Summa Teologica - I-II

Indice

Articolo 4 - Se nella sensualità vi possa essere il peccato mortale

In 2 Sent., d. 24, q. 3, a. 2, ad 3; De Verit., q. 25, a. 5; De Malo, q. 7, a. 6; Quodl. 4, q. 11, a. 1

Pare che nella sensualità si possano verificare dei peccati mortali.

Infatti:

1. L'atto viene conosciuto in base all'oggetto.

Ora, si può peccare mortalmente a proposito di oggetti i quali, come i piaceri della carne, appartengono alla sensualità.

Quindi l'atto della sensualità può essere peccato mortale, e così quest'ultimo può risiedere in essa.

2. Il peccato mortale è il contrapposto della virtù.

Ma le virtù si possono trovare anche nella sensualità: come dice infatti il Filosofo [ Ethic. 3,10 ], « la temperanza e la fortezza sono virtù delle parti irrazionali ».

Quindi nella sensualità si può produrre anche il peccato mortale: poiché i contrari riguardano la stessa cosa.

3. Il peccato veniale è una disposizione al mortale.

Ma le disposizioni e gli abiti sono radicati nella stessa facoltà.

Avendo noi perciò già dimostrato [ a. prec., ad 3 ] che il peccato veniale si trova nella sensualità, sembra che in essa si possa trovare anche il peccato mortale.

In contrario:

In un brano riportato anche dalla Glossa [ ord. su Rm 7,14 ], S. Agostino [ Retract. 1,23 ] afferma che « il moto disordinato della concupiscenza », cioè il peccato di sensualità, « si può trovare anche nelle persone in grazia ».

Ma in queste non si può trovare il peccato mortale.

Quindi i moti disordinati della sensualità non sono peccato mortale.

Dimostrazione:

Si è già spiegato [ q. 72, a. 5 ] che come per la morte fisica si richiede un disordine che distrugga il principio della vita naturale, così per la morte spirituale del peccato mortale si richiede un disordine che distrugga il principio della vita spirituale, cioè il fine ultimo.

Ora, non appartiene alla sensualità, ma soltanto alla ragione l'ordinare le cose al fine.

D'altra parte solo chi ordina al fine può distogliere dal fine.

Quindi il peccato mortale non può trovarsi nella sensualità, ma solo nella ragione.

Analisi delle obiezioni:

1. L'atto della sensualità può concorrere a un peccato mortale, ma quest'ultimo non deve la sua gravità a quanto vi mette l'appetito sensitivo, o sensualità, bensì a quanto vi mette la ragione, che ha il compito di ordinare al fine.

Quindi il peccato mortale non è attribuito alla sensualità, ma alla ragione.

2. Anche l'atto virtuoso non giunge a compimento solo per quanto dipende dalla sensualità, ma piuttosto per il contributo della ragione e della volontà, a cui spetta la scelta: infatti non c'è atto di virtù morale senza scelta.

Perciò all'atto della virtù morale che emana dalla potenza appetitiva è sempre unito un atto della prudenza, che emana da una potenza razionale.

E lo stesso si dica del peccato mortale.

3. Una disposizione sta al termine a cui dispone in tre rapporti distinti.

Talora infatti è identica ad esso ed è nel medesimo soggetto: la scienza iniziale, p. es., è una disposizione alla scienza perfetta in questo modo.

Talora invece è nel medesimo soggetto, ma non è la stessa cosa: e in questo modo il calore è disposizione al fuoco.

Altre volte infine non è la stessa cosa e non è nel medesimo soggetto: e questo è il rapporto esistente tra due cose subordinate l'una all'altra, come la bontà dell'immaginativa è disposizione alla scienza che si trova nell'intelletto.

Ora, è in questo modo che il peccato veniale, esistente nella sensualità, può essere una disposizione al mortale, che si trova nella ragione.

Indice