Summa Teologica - II-II

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Articolo 4 - Se nel suo rapimento S. Paolo fosse astratto dai sensi

Infra, q. 180, a. 5; In 4 Sent., d. 49, q. 2, a. 7, ad 4; De Verit., q. 10, a. 11; q. 13, a. 3; Quodl., 1, q. 1; In Ioan., c. 1, lect. 11; In 2 Cor., c. 12, lect. 11

Pare che nel suo rapimento S. Paolo non fosse astratto dai sensi.

Infatti:

1. S. Agostino [ De Gen. ad litt. 12,28.56 ] si domanda: « Perché non credere che a un Apostolo così grande, al Dottore delle Genti, rapito fino a questa eccellentissima visione, Dio non abbia voluto mostrare la vita in cui si deve vivere eternamente dopo la vita presente? ».

Ora in quella vita futura, dopo la risurrezione, i santi vedranno l'essenza divina senza astrazione dai sensi corporei.

Quindi tale astrazione non ci fu neppure in S. Paolo.

2. Cristo fu un vero viatore, il quale continuamente godeva della visione di Dio: e tuttavia non era astratto dai sensi.

Quindi neppure in S. Paolo si richiedeva l'astrazione dai sensi perché potesse vedere l'essenza di Dio.

3. S. Paolo, dopo aver visto Dio per essenza, si ricordava di quanto aveva visto nella visione, poiché scriveva [ 2 Cor 12,4 ]: « Udii parole indicibili, che non è lecito ad alcuno pronunziare ».

Ora, la memoria appartiene alla parte sensitiva, come dimostra il Filosofo [ De mem. et rem. 1 ].

Quindi S. Paolo nel vedere l'essenza di Dio non era astratto dai sensi.

In contrario:

Scrive S. Agostino [ De Gen. ad litt. 12,27.55 ]: « Se in qualche modo non si muore alla vita presente, o separandosi addirittura dal corpo, oppure estraniandosi e astraendosi dai sensi corporei, è impossibile innalzarsi a quella visione ».

Dimostrazione:

L'essenza divina non può essere vista dall'uomo con una facoltà conoscitiva che non sia l'intelletto.

Ora, l'intelletto umano non si volge alle realtà sensibili se non mediante i fantasmi, mediante i quali riceve le specie intelligibili dalle realtà sensibili, e nei quali considera tali specie per giudicare e disporre di tali realtà sensibili.

Perciò in ogni operazione in cui il nostro intelletto fa astrazione dai fantasmi è necessario che esso sia astratto dai sensi.

Ma l'intelletto umano per vedere l'essenza divina nello stato della vita presente deve necessariamente fare astrazione dai fantasmi.

Infatti l'essenza di Dio non può essere vista mediante un fantasma; anzi, neppure mediante una specie intelligibile creata: poiché l'essenza divina sorpassa all'infinito non soltanto tutti i corpi, da cui derivano i fantasmi, ma anche qualsiasi creatura intelligibile.

E così quando l'intelletto umano viene elevato all'altissima visione dell'essenza di Dio, è necessario che tutta l'attenzione dell'anima sia richiamata a quell'oggetto: in modo cioè da non ricevere nulla dai fantasmi, per volgersi totalmente a Dio.

Quindi è impossibile che l'uomo nello stato di viatore veda l'essenza di Dio senza astrazione dai sensi.

Analisi delle obiezioni:

1. Come si è già accennato [ a. 3, ob. 2 ], nei beati ammessi alla visione di Dio si avrà dopo la risurrezione la ridondanza della beatitudine dall'intelletto alle potenze inferiori, e perfino sul corpo.

Perciò allora, in forza della stessa visione di Dio, l'anima si volgerà sia ai fantasmi che alle realtà sensibili.

Ma tale ridondanza, come si è visto [ a. 3, ad 2 ], non esiste in coloro che hanno dei rapimenti.

Quindi il paragone non regge.

2. L'intelletto dell'anima di Cristo era glorificato dalla luce abituale della gloria, per cui vedeva l'essenza divina molto meglio di qualsiasi angelo o uomo.

Ma egli era un viatore per la passibilità del corpo, che lo rendeva « un poco inferiore agli angeli », come dice S. Paolo [ Eb 2,7.9 ]; però in via eccezionale, non per un difetto da parte della sua intelligenza.

Per cui il suo caso è diverso da quello degli altri viatori.

3. S. Paolo, quando finì di vedere Dio per essenza, si ricordò di quanto aveva conosciuto nella visione mediante le specie intelligibili lasciate da quel fatto allo stato abituale nella sua intelligenza; come anche rimangono nell'anima delle impressioni quando scompaiono le realtà sensibili.

In seguito poi egli ricordava tali idee volgendosi ai fantasmi.

Per cui non poteva né ripensare né esprimere a parole tutto ciò che aveva conosciuto.

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