Summa Teologica - II-II

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Articolo 7 - Se sia più meritorio amare i nemici che amare gli amici

In 3 Sent., d. 30, q. 1, a. 3; a. 4, ad 3; De Virt., q. 2, a. 8

Pare che sia più meritorio amare i nemici che gli amici.

Infatti:

1. Sta scritto nel Vangelo [ Mt 5,46 ]: « Se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? ».

Quindi non è meritorio amare gli amici.

Invece il Vangelo [ Mt 5,44.45.48 ] dice chiaramente che merita una ricompensa chi ama i suoi nemici.

Quindi è più meritorio amare i nemici che amare gli amici.

2. Un atto è tanto più meritorio quanto maggiore è la carità da cui procede.

Ora, come insegna S. Agostino [ Enchir. 73 ], amare i nemici è « dei perfetti figli di Dio », mentre amare gli amici appartiene a una carità imperfetta.

Quindi è più meritorio amare i nemici che amare gli amici.

3. Dove c'è maggiore sforzo per il bene, là ci deve essere maggior merito: poiché, come dice S. Paolo [ 1 Cor 3,8 ], « ciascuno riceverà la sua mercede secondo la sua fatica ».

Ora, si richiede maggiore sforzo per amare un nemico che per amare un amico, essendo una cosa più difficile.

Quindi è più meritorio amare un nemico che amare un amico.

In contrario:

Una cosa migliore è sempre più meritoria.

Ora, amare gli amici è una cosa migliore: poiché è meglio amare chi è migliore, e l'amico che ama è certo migliore del nemico che odia.

Quindi amare gli amici è più meritorio che amare i nemici.

Dimostrazione:

Il motivo che deve ispirare l'amore di carità verso il prossimo è Dio, come sopra [ q. 25, a. 1 ] si è dimostrato.

Quando perciò si domanda se sia meglio o più meritorio amare gli amici o i nemici, questo confronto può essere fatto da due punti di vista: primo, in rapporto al prossimo che è oggetto di amore; secondo, in rapporto al motivo per cui si ama.

In base al primo aspetto l'amore degli amici è superiore a quello dei nemici.

Poiché l'amico ha una bontà maggiore, e un legame più stretto: per cui è una materia meglio predisposta all'amore, e quindi l'atto di amore che investe tale materia è migliore.

Per cui anche il suo contrario è peggiore: infatti è peggio odiare un amico che un nemico.

Invece in base al secondo punto di vista è superiore l'amore dei nemici, per due ragioni.

Primo, perché l'amore di un amico può avere motivi diversi da Dio, mentre Dio è l'unico motivo per cui si ama un nemico.

- Secondo, perché anche nel caso in cui si amino entrambi per Dio, l'amore di Dio che porta l'animo umano alle cose più remote, cioè fino all'amore dei nemici, mostra di essere più forte: come mostra di essere più forte la violenza del fuoco nella misura in cui estende il suo calore anche agli oggetti più lontani.

Quindi la carità divina mostra di essere tanto più forte quanto più difficili sono gli atti che compiamo a motivo di essa: come la violenza del fuoco è tanto più forte quanto più è capace di bruciare le materie più refrattarie.

Come però un medesimo fuoco agisce più fortemente sulle materie affini che su quelle refrattarie, così la carità ama con più fervore i propri congiunti che gli estranei.

E da questo lato l'amore degli amici, di per sé, è più fervente ed è superiore all'amore del nemici.

Analisi delle obiezioni:

1. Quelle parole del Signore vanno interpretate a stretto rigore di termini.

Infatti l'amore degli amici non merita nulla presso Dio quando essi vengono amati solo perché amici: e ciò capita quando si amano gli amici escludendo i nemici.

L'amore degli amici è invece anch'esso meritorio se li amiamo per amore di Dio, e non solo perché ci sono amici.

La risposta poi alle altre obiezioni è evidente, dopo quello che abbiamo detto [ nel corpo ].

Infatti le due che seguono si basano sul motivo per cui si ama; l'ultima invece [ s. c. ] sulle persone che sono oggetto di amore.

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