Summa Teologica - I

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Articolo 3 - Se gli angeli superiori conoscano mediante specie più universali in confronto agli angeli inferiori

Infra, q. 89, a. 1; In 2 Sent., d. 3, q. 2, a. 2; C. G., II, c. 98; De Verit., q. 8, a. 10; De anima, a. 7, ad 5; In De Causis, lect. 10.

Pare che gli angeli superiori, in confronto agli angeli inferiori, non conoscano mediante specie più universali.

Infatti:

1. Evidentemente l'universale è ciò che viene astratto dai particolari.

Ma gli angeli non intendono mediante specie astratte dalle cose.

Quindi non si può dire che le specie dell'intelletto angelico siano più o meno universali.

2. Ciò che è conosciuto nelle sue note peculiari è conosciuto più perfettamente di quanto lo è in modo più universale, poiché il conoscere una cosa in modo universale [ e generico ] sta in qualche modo tra la potenza e l'atto.

Se quindi gli angeli superiori conoscono mediante specie più universali rispetto agli angeli inferiori, ne seguirà che gli angeli superiori hanno una scienza più imperfetta rispetto a quella degli inferiori.

3. Una stessa entità non può essere la nozione propria di più cose.

Ma se l'angelo superiore per mezzo di una sola idea universale conoscesse una pluralità di cose che dall'angelo inferiore vengono conosciute mediante molteplici idee speciali, ne seguirebbe che l'angelo superiore si serve di un'unica idea universale per conoscere più cose.

Quindi non potrà avere una conoscenza propria di ogni singola cosa.

Conclusione questa inammissibile.

In contrario:

Dionigi [ De cael. hier. 12,2 ] insegna che gli angeli superiori partecipano di una scienza più universale rispetto agli inferiori.

- E anche nel libro De Causis [ 10 ] si legge che gli angeli superiori hanno idee più universali.

Dimostrazione:

Si dice che nella realtà esistono degli esseri superiori per il fatto che essi sono più vicini e più simili all'unico primo essere che è Dio.

Ora, in Dio tutta la pienezza della conoscenza intellettiva viene racchiusa in un solo principio, cioè nell'essenza divina, per mezzo della quale Dio conosce tutte le cose.

Tale pienezza intellettuale si riscontra invece negli intelletti creati in modo meno perfetto e meno semplice.

È necessario perciò che gli intelletti inferiori conoscano per mezzo di molte idee ciò che Dio conosce per mezzo di un solo principio: e conosceranno mediante un numero di idee tanto maggiore quanto più limitato sarà l'intelletto.

Di conseguenza, quanto più un angelo è superiore, tanto meno numerose saranno le specie di cui deve servirsi per conoscere tutti gli oggetti intelligibili.

Perciò è necessario che le sue idee siano più universali, e cioè che ognuna di esse abbracci una più estesa pluralità di cose.

- E di ciò possiamo trovare un certo indizio nella nostra esperienza.

Ci sono infatti alcuni che non riescono a capire una verità intellettuale se essa non viene loro spiegata minutamente nelle sue applicazioni ai singoli casi: e ciò dipende dalla debolezza del loro intelletto.

Altri invece, essendo dotati di un'intelligenza più acuta, da pochi princìpi sono in grado di comprendere molte cose.

Analisi delle obiezioni:

1. Che l'universale sia astratto dai singolari è cosa puramente accidentale, dovuta al fatto che l'intelletto che lo conosce deriva la sua conoscenza dalle cose.

Nel caso però di un intelletto che non deriva la sua conoscenza dalle cose, l'universale da esso conosciuto non sarà astratto dalle medesime, ma in una maniera o nell'altra preesisterà ad esse: o perché ne è la causa, come le nozioni universali delle cose esistenti nel Verbo di Dio, o almeno per una precedenza di natura, come le idee universali delle cose nell'intelletto angelico.

2. Una conoscenza può dirsi universale in due modi.

Primo, dal punto di vista della cosa conosciuta, quando cioè [ si vuole indicare che ] si conosce soltanto la natura generica e universale della cosa.

E così intesa la conoscenza universale è più imperfetta: chi infatti conoscesse dell'uomo soltanto l'animalità, ne avrebbe una conoscenza imperfetta.

Secondo, dal punto di vista del mezzo conoscitivo.

E in tal senso la conoscenza più universale è più perfetta: infatti l'intelligenza che servendosi di un unico mezzo [ conoscitivo ] universale può conoscere gli aspetti propri dei singolari è più perfetta di quella che non lo può.

3. Una stessa entità non può esprimere la natura propria e adeguata di molti esseri.

Ma se si tratta di un'entità sovraeminente, allora la stessa entità può valere come nozione propria ed esemplare di più cose.

Così nell'uomo vi è una prudenza universale che si estende a tutti gli atti delle virtù: quindi essa può anche valere come la nozione propria e il prototipo di quella particolare prudenza che si trova nel leone relativamente agli atti della magnanimità, e di quella che si trova nella volpe rispetto agli atti della cautela, e così via.

Parimenti l'essenza divina, a causa della sua sovraeminenza, va considerata come la nozione propria [ e il prototipo ] delle singole cose: perché in essa vi è qualcosa in forza di cui tutti i singoli esseri, secondo la loro nozione propria, diventano simili a Dio.

E lo stesso si dica a proposito delle nozioni universali esistenti nella mente dell'angelo: che cioè tali nozioni, a causa della loro sovraeminenza, possono servire per conoscere una pluralità di cose con una conoscenza propria.

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