Summa Teologica - II-II

Indice

Articolo 1 - Se l'onore consista in qualcosa di corporale

In 1 Ethic., lect. 18

Pare che l'onore non consista in qualcosa di corporale.

Infatti:

1. L'onore è una prestazione di riverenza in riconoscimento della virtù, come risulta dalle parole del Filosofo [ Ethic. 1,5 ].

Ma una prestazione di riverenza è qualcosa di spirituale, poiché il riverire è un atto del timore, come sopra [ q. 81, a. 2, ad 1 ] si è notato.

Quindi l'onore è qualcosa di spirituale.

2. Secondo il Filosofo [ Ethic. 4,3 ], « l'onore è il premio della virtù ».

Ora il premio della virtù, che consiste principalmente in atti spirituali, non può essere qualcosa di corporale: poiché il premio deve essere superiore al merito.

Quindi l'onore non consiste in manifestazioni corporali.

3. L'onore è distinto sia dalla lode che dalla gloria.

Ma la lode e la gloria consistono in qualcosa di esterno.

Quindi l'onore deve consistere in qualcosa di interiore e spirituale.

In contrario:

S. Girolamo [ Epist. 123 Ad Ageruch ], nel commentare quel testo di S. Paolo [ 1 Tm 5,17 ]: « I presbiteri che esercitano bene la presidenza siano trattati con doppio onore », ecc., fa questa affermazione: « Qui onore vuole indicare o l'elemosina o un compenso ».

Ma l'una e l'altro sono di ordine corporale.

Quindi l'onore consiste in qualcosa di corporale.

Dimostrazione:

L'onore implica un riconoscimento del valore di qualcuno: perciò gli uomini che vogliono essere onorati cercano dei riconoscimenti della propria eccellenza, come scrive il Filosofo [ Ethic. 1,5;8,8 ].

Ma questo riconoscimento può essere fatto o dinanzi a Dio, o dinanzi agli uomini.

Perché sia fatto dinanzi a Dio, « che pesa i cuori » [ Pr 24,12 ], basta certo la testimonianza della coscienza, per cui rispetto a Dio l'onore può limitarsi ai soli moti interiori del cuore: come quando uno ripensa alla grandezza di Dio, o a quella di altri dinanzi a Dio.

- Ma dinanzi agli uomini uno non può fare tale riconoscimento se non ricorrendo a dei segni esterni: cioè o alle parole, dichiarando il valore di una persona, oppure a dei gesti, ossia a inchini, accoglienze premurose e altre cose del genere; oppure anche a donativi di beni esteriori, ossia a regali e offerte, erezione di statue o altre simili cose.

E da questo lato l'onore consiste in segni esterni e corporali.

Analisi delle obiezioni:

1. La riverenza, o rispetto, non si identifica con l'onore, ma da un lato essa è il principio e il movente che spinge a onorare, poiché si è spinti a onorare una persona per il rispetto o la riverenza che si ha verso di essa, e dall'altro è il fine dell'onore, poiché si onora una persona affinché gli altri ne abbiano riverenza.

2. Come lo stesso Filosofo aggiunge, l'onore non è il premio adeguato della virtù, però fra tutte le realtà umane e corporali nulla può essere più grande dell'onore: poiché allora le stesse realtà corporali diventano segni dimostrativi di una virtù eccellente.

Ora, è doveroso che il bene e la bellezza vengano riconosciuti, secondo le parole evangeliche [ Mt 5,15 ]: « Non si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere, perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa ».

E in questo senso si dice che l'onore è il premio della virtù.

3. La lode si differenzia in due modi dall'onore.

Primo, perché essa consiste soltanto nelle parole, mentre l'onore include anche certi segni esterni.

E in questo senso la lode è inclusa nell'onore.

- Secondo, perché prestando l'onore noi diamo un riconoscimento assoluto della bontà di una persona, mentre con la lode ne facciamo un riconoscimento in ordine a un fine, cioè lodiamo chi agisce bene per il raggiungimento del fine; l'onore quindi, come nota il Filosofo [ Ethic. 1,12 ], viene prestato anche agli esseri ottimi, che non sono ordinabili al fine, ma lo hanno già raggiunto.

La gloria poi è un effetto dell'onore e della lode.

Infatti dalla testimonianza della bontà di una persona tale bontà viene riconosciuta e resa chiara presso molti.

E il termine gloria implica proprio questo: infatti gloria suona clarìa o chiarezza.

Per cui S. Ambrogio in una Glossa [ ord. su Rm 16,27 ] afferma che la gloria è « una chiara notorietà accompagnata dalla lode ».

Indice