Summa Teologica - II-II

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Articolo 1 - Se l'obbligo di pagare le decime sia strettamente di precetto

Quodl., 2, q. 4, ad 3; 6, q. 5, a. 4; In Matth., c. 23; In Heb., c. 7, lectt. 1, 2

Pare che l'obbligo di pagare le decime non sia strettamente di precetto.

Infatti:

1. Il precetto di pagare le decime viene dato dall'antica legge [ Lv 27,30 ]: « Tutte le decime del suolo, sia del campo che degli alberi, sono del Signore »; e ancora [ Lv 27,32 ]: « Ogni decima del bestiame grosso o minuto, cioè il decimo capo di quanto passa sotto la verga del pastore, sarà consacrato al Signore ».

Ora, questo precetto non può essere computato fra quelli morali: poiché la ragione naturale non basta a dettare una preferenza per la decima parte piuttosto che per la nona o per l'undicesima.

Si tratta quindi di un precetto legale o cerimoniale.

Ora, stando alle cose già dette [ I-II, q. 103, a. 3; q. 104, a. 3 ], nell'era della grazia gli uomini non sono tenuti a questi precetti dell'antica legge.

Quindi non sono obbligati a pagare le decime.

2. Nell'era della grazia gli uomini sono tenuti soltanto alle cose che Cristo ci comanda mediante gli Apostoli, secondo le parole evangeliche [ Mt 28,20 ]: « Insegnate loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato ».

E S. Paolo [ At 20,27 ] diceva: « Non mi sono sottratto al compito di annunziarvi tutta la volontà di Dio ».

Eppure sia nell'insegnamento di Cristo che in quello degli Apostoli non si prescrive nulla sul pagamento delle decime: infatti quanto dice il Signore [ Mt 23,23 ] relativamente alle decime, cioè che « queste cose bisognava praticarle », si riferisce al tempo passato dell'osservanza legale, come spiega S. Ilario [ In Mt, su 24 ]: « Quella decima degli erbaggi, utile come prefigurazione delle grazie future, non andava omessa ».

Quindi gli uomini nell'era della grazia non sono tenuti a pagare le decime.

3. Nell'era della grazia gli uomini non sono tenuti alle osservanze legali più di quanto lo fossero prima della legge.

Ma prima della legge le decime non erano di precetto, bensì solo oggetto di voto, come si legge [ Gen 28,20ss ] a proposito di Giacobbe, il quale « fece questo voto: Se Dio sarà con me, e mi proteggerà in questo viaggio che sto facendo, ( … ) di tutto quanto mi darai io ti offrirò la decima ».

Perciò anche nell'era della grazia gli uomini non sono tenuti al pagamento delle decime.

4. Nell'antica legge gli uomini erano tenuti a dare tre tipi di decime.

Alcune erano date ai Leviti, come si legge nei Numeri [ Nm 18,24 ]: « I Leviti avranno in possesso le decime che gli Israeliti presenteranno al Signore ».

Di un altro tipo di decime parla poi il Deuteronomio [ Dt 14,22s ]: « Dovrai prelevare la decima da tutto il frutto della tua sementa, che il campo produce ogni anno, e la mangerai davanti al Signore tuo Dio nel luogo che egli avrà scelto ».

E poco più sotto [ Dt 14,28s ] si parla di un'altra decima: « Alla fine di ogni triennio metterai da parte tutte le decime del tuo provento del terzo anno e le deporrai entro le tue città; il Levita, che non ha parte né eredità con te, il forestiero, l'orfano e la vedova che saranno entro le tue città verranno, mangeranno e si sazieranno ».

Ma a queste due ultime decime non si è tenuti nell'era cristiana.

Quindi neppure alla prima.

5. Se a ciò che è dovuto senza determinazione di tempo non si soddisfa subito, si incorre nel peccato.

Se quindi nell'era cristiana gli uomini fossero obbligati per necessità di precetto a pagare le decime, nei paesi in cui esse non vengono pagate tutti sarebbero in peccato mortale, compresi i ministri della Chiesa, per aver lasciato passare la cosa.

Ma ciò non è ammissibile.

Quindi gli uomini nell'era cristiana non sono strettamente tenuti a pagare le decime.

In contrario:

S. Agostino [ Serm. supp. 277; cf. Decr. di Graz. 2,16,1,66 ] insegna: « Le decime sono richieste come cose dovute, e chi rifiuta di darle usurpa la roba altrui ».

Dimostrazione:

Nell'antica legge le decime erano date per il sostentamento dei ministri di Dio; da cui le parole del Signore in Malachia [ Ml 3,10 ]: « Portate le decime intere nel tesoro del tempio, perché ci sia cibo nella mia casa ».

Di conseguenza il precetto di pagare le decime in parte era di ordine morale e dettato dalla ragione naturale, e in parte era legale, e quindi basato sull'istituzione divina.

Infatti la ragione naturale dettava l'obbligo per il popolo di provvedere il vitto a coloro che attendevano al culto per la salvezza di tutti: come c'è anche l'obbligo per il popolo di provvedere il vitto agli incaricati del bene pubblico, cioè ai principi, ai soldati e agli altri funzionari.

Per cui anche l'Apostolo [ 1 Cor 9,7 ] dimostra ciò partendo dalle consuetudini umane: « Chi mai presta servizio militare a proprie spese? E chi pianta una vigna senza mangiarne il frutto? ».

Invece la determinazione della parte da offrire ai ministri del culto non appartiene al diritto naturale, ma fu introdotta dall'istituzione divina secondo le condizioni del popolo a cui fu data la legge.

Ora, delle dodici tribù in cui esso era diviso, la dodicesima, cioè la tribù di Levi, che era interamente occupata nel servizio di Dio, non aveva possessi: per cui fu giustamente stabilito [ Nm 18,21 ] che le altre undici dessero la decima parte dei loro proventi ai Leviti perché questi vivessero in una maniera decorosa, e anche per supplire alla negligenza dei futuri trasgressori.

Così questa norma, quanto alla determinazione della decima parte, era un precetto legale: come anche molti altri precetti speciali erano stati emanati per quel popolo allo scopo di far rispettare la giustizia fra gli uomini secondo le sue particolari condizioni; e questi venivano detti appunto precetti legali o giudiziali; sebbene secondariamente indicassero anche qualcosa di futuro, come tutti gli avvenimenti di quel popolo, secondo l'insegnamento di S. Paolo [ 1 Cor 10,11 ]: « Tutto accadeva loro come in figura ».

E in ciò quei precetti assomigliavano ai precetti cerimoniali, istituiti principalmente per significare il futuro.

Per cui anche il precetto di pagare le decime stava a significare qualcosa per il futuro: chi infatti, tenendo per sé nove parti, dà la decima, che sta a indicare la perfezione ( essendo il dieci un numero perfetto, in quanto ultimo limite dei numeri dopo il quale non si procede, ma si ricomincia dall'uno ), confessa simbolicamente di avere in sorte l'imperfezione, mentre la perfezione, promessa mediante Cristo, bisogna aspettarla da Dio.

E tuttavia questo precetto non è cerimoniale, ma legale, come si è spiegato.

Ma tra i precetti cerimoniali e quelli giudiziali dell'antica legge c'è anche questa differenza, come già si disse [ I-II, q. 104, a. 3 ]: che quelli cerimoniali è illecito osservarli nella nuova legge, mentre quelli giudiziali, sebbene non obblighino più, tuttavia possono essere osservati senza peccato, e alla loro osservanza si può essere obbligati dall'autorità di coloro che possono legiferare.

P. es. è un precetto giudiziale dell'antica legge che chi ruba una pecora ne renda quattro [ Es 21,37 ]: ora, se un re stabilisse questa norma, i sudditi sarebbero tenuti a osservarla.

E allo stesso modo nell'era cristiana l'obbligo di dare le decime fu determinato dall'autorità della Chiesa secondo un criterio umano.

Fu cioè stabilito che il popolo della nuova legge offrisse ai ministri del nuovo Testamento non meno di quanto il popolo della legge antica offriva ai ministri dell'antico Testamento, tanto più che il popolo della nuova legge ha degli obblighi più gravi, come si rileva da quelle parole evangeliche [ Mt 5,20 ]: « Se la vostra giustizia non supererà quella degli Scribi e dei Farisei, non entrerete nel regno dei cieli »; e dato ancora che i ministri del nuovo Testamento hanno una dignità maggiore di quella dei ministri dell'antico Testamento, come dimostra l'Apostolo [ 2 Cor 3,7ss ].

È quindi evidente che l'obbligo di pagare le decime in parte deriva dal diritto naturale e in parte anche dall'istituzione della Chiesa; la quale, secondo l'opportunità dei tempi e delle persone, potrebbe anche determinare diversamente.

Analisi delle obiezioni:

1. È così risolta anche la prima obiezioni.

2. Il precetto di pagare le decime, in quanto è un obbligo morale, fu dato dal Signore con quelle parole evangeliche [ Mt 10,10 ]: « L'operaio ha diritto al suo nutrimento »; e l'Apostolo lo ripete scrivendo ai Corinzi [ 1 Cor 9,4 ].

Ma la determinazione della quantità fu lasciata alla disposizione della Chiesa.

3. Prima della promulgazione dell'antica legge i ministri del culto non erano determinati, ma ci viene detto che erano sacerdoti i primogeniti, i quali ricevevano due parti dell'eredità.

E così non fu neppure determinata la parte da offrire ai ministri del culto di Dio, ma secondo la necessità ciascuno dava spontaneamente quanto credeva.

Come Abramo, mosso dall'ispirazione profetica, diede le decime a Melchisedec, sacerdote di Dio altissimo, come dice la Genesi [ Gen 14,20 ].

E parimenti Giacobbe fece voto di dare le decime: sebbene sembri che abbia fatto voto di offrirle non a dei sacerdoti, ma direttamente in culto a Dio, cioè di offrirle in sacrificio, come si rileva da quelle parole: « Io ti offrirò la decima ».

4. Il secondo tipo di decime, che è riservato all'offerta dei sacrifici, non può trovare posto nella nuova legge, essendo cessati i sacrifici legali.

Invece il terzo tipo di decime, da mangiarsi con i poveri, nella nuova legge ha avuto un ampliamento, per il fatto che il Signore [ Lc 11,41 ] ha comandato di dare ai poveri non solo la decima parte, ma tutto il superfluo: « Quello che avanza datelo in elemosina ».

E anche le decime che si danno ai ministri della Chiesa devono essere da questi dispensate per le necessità dei poveri.

5. I ministri della Chiesa devono preoccuparsi più della promozione del bene spirituale del popolo che della raccolta di beni temporali.

Per questo l'Apostolo non volle servirsi della facoltà a lui concessa dal Signore, di ricevere cioè il necessario per il vitto da coloro che evangelizzava, per non creare ostacoli alla diffusione del Vangelo di Cristo [ 1 Cor 9,12 ].

E tuttavia non peccavano coloro che non lo sostentavano: altrimenti l'Apostolo non avrebbe trascurato di correggerli.

Così dunque sono da lodarsi quei ministri della Chiesa che non esigono le decime dove non si può esigerle senza scandalo, o perché non sono più in uso, o per altre cause.

E tuttavia quelli che non le pagano non sono sulla via della dannazione, là dove la Chiesa non le esige: a meno che non ci sia in essi un'ostinazione d'animo con la volontà di non pagarle anche se venissero loro richieste.

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