non cessò di bussare, che, pur essendogli stato opposto un rifiuto, non si allontanò.

Colui, che rifiutava di dare, fece quanto gli chiedeva l'amico, perché questo non si stancò di pregare.

Quanto più darà Colui che è il buono, il quale ci esorta a chiedere, al quale dispiace che noi non chiediamo?

Ma se talora tarda a dare, vuol solo mettere in risalto i doni, ma non ce li nega.

I doni desiderati a lungo sono più dolci quando li otteniamo; quando invece sono dati subito essi perdono di valore.

Chiedi, cerca, bussa: chiedendo e cercando, diventerai sempre più capace di ricevere.

Dio ti tiene in serbo ciò che non vuol darti presto affinché anche tu impari a desiderare grandemente le cose grandi.

Bisogna quindi pregare sempre senza stancarsi. ( Lc 18,1 )

6.7 - Come dobbiamo essere, a chi e che cosa chiedere nella preghiera

Se dunque, fratelli miei, Dio ci ha fatti suoi mendicanti, col darci l'ammonimento, l'esortazione, il comando di chiedere, cercare, bussare, consideriamo anche noi quali sono coloro che domandano a noi.

Se siamo noi a chiedere, a chi chiediamo? Chi siamo noi che chiediamo?

Che cosa chiediamo? Dunque a chi, chi e che cosa chiediamo?

Noi chiediamo a Dio, ch'è buono, mentre noi siamo uomini cattivi, e chiediamo la giustizia con cui essere buoni.

Noi dunque chiediamo ciò che ci auguriamo di possedere per sempre e, una volta che ne saremo saziati, di non aver più bisogno di nulla.

Ma affinché possiamo saziarci, dobbiamo aver fame e sete; avendo fame e sete cerchiamo di chiedere, cercare, bussare.

Beati infatti coloro che hanno fame e sete della giustizia. ( Mt 5,6 )

Perché beati? Hanno fame e sete e sono beati? Quando mai la miseria è beata?

Non sono beati perché hanno fame e sete, ma perché saranno saziati. ( Mt 5,6 )

La felicità sarà nella sazietà, non già nella fame.

Ma la fame deve precedere la sazietà affinché la nausea non ci allontani dal prendere il cibo.

7.8 - Chi sono, a chi e che cosa chiedono i mendicanti

Abbiamo dunque detto a chi dobbiamo chiedere, chi siamo noi che chiediamo, che cosa dobbiamo chiedere.

Ma si domanda [ qualcosa ] anche a noi.

Siamo infatti mendicanti di Dio; affinché egli riconosca i suoi mendicanti, cerchiamo di conoscere anche noi i nostri.

Ma anche in questo caso, quando ci si chiede [ qualcosa ], cerchiamo di considerare chi sono coloro che chiedono, a quali individui chiedono, che cosa chiedono.

Chi sono coloro che chiedono? Sono uomini. A chi chiedono? A uomini.

Chi sono quelli che chiedono? Sono mortali. A chi chiedono? A dei mortali.

Chi sono coloro che chiedono? Sono esseri fragili. A chi cedono? A esseri fragili.

Chi sono coloro che chiedono? Sono dei miseri. A chi chiedono? A dei miseri.

Prescindendo dalla sostanza dei loro averi, coloro che chiedono sono tali quali coloro a cui chiedono.

Con quale faccia tosta oserai rivolgere una preghiera al tuo Signore, dal momento che non riconosci un tuo uguale?

"Non sono - si dice - uno come lui; Dio non voglia ch'io sia come lui!".

Così parla di un cencioso chi è vestito interamente di seta.

Ma io interrogo le persone senza [ considerare ] gli abiti che indossano.

Non interrogo quali siete riguardo agli abiti, ma quali siete nati.

Gli uni e gli altri nudi, deboli, mentre iniziavate una vita infelice e perciò gli uni e gli altri piangendo.

8.9 - Il ricco e il povero uguali nella nascita e nella morte

Ebbene, o ricco, ricorda la tua origine: vedi se hai portato qualcosa in questo mondo.

Ordunque, tu ci sei venuto e vi hai trovato tante cose.

Dimmi, ti prego, che cosa vi hai portato? Dimmi che cosa hai portato: oppure, se ti vergogni di dirlo, ascolta l'Apostolo: In questo mondo non abbiamo portato nulla. ( 1 Tm 6,7 )

Niente - dice - abbiamo portato in questo mondo.

Ma forse, poiché non vi hai portato nulla e vi hai trovato molte cose, potrai portarne via qualcosa?

Ma poiché forse per amore delle ricchezze hai paura di confessare questa verità, ascolta anche questa e te la dica l'Apostolo, che non ti lusinga.

Non abbiamo portato nulla in questo mondo, naturalmente quando siamo nati, ma non potremo nemmeno portarne via nulla, ( 1 Tm 6,7 ) naturalmente quando andremo all'altro mondo.

Non hai portato nulla, nulla porterai via: e allora perché ti gonfi d'orgoglio contro il povero?

Quando nascono i bambini, si tirino da parte i genitori, i servi, i clienti; si tiri da parte la folla ossequiente e si riconoscano i bambini ricchi che piangono.

Ammettiamo che due donne, una ricca e una povera, partoriscano nello stesso tempo: senza considerare i bimbi dati alla luce da esse, si allontanino un momento, poi tornino: li potranno riconoscere?

Ecco, tu ricco non hai portato nulla in questo mondo e non potrai portar via nulla.

Quel che ho detto dèi nati, lo dico dei morti.

Quando per combinazione si sfasciano i sepolcri vecchi, provatevi almeno a riconoscere le ossa d'un ricco!

Tu dunque, o ricco, ascolta l'Apostolo: Niente abbiamo portato in questo mondo.

Riconoscilo: è la verità. Ma non potremo nemmeno portarne via nulla. Riconoscilo: anche ciò è vero.

9.10 - Una cosa è l'essere ricco, un'altra volerlo diventare

Che cosa dice subito dopo? Quando abbiamo cibo e vestiti, accontentiamoci di queste cose.

Coloro infatti che vogliono arricchire, incappano nelle tentazioni e in molti desideri funesti, che fanno precipitare gli uomini nella rovina e nella perdizione.

Radice infatti d'ogni male è l'amore del denaro, e alcuni, avendo tale amore, si sono sviati dalla fede. ( 1 Tm 6,8-9 )

Considera attentamente che cosa hanno abbandonato.

Ti affliggi che lo abbiano abbandonato? Osserva dove sono andati a ficcarsi.

Ascolta: Si sono sviati dalla fede e si sono martoriati da se stessi con molti dolori. ( 1 Tm 6,10 )

Ma chi? Coloro che vogliono diventare ricchi.

Una cosa è essere ricco, un'altra è voler diventare ricco.

Ricco è chi è nato da ricchi: non è ricco perché lo ha voluto, ma perché molti gli hanno lasciato l'eredità.

Vedo i suoi averi, non interrogo i suoi piaceri.

Riguardo a questi si accusa la passione; non l'oro o l'argento o le ricchezze, ma la passione.

Orbene, coloro che non desiderano diventare ricchi, o non se ne curano, o non sono infiammati dalle passioni, non sono accesi dall'amore ardente del denaro, ma sono ricchi, ascoltino l'Apostolo.

È stato letto oggi: Ai ricchi di questo mondo devi raccomandare.

Devi raccomandare. Che cosa? Raccomanda anzitutto di non essere orgogliosi. ( 1 Tm 6,17 )

Non c'è nulla che sia prodotto dalla ricchezza come l'orgoglio.

Ogni specie di frutto, o di seme, ogni specie di cereali, di albero ha il proprio verme.

Uno è il verme del melo, un altro quello del pero, della fava, del grano. Il verme della ricchezza è la superbia.

10.11 - Con le ricchezze si deve acquistare la vita eterna

Raccomanda dunque vivamente ai ricchi di questo mondo di non essere orgogliosi.

Ha condannato l'abuso [ della ricchezza ], ce ne insegni adesso il giusto uso.

Non essere superbi. Non essere superbi, ma di che cosa?

Di quanto dice subito dopo: di non riporre la speranza nelle ricchezze incerte. ( 1 Tm 6,17 )

Coloro che non ripongono la speranza nelle ricchezze incerte, non sono superbi.

Se non si levano in superbia, abbiano timore.

Se temono, non si levano in superbia. Quanti ieri erano ricchi e oggi sono poveri!

Quanti si addormentano ricchi ma, poiché vengono i briganti e portano via tutto, si destano poveri!

Non riporre, dunque, la speranza nelle ricchezze incerte, ma nel Dio vivente, che ci dà tutto in abbondanza, affinché ne godiamo, ( 1 Tm 6,17 ) e cioè sia le temporali che le eterne; ma di più le cose eterne perché ne godiamo, e le temporali perché ne usiamo.

Le cose temporali come a viandanti, le eterne come ad abitanti.

Le temporali per fare azioni buone, le eterne per diventare buoni.

Dunque questo facciano i ricchi: non siano orgogliosi e non ripongano le speranze nelle ricchezze incerte, ma nel Dio vivente che ci dà tutto in abbondanza perché ne godiamo. ( 1 Tm 6,17 )

Questo facciano i ricchi. Ma con i loro beni che cosa dovrebbero fare?

Ascolta: Siano ricchi di opere buone, diano con facilità. Infatti ne hanno la possibilità.

E allora perché non lo fanno? L'unica difficoltà è la povertà, ma essi diano con facilità, perché ne hanno i mezzi.

Ne rendano partecipi gli altri, cioè riconoscano come loro pari gli altri mortali.

[ Dei loro beni ] ne rendano partecipi gli altri e si prepareranno così un solido capitale per il futuro. ( 1 Tm 6,18-19 )

Per il fatto che - dice l'Apostolo - io li esorto a dare con facilità, a rendere partecipi gli altri, ciò non vuol dire che io voglia spogliarli e lasciarli nudi e privi di mezzi.

Quando ammonisco: Si preparino un solido capitale, insegno dove sia il guadagno.

Poiché non voglio che rimangano poveri.

Si preparino un solido capitale; lo dico non perché perdano le ricchezze ma mostro dove debbano trasferirle.

Si preparino un solido capitale per il futuro, affinché acquistino la vera vita. ( 1 Tm 6,19 )

Vanità di vaneggianti, e ogni cosa è vanità.

Quali beni tanto grandi raccoglierà l'uomo da tutti i suoi affanni con cui si affatica sotto il sole? ( Qo 1,2-3 )

Bisogna dunque acquistare la vera vita; bisogna trasportare i nostri beni nel luogo della vera vita, per trovare lassù ciò che diamo quaggiù.

Li trasforma Colui che trasforma anche noi.

11.12 - Come i ricchi devono usare il superfluo

Date dunque ai poveri, fratelli miei. Quando abbiamo da mangiare e da vestirci, accontentiamoci. ( 1 Tm 6,8 )

Delle proprie ricchezze il ricco non ha se non ciò che gli chiede il povero, cioè il vitto e il vestito.

Che cosa perciò tu ricavi di più da tutti i tuoi averi? Tu prendi di che nutrirti, prendi il necessario per vestirti.

Dico " il necessario ", non l'inutile, non il superfluo.

Che cosa vuoi prendere di più dalle tue ricchezze? Dimmelo.

Tutti gli altri tuoi averi saranno di certo superflui.

Ciò che per te è superfluo, dev'essere il necessario per i poveri.

"Ma a me - tu dici - viene apparecchiata una tavola sontuosa, mi nutro di cibi molto costosi".

Un povero invece di che cosa si nutre? Di cibi comuni!

"Un povero si nutre di cibi comuni, io invece - si dice - di cibi molto costosi".

Una volta che ambedue vi siete saziati, io vi domando: "Un cibo assai costoso entra nel tuo stomaco: che succede dopo che c'è entrato?".

Se nello stomaco avessimo degli specchi, non ci vergogneremmo forse di tutti i cibi assai costosi, di cui uno si è saziato?

Ha fame il povero come il ricco. Cerca di saziarsi sia il povero che il ricco.

Il povero appaga il suo bisogno con cibi di poco prezzo, il ricco invece con cibi assai pregiati.

L'appagamento del bisogno è uguale: uno solo è il bene a cui vogliono arrivare ambedue, ma il primo per la via più breve, l'altro per vie tortuose.

"Ma appaga meglio il mio gusto una tavola imbandita con cibi squisiti".

Poiché tu sei schifiltoso, a stento ti sazi. Non sai quanto è saporito un cibo condito dalla fame.

Ma io non ho detto ciò per costringere i ricchi a mangiare pasti e cibi dei poveri.

I ricchi si attengano pure al modo di vivere adatto alla loro debolezza, ma si affliggano di non essere in grado di fare altrimenti.

Sarebbe infatti meglio se potessero fare diversamente.

Se dunque il povero non si vanta della sua indigenza, perché mai tu ti vanti della tua debolezza?

Fa' uso dei cibi squisiti, assai costosi, poiché hai questa abitudine, poiché non sei capace di nutrirti diversamente, poiché, se cambiassi abitudine, ti ammaleresti.

Ti è concesso; fa' uso del superfluo, ma da' ai poveri il necessario; fa' uso di cose pregiate, ma da' ai poveri le cose di poco valore.

Il povero aspetta da te, tu aspetti da Dio; quello aspetta la tua mano ch'è stata fatta come la sua, tu aspetti la mano di Colui che ha creato te.

Dio però non ha creato solo te ma anche il povero con te.

Ha dato a voi la vita presente come un'unica via: siete compagni di viaggio, camminate per la medesima strada; egli non porta nulla, tu invece hai un carico troppo pesante; egli non porta con sé nulla, tu invece porti con te più di quanto ti è necessario.

Porti un carico pesante: da' al povero parte di ciò che hai e cosi tu lo sostenterai e sosterrai un peso minore.

12.13 - Invito pressante all'elemosina

Date dunque ai poveri; ve ne prego, vi esorto, ve lo raccomando, ve lo comando.

Date ai poveri tutto ciò che vorrete.

Non terrò nascosto alla Carità vostra il motivo per cui ho avuto bisogno di farvi questo discorso.

Da quando io sono qui, mentre mi reco in chiesa e me ne torno, i poveri m'implorano d'intervenire in loro favore dicendomi di raccomandarvi di dar loro qualcosa.

Mi hanno esortato a dirvi ciò: quando vedono che da voi non ricevono nulla, giudicano che le mie fatiche spese tra voi sono inutili.

Aspettano qualcosa anche da me: io do quanto possiedo, do secondo le mie possibilità, ma sono forse in grado di soddisfare le loro necessità?

Poiché dunque non sono capace di soddisfare le loro necessità, sarò almeno loro ambasciatore presso di voi.

Avete ascoltato, avete lodato. Sia ringraziato Dio.

Avete ricevuto il seme e risposto con le parole.

Queste vostre lodi ci sono piuttosto di peso e ci mettono in pericolo: le sopportiamo e tremiamo nell'ascoltarle.

Tuttavia, fratelli miei, queste vostre lodi sono soltanto le foglie degli alberi; noi andiamo in cerca del frutto.

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