Summa Teologica - II-II

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Articolo 4 - Se il peccato di omissione sia più grave del peccato di trasgressione

Pare che il peccato di omissione sia più grave del peccato di trasgressione.

Infatti:

1. Dire delitto è come dire derelitto: quindi il delitto pare identificarsi con l'omissione.

Ma un delitto è una cosa più grave di un peccato di trasgressione: poiché nella Scrittura [ Lv 5 ] esso richiede un castigo più severo.

Quindi il peccato di omissione è più grave del peccato di trasgressione.

2. A un bene maggiore si contrappone un male maggiore, come spiega Aristotele [ Ethic. 8,10 ].

Ora, stando alle spiegazioni precedenti [ a. 1, ad 3 ], fare il bene, a cui si oppone l'omissione, è una parte più nobile della giustizia che evitare il male, a cui si oppone la trasgressione.

Perciò l'omissione è un peccato più grave della trasgressione.

3. Il peccato di trasgressione può essere veniale o mortale.

Invece il peccato di omissione pare essere sempre mortale: poiché si contrappone a un precetto affermativo.

Quindi l'omissione è un peccato più grave della trasgressione.

4. La pena del danno, cioè la privazione della visione beatifica, dovuta al peccato di omissione, è un castigo più grave della pena del senso, dovuta al peccato di trasgressione, secondo le spiegazioni del Crisostomo [ In Mt hom. 23 ].

Ora, il castigo è proporzionato alla colpa.

Quindi il peccato di omissione è più grave del peccato di trasgressione.

In contrario:

È più facile astenersi dal fare il male che compiere il bene.

Quindi colui che non si astiene dal fare il male, cioè dal trasgredire, pecca più gravemente di colui che non compie il bene, vale a dire lo omette.

Dimostrazione:

Un peccato in tanto è grave, in quanto dista dalla virtù.

Ora, secondo Aristotele [ Met. 10,4 ], « la distanza più grande consiste nella contrarietà ».

Quindi una cosa è più distante dal suo contrario di quanto lo sia la sua semplice negazione: il nero, p. es., è più distante dal bianco che il semplice non bianco: infatti ogni oggetto nero è non bianco, ma non è vero il contrario.

Ora, è chiaro che la trasgressione è il contrario di un atto di virtù, mentre l'omissione implica la sola negazione di esso: si ha p. es. un peccato di omissione se uno non usa verso i genitori la debita riverenza, mentre si ha un peccato di trasgressione se infligge loro un insulto o un'ingiuria qualsiasi.

Perciò è evidente che, di per sé e assolutamente parlando, la trasgressione è un peccato più grave dell'omissione, sebbene certe omissioni possano essere più gravi di certe trasgressioni.

Analisi delle obiezioni:

1. Il termine « delitto » ordinariamente sta a indicare qualsiasi omissione.

Ma in certi casi indica l'omissione dei doveri verso Dio; oppure l'atteggiamento di una persona che di proposito e per disprezzo lascia di fare ciò che deve.

E in questi casi ha una speciale gravità, per cui merita un castigo più severo.

2. Fare il bene si contrappone sia al non fare il bene, cioè all'omissione, sia al fare il male, cioè alla trasgressione: ma la prima opposizione è contraddittoria, la seconda invece è contraria, e quindi implica una maggiore distanza.

Per cui la trasgressione è un peccato più grave.

3. Come l'omissione contrasta con i precetti affermativi, così la trasgressione contrasta con quelli negativi.

Perciò a tutto rigore entrambe implicano la gravità di un peccato mortale.

Tuttavia si può parlare di trasgressione o di omissione in senso lato, in rapporto a cose che esulano dai precetti affermativi o negativi, ma che dispongono ad atti incompatibili con essi.

Prese dunque in questo senso più largo l'una e l'altra possono essere peccati veniali.

4. Al peccato di trasgressione corrisponde sia la pena del danno, per l'allontanamento da Dio, sia la pena del senso, per il volgersi disordinato ai beni transitori.

Parimenti al peccato di omissione non è dovuta solo la pena del danno, ma anche la pena del senso, come si legge in S. Matteo [ Mt 7,19 ]: « Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco ».

E ciò per la radice da cui deriva; sebbene questo peccato non richieda necessariamente un volgersi attuale verso qualche bene transitorio.

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