Summa Teologica - I-II

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Articolo 1 - Se il peccato veniale possa causare una macchia nell'anima

III, q. 87, a. 2, ad 3; In 4 Sent., d. 16, q. 2, a. 1, sol. 2, ad 3; a. 2, sol. 1, ad 1

Pare che il peccato veniale produca una macchia nell'anima.

Infatti:

1. S. Agostino [ Serm. ad pop. 104 ] afferma che se i peccati veniali si moltiplicano, distruggono talmente la nostra bellezza da separarci dall'abbraccio dello sposo celeste.

Ma la macchia non è altro che una perdita di bellezza.

Quindi i peccati veniali producono una macchia nell'anima.

2. Il peccato mortale produce una macchia nell'anima mediante un disordine negli atti e negli affetti del peccatore.

Ma anche nel peccato veniale si ha un disordine negli atti e negli affetti.

Quindi il peccato veniale produce una macchia nell'anima.

3. La macchia dell'anima è causata, come si è visto sopra [ q. 86, a. 1 ], da un contatto di amore con le realtà temporali.

Ma col peccato veniale l'anima tocca con un amore disordinato le realtà temporali.

Quindi il peccato veniale produce una macchia nell'anima.

In contrario:

S. Paolo [ Ef 5,27 ] afferma [ che Cristo diede se stesso ] « per farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia »: « cioè senza un peccato criminale », come spiega la Glossa [ interlin. ].

Quindi produrre una macchia nell'anima è proprietà esclusiva del peccato mortale.

Dimostrazione:

Come sopra [ q. 86, a. 1 ] abbiamo spiegato, la macchia implica una mancanza di lucentezza dovuta a qualche contatto, come è evidente nelle realtà corporee, dalle quali per analogia il termine macchia è passato a indicare le realtà dell'anima.

Ora, come nei corpi ci sono due tipi di lucentezza, l'una dovuta all'intrinseca disposizione delle membra e dei colori, l'altra invece al sopravvenire della luce dall'esterno, così anche nell'anima ci sono due tipi di bellezza: l'una abituale, e quasi intrinseca, l'altra attuale, come un fulgore estrinseco.

Ora, il peccato veniale impedisce questa bellezza attuale, ma non quella abituale: poiché non esclude e non diminuisce l'abito della carità e delle altre virtù, come vedremo in seguito [ II-II, q. 24, a. 10; q. 133, a. 1, ad 2 ], ma solo ne impedisce gli atti.

Ora, la macchia implica qualcosa di permanente nel soggetto macchiato: perciò è da riferirsi alla mancanza della bellezza abituale più che a quella della bellezza attuale.

Quindi, propriamente parlando, il peccato veniale non produce una macchia nell'anima.

E se talora si dice che la produce, l'affermazione va intesa in senso improprio, cioè nel senso che il peccato veniale impedisce la bellezza propria degli atti virtuosi.

Analisi delle obiezioni:

1. S. Agostino in questo caso parla della molteplicità dei peccati veniali che predispongono al mortale.

Altrimenti essi non potrebbero separare dall'abbraccio dello sposo celeste.

2. Il disordine dell'atto nel peccato mortale distrugge l'abito della virtù; ma ciò non si verifica nel peccato veniale.

3. Nel peccato mortale l'anima ha un contatto affettivo con le realtà temporali, amandole come altrettanti fini: e in base a ciò viene totalmente offuscato lo splendore della grazia che investe quelli che con la carità aderiscono a Dio come al loro ultimo fine.

Invece col peccato veniale l'uomo non aderisce alle creature come al suo ultimo fine.

Perciò il paragone non regge.

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