Summa Teologica - I

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Articolo 1 - Se Adamo nello stato di innocenza avesse il dominio sugli animali

In 2 Sent., d. 44, q. 1, a. 3

Pare che Adamo nello stato di innocenza non avesse il dominio sugli animali.

Infatti:

1. Afferma S. Agostino [ De Gen. ad litt. 9,14.24 ] che gli animali furono condotti ad Adamo, perché imponesse loro il nome, dagli angeli.

Ma questo intervento degli angeli non sarebbe stato necessario se l'uomo avesse avuto direttamente il dominio sugli animali.

Egli dunque non aveva nello stato di innocenza il dominio sugli altri animali.

2. Non è conveniente unire sotto un dominio unico esseri in discordia fra loro.

Ma noi vediamo che molti animali sono in discordia, come la pecora e il lupo.

Quindi non tutti gli animali potevano essere sottoposti all'unica signoria dell'uomo.

3. S. Girolamo [ ? ] scrive che « Dio conferì all'uomo il dominio sugli animali, benché prima del peccato non ne avesse bisogno, perché sapeva già che di essi si sarebbe servito dopo la caduta ».

Quindi bisogna ammettere per lo meno che l'esercizio del dominio sugli animali non si addiceva all'uomo prima del peccato.

4. Caratteristica del padrone è comandare.

Ma non si può comandare che a un essere razionale.

Quindi l'uomo non aveva il dominio sugli animali irrazionali.

In contrario:

A proposito dell'uomo sta scritto [ Gen 1,26 ]: « Domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su tutte le bestie selvatiche ».

Dimostrazione:

Come abbiamo già detto [ q. 95, a. 1 ], l'insubordinazione all'uomo di tutto ciò che avrebbe dovuto essergli soggetto fu un castigo conseguente alla sua disobbedienza a Dio.

Quindi l'uomo, nello stato di innocenza e prima del peccato, non trovava ribellione alcuna negli esseri che per natura dovevano essergli sottoposti.

Ora, tutti gli animali sono naturalmente sottoposti all'uomo, come si rileva da tre considerazioni.

Innanzitutto in base allo stesso ordine genetico delle cose.

Come infatti nella genesi delle cose naturali noi riscontriamo un certo ordine, che procede dall'imperfetto al perfetto ( infatti la materia è ordinata alla forma, e la forma meno perfetta a quella più perfetta ), così avviene anche nell'uso delle realtà naturali, che cioè gli esseri inferiori servono a quelli superiori: infatti le piante sfruttano la terra per nutrirsi, gli animali si nutrono delle piante e gli uomini si nutrono sia delle piante che degli animali.

È quindi nell'ordine della natura che l'uomo abbia il dominio sugli animali.

Per cui dice il Filosofo [ Polit. 1,3 ] che la caccia degli animali selvatici è giusta e naturale, poiché con essa l'uomo rivendica ciò che per natura gli appartiene.

Secondo, ciò risulta anche dall'ordine della divina provvidenza, che governa sempre gli esseri inferiori mediante i superiori.

Per cui, essendo l'uomo creato a immagine di Dio, e quindi superiore agli altri animali, è logico che gli altri animali siano sottoposti al suo dominio.

Terzo, la medesima conclusione appare evidente dal confronto tra le proprietà dell'uomo e quelle degli altri animali.

In questi ultimi infatti si riscontra, fondata sul loro istinto naturale, una partecipazione della prudenza in ordine ad alcuni atti particolari, mentre nell'uomo si riscontra la prudenza nella sua universalità, in quanto è la retta norma di tutto il nostro operare.

Ora, tutto ciò che è per partecipazione dipende da ciò che è in assoluto e per essenza.

Quindi è evidente la subordinazione all'uomo degli altri animali.

Analisi delle obiezioni:

1. Il potere superiore può compiere sui sottoposti molte cose che non sono possibili a un potere più basso.

Ma l'angelo è per natura superiore all'uomo.

Quindi la virtù degli angeli poteva compiere sugli animali degli effetti che trascendono le capacità dell'uomo, come ad es. radunare immediatamente tutti gli animali.

2. Secondo alcuni, quegli animali che ora sono feroci e uccidono gli altri animali sarebbero stati in quello stato mansueti non soltanto verso l'uomo, ma anche verso gli altri animali.

- Ma questa opinione è del tutto irragionevole.

Infatti la natura degli animali non subì per il peccato dell'uomo trasformazioni tali da ridurre quegli animali che ora sono portati dalla loro natura a cibarsi delle carni degli altri animali, come il leone e il falco, a vivere di erbe.

E nemmeno la Glossa di S. Beda [ Gen 1,30 ] afferma che gli alberi e le erbe erano dati in cibo a tutti gli animali e a tutti gli uccelli, ma solo ad alcuni di essi.

Sarebbe dunque esistita una discordia naturale tra alcuni animali.

- Ma ciò non li avrebbe sottratti al dominio dell'uomo, come anche adesso non sono sottratti al dominio di Dio, dalla cui provvidenza dipendono tutte le condizioni suddette.

E di questa provvidenza l'uomo sarebbe stato esecutore, come vediamo attualmente nel caso degli animali domestici: infatti l'uomo ciba con le galline i falchi addomesticati.

3. Nello stato di innocenza gli uomini non avrebbero avuto bisogno degli animali per le necessità del corpo: non per ricoprirsi poiché, sebbene nudi, non sentivano rossore, essendo immuni da ogni moto di concupiscenza disordinata; non per cibarsi, poiché mangiavano i frutti del Paradiso terrestre; e neppure per viaggiare, data la robustezza del loro corpo.

Ne avevano tuttavia bisogno per attingere una conoscenza sperimentale della loro natura.

E di ciò abbiamo un indizio nel fatto che Dio condusse all'uomo tutti gli animali [ Gen 2,19 ] perché desse loro un nome che ne indicasse la natura.

4. Gli altri animali hanno una partecipazione della prudenza e della ragione [ umana ] in forza del loro istinto naturale, il quale fa sì che le gru, p. es., seguano la loro guida, e le api obbediscano alla loro regina.

E in modo analogo tutti gli animali avrebbero prestato spontaneamente una certa obbedienza all'uomo, come fanno ora certi animali domestici.

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