Genesi

Capitolo 28

CEI 2008 - Audio Interconfessionale
1 Allora Isacco chiamò Giacobbe, lo benedisse e gli diede questo comando: « Tu non devi prender moglie tra le figlie di Canaan.
2 Su, va' in Paddan-Aram, nella casa di Làbano, fratello di tua madre.
3 Ti benedica Dio onnipotente, ti renda fecondo e ti moltiplichi, sì che tu divenga una assemblea di popoli.
Gen 17,1+
Gen 17,4-5
4 Conceda la benedizione di Abramo a te e alla tua discendenza con te, perché tu possieda il paese dove sei stato forestiero, che Dio ha dato ad Abramo ».
5 Così Isacco fece partire Giacobbe, che andò in Paddan_Aram presso Làbano, figlio di Betuèl, l'Arameo, fratello di Rebecca, madre di Giacobbe e di Esaù.

Altro matrimonio di Esaù

6 Esaù vide che Isacco aveva benedetto Giacobbe e l'aveva mandato in Paddan_Aram per prendersi una moglie di là e che, mentre lo benediceva, gli aveva dato questo comando: « Non devi prender moglie tra le Cananee ».
7 Giacobbe aveva obbedito al padre e alla madre ed era partito per Paddan_Aram.
8 Esaù comprese che le figlie di Canaan non erano gradite a suo padre Isacco.
9 Allora si recò da Ismaele e, oltre le mogli che aveva, si prese in moglie Macalat, figlia di Ismaele, figlio di Abramo, sorella di Nebaiòt.
Gen 25,12-13

Il sogno di Giacobbe

10 Giacobbe partì da Bersabea e si diresse verso Carran.
Sap 10,10
11 Capitò così in un luogo, dove passò la notte, perché il sole era tramontato; prese una pietra, se la pose come guanciale e si coricò in quel luogo.
12 Fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa.
Gv 1,51
13 Ecco il Signore gli stava davanti e disse: « Io sono il Signore, il Dio di Abramo tuo padre e il Dio di Isacco.
La terra sulla quale tu sei coricato la darò a te e alla tua discendenza.
14 La tua discendenza sarà come la polvere della terra e ti estenderai a occidente e ad oriente, a settentrione e a mezzogiorno.
E saranno benedette per te e per la tua discendenza tutte le nazioni della terra.
Gen 12,12s
Gen 13,14s
Gen 15,5s
Gen 18,18
Gen 22,17s
Gen 26,4
Gen 12,3+
15 Ecco io sono con te e ti proteggerò dovunque tu andrai; poi ti farò ritornare in questo paese, perché non ti abbandonerò senza aver fatto tutto quello che t'ho detto
16 Allora Giacobbe si svegliò dal sonno e disse: « Certo, il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo ».
17 Ebbe timore e disse: « Quanto è terribile questo luogo!
Questa è proprio la casa di Dio, questa è la porta del cielo ».
Es 19,12+
18 Alla mattina presto Giacobbe si alzò, prese la pietra che si era posta come guanciale, la eresse come una stele e versò olio sulla sua sommità.
Es 23,24+
19 E chiamò quel luogo Betel, mentre prima di allora la città si chiamava Luz.
Gen 35,6
Gen 48,3
Gdc 1,23
20 Giacobbe fece questo voto: « Se Dio sarà con me e mi proteggerà in questo viaggio che sto facendo e mi darà pane da mangiare e vesti per coprirmi,
21 se ritornerò sano e salvo alla casa di mio padre, il Signore sarà il mio Dio.
22 Questa pietra, che io ho eretta come stele, sarà una casa di Dio; di quanto mi darai io ti offrirò la decima ».
Am 4,4
Indice

28,6 Qui continua la fonte sacerdotale.
28,9 Quante mogli ebbe Esaù?
28,10-22 Giacobbe in viaggio: il sogno della scala
Quella di Giacobbe non è solo una storia di inganni, ma anche di incontri con Dio.
Il racconto spiega così l'origine del santuario di Betel ( che in ebraico significa appunto casa di Dio ).
Il santuario è visto come dimora di Dio e luogo permanente di comunicazione tra cielo e terra.
In questo racconto si uniscono una tradizione sacerdotale e un'altra jahvista.
La prima riferisce: il sogno della scala o scalinata che conduce al cielo ( una idea mesopotamica simboleggiata dalle torri a piani, o ziqqurat, vv 12 e 17 ), il voto di Giacobbe e la fondazione del santuario di Betel ( vv 18.20.21a.22); alla tradizione jahvista appartiene invece il racconto dell'apparizione di Jahve che rinnova le promesse fatte ad Abramo e Isacco, Jahve che anche Giacobbe riconosce per suo Dio ( vv 13-16.19.21b ).
Tutte e due queste tradizioni rialzavano il prestigio del santuario di Betel
( 1 Re 12,29-30+ ).
Parecchi Padri, seguendo Filone di Alessandria, hanno visto nella scala di Giacobbe l'immagine della Provvidenza che Dio esercita sulla terra per il ministero degli angeli.
Per altri, essa prefigurava l'incarnazione del Verbo, ponte gettato tra cielo e terra.
Il v 17 è utilizzato dalla liturgia nell'ufficio e la messa della dedicazione delle chiese.
28,18 La pietra localizza la presenza divina.
Essa diventa una bet'el, una « casa di Dio », ciò che spiega il nome di Betel, e riceve un'unzione di olio, come atto di culto.
Ma tali pratiche, trovandosi nella religione cananea e in tutto l'ambiente semitico, furono più tardi condannate dalla legge e dai profeti ( vedere Es 23,24 ).
Anche qui, all'idea di una dimora divina sulla terra si giustappone una nozione più spirituale: Betel è la « porta del cielo » dove Dio risiede ( cf. 1 Re 8,27 ).