La Genesi alla lettera

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Libro XII

25.52 - In quali visioni l'anima può ingannarsi

L'anima viene però ingannata dalle immagini delle cose non a causa di un loro difetto, ma della supposizione in base alla quale le giudica, allorché, per difetto d'intelligenza, scambia le apparenze con la realtà di cui quelle sono immagini.

L'anima dunque s'inganna nella visione corporale quando si figura che avvenga negli oggetti ciò che si presenta ai sensi del corpo, - come a coloro che viaggiano su una nave pare che si muovano gli oggetti che stanno fermi sulla terra, e a coloro che guardano il cielo sembra che siano fisse le stelle che invece si muovono.

Così quando i raggi emessi dagli occhi sono divergenti, ci pare di vedere due immagini d'una stessa lampada; e un remo nell'acqua appare spezzato, e così dicasi di molti altri fenomeni di tal genere - oppure quando l'anima scambia un oggetto per un altro oggetto perché gli somiglia nel colore o nel suono o nel sapore o nel tatto; ecco perché anche un medicamento mescolato con la cera cotto in una pentola è scambiato per un legume, e il rombo d'un carro che passa è preso per un tuono, e l'erba aromatica chiamata cedrina, se non è esaminata da nessun altro senso, la si prende per un limone, o una vivanda condita con una salsa dolciastra sembra confezionata con il miele, e se al buio si tocca un anello mai visto prima, lo si crede d'oro mentre è di rame o d'argento; oppure l'anima s'inganna quando, nel vedere all'improvviso e di punto in bianco certi oggetti, si turba e crede di vederli in sogno o di avere una visione spirituale di tal genere.

In tutti i casi di visioni corporali si ricorre quindi all'attestazione degli altri sensi e soprattutto a quella della mente e della ragione in modo da scoprire, per quanto è possibile, che cosa c'è di vero in siffatta specie di visioni.

Nella visione spirituale invece, vale a dire nelle immagini dei corpi viste dallo spirito, l'anima s'inganna quando siffatte immagini le prende per oggetti reali o quando, formandosi delle immagini basate su una ipotesi o una falsa congettura, corrispondono anche a oggetti che si figura esistenti senza averli mai visti.

Nelle intuizioni dell'intelletto, al contrario, l'anima non s'inganna.

Poiché o essa comprende [ ciò che vede ] e allora possiede la verità, oppure, se non possiede la verità, l'anima non riesce a comprenderlo.

Per conseguenza una cosa è, per l'anima, sbagliare riguardo agli oggetti ch'essa vede, un'altra è sbagliare perché non li vede.

26.53 - Visioni spirituali causate da Dio

Succede alle volte che l'anima sia rapita [ fuori dei sensi ] per avere visioni in cui lo spirito contempla immagini somiglianti agli oggetti in modo da essere completamente estraniata dai sensi del corpo - più di quanto non lo sia ordinariamente nel sonno, ma meno di quanto lo è nella morte -; allora appunto avviene che l'anima, mediante l'ispirazione e l'aiuto di Dio, si rende conto di vedere nello spirito non oggetti materiali ma immagini di oggetti, come succede a coloro i quali sono consci di vedere in sogno anche prima di svegliarsi.

Può darsi inoltre che nelle visioni spirituali si vedano eventi futuri - che si vedono attraverso le immagini presentate all'anima - in modo da essere riconosciuti come futuri con assoluta chiarezza sia perché l'intelligenza umana è aiutata da Dio, sia per il fatto che ne spiega il significato qualcuno presente in siffatte visioni, come veniva spiegato a Giovanni nell' Apocalisse. ( Ap 1, 10ss )

In questo caso si tratta d'una rivelazione importante anche se per caso colui, al quale sono rivelati quegli eventi, ignora se sia uscito fuori del corpo o si trovi ancora nel corpo; se infatti questa conoscenza non è rivelata a chi è rapito in estasi, è possibile ch'egli ignori questo suo stato se non gli viene rivelato.

26.54 - Perfezione e felicità della visione intellettiva

Inoltre se uno, allo stesso modo ch'è stato rapito fuori dei sensi del corpo per essere tra le immagini dei corpo che vengono contemplate dallo spirito, viene anche rapito fuori delle stesse immagini per essere trasportato nella regione - diciamo così - delle realtà intellettuali e degl'intelligibili ove la verità appare trasparente senz'alcuna immagine corporale e la sua visione non è offuscata da nessuna nube di false opinioni, lì le virtù dell'anima non sono più penose né fastidiose; lì la concupiscenza non è più frenata con lo sforzo della temperanza, l'avversità non è più tollerata con la fortezza, l'iniquità non è più punita con la giustizia, il male non è più evitato con la prudenza.

Lì l'unica e perfetta virtù è amare ciò che si ama.

Lì infatti la felicità si beve alla sua stessa sorgente dalla quale si sparge per la nostra vita qualche spruzzo al fine di vivere con temperanza, con fortezza, con giustizia e prudenza tra le prove di questo mondo.

Per raggiungere questa mèta, ove sarà il riposo sicuro e l'ineffabile visione della verità, noi ci sottoponiamo allo sforzo di trattenerci dai piaceri e sopportare le avversità, aiutare gli indigenti e opporci ai menzogneri.

Lì si vede la gloria del Signore, non mediante una visione simbolica o corporale, come fu vista [ da Mosè ] sul monte Sinai, ( Es 19,18 ) né mediante una visione spirituale come la vide Isaia ( Is 6,1 ) o Giovanni nell' Apocalisse, ( Ap 1, 10ss ) ma per mezzo d'una visione diretta, nella misura ch'è capace di percepirla l'anima umana mediante la grazia di Dio che la eleva a sé, per parlare da bocca a bocca a colui ch'egli ha reso degno d'un siffatto colloquio parlandogli non con la bocca del corpo ma con la bocca della mente.

27 - La visione che Mosè ebbe da Dio

Così - penso io - deve intendersi ciò che la Scrittura dice di Mosè. ( Nm 12,8 )

27.55 Egli infatti - come leggiamo nell' Esodo - aveva desiderato di vedere Dio non certo come l'aveva visto sul monte [ Sinai ] né come lo vedeva dentro la tenda, ma nella sua essenza divina, per quanto può percepirla una creatura razionale e intellettuale allorché viene rapita fuori da ogni specie di simboli enigmatici dello spirito.

La Scrittura infatti dice così: Se dunque ho trovato la grazia ai tuoi occhi, mostra a me te stesso; fa' che io ti possa vedere chiaramente, ( Es 33,13 ) sebbene qualche riga prima si legga che Dio parlava a Mosè faccia a faccia come uno parla a un suo amico. ( Es 33,11 )

Mosè dunque capiva ciò che vedeva ma desiderava di vedere ciò che non vedeva.

Infatti - come si legge qualche riga dopo - avendogli Dio detto: Tu hai trovato grazia ai miei occhi e io ti conosco meglio di tutti gli altri, Mosè rispose: Lasciami vedere la tua gloria. ( Es 33,12-13 )

Mosè allora, per la verità, ricevette dal Signore una risposta espressa sotto figura e che sarebbe troppo lungo spiegare adesso: Tu non potrai vedere il mio volto e restare in vita, poiché nessuno potrà vedere il mio volto e restare in vita. ( Es 33,20 )

Dio poi soggiunse dicendogli: Ecco un luogo vicino a me: tu starai sulla roccia.

Appena passerà la mia gloria, io ti porrò sulla sommità della roccia e ti coprirò con la mia mano e tu mi vedrai di spalle, ma il mio volto tu non lo vedrai. ( Es 33,21-23 )

La Scrittura però nei passi seguenti non racconta che quella visione sia avvenuta anche in modo che Mosè vedesse Dio in persona e ciò dimostra assai chiaramente che le espressioni della Scrittura sono soltanto figurate per simboleggiare la Chiesa.

È infatti la Chiesa "il luogo vicino al Signore" poiché è il suo tempio ed è costruita sulla roccia; inoltre tutte le altre espressioni di questo passo concordano con questa interpretazione.

Se tuttavia Mosè non avesse meritato di vederla gloria di Dio ch'egli aveva desiderato ardentemente di contemplare, nel libro dei Numeri Dio non direbbe ad Aronne e Maria, suoi fratelli: Ascoltate le mie parole.

Se ci sarà un vostro profeta, io, il Signore, mi farò conoscere da lui in visione e gli parlerò per mezzo di sogni.

Non così farò con il mio servo Mosè, che è l'uomo di fiducia in tutta la mia casa: io parlerò con lui da bocca a bocca in visione diretta e non per enigmi ed egli ha visto la gloria del Signore. ( Nm 12,6-8 )

Ma non si deve pensare che queste espressioni indichino una sostanza corporale resa presente ai sensi del corpo, poiché certamente in questo modo parlava Dio con Mosè faccia a faccia, a tu per tu; quando tuttavia Mosè gli disse: Mostra a me te stesso, ( Es 13,18 ) e anche adesso, rivolgendosi a coloro che egli rimproverava e al di sopra dei quali esaltava i meriti di Mosè, Dio parlava in questo modo per mezzo d'una creatura corporea resa pesante ai sensi del loro corpo.

In quella maniera dunque e nella sua essenza divina parlava Dio in modo di gran lunga più intimo e misterioso in un colloquio ineffabile in cui nessuno potrà vederlo mentre vive in questa vita mortale nei sensi del corpo, ma è concesso solo a chi in certo qual modo muore a questa vita dopo aver abbandonato interamente il corpo oppure quando si estrania e viene rapito fuori dei sensi del corpo al punto di non sapere più, con ragione, come dice l'Apostolo, se si trova ancora nel suo corpo o fuori del corpo, quando viene rapito e trasportato a questa visione.

28.56 - Intellettiva fu la visione di San Paolo

Se perciò questa terza specie di visione, ch'è superiore non solo a ogni visione corporale con cui, per mezzo dei sensi del corpo, si percepiscono gli oggetti materiali, ma è superiore anche ad ogni visione spirituale con cui le immagini degli oggetti sono viste dallo spirito e non dall'intelletto è ciò che l'Apostolo chiama "terzo cielo", con essa la gloria di Dio è vista da coloro i cuori dei quali vengono purificati affinché possano vederla.

Ecco perché la Scrittura dice: Beati i puri di cuore perché vedranno Dio, ( Mt 5,8 ) non per mezzo di qualche simbolo reso presente sotto forma corporea o spirituale come in uno specchio oscuramente, ma faccia a faccia, ( 1 Cor 13,12 ) o - come dice la Scrittura a proposito di Mosè - "da bocca a bocca", cioè mediante una visione dell'essenza di Dio sia pur nella misura quanto si voglia limitata di cui è capace di percepirla l'anima umana, che ha una natura diversa da quella di Dio, anche se purificata da ogni sozzura terrestre ed estraniata da tutti i sensi del corpo e rapita fuori d'ogni immaginazione corporale.

Lontani da Dio noi siamo in esilio, appesantiti dal peso [ del corpo ] mortale e corruttibile per tutto il tempo in cui camminiamo nella fede e non ancora nella visione, ( 2 Cor 5,6-7 ) anche quando in questo mondo noi viviamo santamente.

Perché allora non dovremmo credere che Dio al grande Apostolo, maestro dei pagani, rapito fino a quella sublime visione, volle mostrare la vita in cui dovremo vivere in eterno dopo questa vita terrena?

E perché non dovrebbe chiamarsi "paradiso" quello, senza confonderlo con quello in cui visse corporalmente Adamo tra alberi fronzuti e carichi di frutti?

Poiché anche la Chiesa che ci raduna nel seno della carità è chiamata paradiso con alberi carichi di frutti. ( Ct 4,13 )

Ma questa espressione [ della sacra Scrittura ] ha un senso figurato per il fatto che il paradiso, ove visse realmente Adamo, era simbolo della Chiesa mediante una figura di ciò che doveva venire.

Se però consideriamo la cosa più attentamente potremo forse pensare che il paradiso materiale, in cui visse Adamo con il suo corpo, era il simbolo non solo della vita che i fedeli servi di Dio trascorrono quaggiù nella Chiesa, ma anche della vita che dopo questa durerà in eterno.

Così Gerusalemme, che significa visione di pace, sebbene sia evidentemente una città di questa terra, è simbolo della Gerusalemme celeste, che è la nostra madre eterna nei cieli.

Quest'ultimo senso può applicarsi a coloro che sono salvati nella speranza e, sperando ciò che ancora non vedono, lo aspettano con costanza, ( Gal 4,26-27 ) tra i quali i figli della donna abbandonata sono numerosi, più numerosi di quelli di colei che ha avuto marito, ( Ef 3,10 ) ma può applicarsi anche agli stessi angeli santi mediante la Chiesa della multiforme sapienza di Dio, ( Ef 3,10 ) con i quali dopo questo pellegrinaggio terrestre dobbiamo vivere senza alcuna pena e senza fine.

29.57 - Agostino ignora se ci siano altri cieli oltre il terzo e altre specie di visioni

Ma il terzo cielo al quale fu rapito l'Apostolo potremmo concepirlo pensando che ne esista anche un quarto e altri ancora più in alto, al di sotto dei quali si troverebbe quel "terzo cielo".

Così alcuni sostengono l'esistenza di sette cieli, altri di otto, altri di nove o anche di dieci cieli, molti dei quali - affermano - sarebbero disposti a gradini nel solo cielo chiamato firmamento e perciò argomentano o pensano che siano corporei; ma ora sarebbe troppo lungo discutere quelle argomentazioni e opinioni.

Può anche darsi che qualcuno sostenga o dimostri, se ne è capace, che anche nelle visioni spirituali o intellettuali vi siano molti gradi e questi siano disposti secondo una progressione in rapporto alle rivelazioni più o meno luminose.

Ora, comunque stiano le cose e vengano interpretate e qualunque sia, tra le diverse opinioni, quella che a ciascuno piacerà adottare, io fino a questo momento non posso conoscere o mostrare se non queste tre specie di rappresentazioni di oggetti visti in sogno o di visioni e cioè: quelle percepite dal corpo, dallo spirito e dalla intelligenza.

Ma stabilire quale sia il numero e i gradi di differenza di ciascuna specie di visioni e determinare il relativo grado di superiorità di ciascuna di esse rispetto alle altre confesso d'ignorarlo.

30.58 - La visione spirituale e l'intervento degli angeli nel mostrare le immagini e altre visioni consuete nella veglia e nel sonno

Ma allo stesso modo che nella luce fisica di questo mondo si trova il cielo che vediamo al di sopra della terra e dove brillano il sole, la luna e le stelle, corpi di gran lunga più eccellenti di quelli terrestri, così nelle visioni di natura spirituale - ove noi vediamo le immagini di oggetti materiali in una specie di luce incorporea ch'è loro propria - ci sono oggetti straordinari e davvero divini mostrati dagli angeli in modo meraviglioso.

Sia che grazie a una specie di facile ed efficace congiunzione o mescolanza facciano sì che le loro visioni divengano anche nostre, sia che sappiano - io non so come - formare la nostra visione nel nostro spirito, è una cosa difficile a comprendersi e più difficile a dirsi.

Vi sono poi altre visioni [ in sogno ] più frequenti e umane che traggono origine dal nostro spirito in molte maniere o sono in qualche modo fornite allo spirito dal corpo a seconda che siano disposti nel corpo o nella mente.

Poiché gli uomini non solo quando sono svegli rimuginano nel loro spirito immagini d'oggetti materiali, le quali sono il riflesso delle loro preoccupazioni, ma anche quando dormono sognano spesso ciò di cui sentono il bisogno: ciò si spiega perché trattano i loro affari spinti dalla cupidigia dell'anima e, se per caso si sono addormentati con la fame e con la sete, se ne stanno bramosi a bocca aperta davanti a vivande e bevande.

Ora, a mio avviso, tutte queste visioni, paragonate alle rivelazioni fatteci dagli angeli, devono essere valutate con il criterio con cui, riguardo alla nostra natura corporale, paragoniamo le realtà terrestri con quelle celesti.

31.59 - Diverse specie di visioni intellettuali

Così nelle visioni intellettuali alcune cose sono viste nella stessa anima, come, per esempio, le virtù - alle quali sono opposti i vizi - sia quelle destinate a rimanere [ anche nella vita futura ] come la pietà, sia quelle utili in questa vita ma destinate a cessare, come la fede, grazie alla quale crediamo le realtà che ancora non vediamo, come anche la speranza per cui aspettiamo con pazienza i beni futuri, e come la pazienza con cui sopportiamo tutte le avversità finché non arriveremo alla mèta dei nostri desideri.

Sì, queste virtù e le altre della stessa specie che sono necessarie per condurre a termine il pellegrinaggio terreno, non esisteranno più nella vita futura, per ottenere la quale sono necessarie; anch'esse tuttavia sono viste con l'intelletto, poiché non sono dei corpi né hanno forme somiglianti a quelle dei corpi.

Una cosa diversa è però la Luce, dalla quale è illuminata l'anima perché possa vedere, comprendendole conforme alla verità, le cose sia in se stessa sia in questa Luce.

Questa Luce infatti è Dio stesso, mentre l'anima è una creatura la quale, benché razionale e intellettuale, fatta a immagine di lui, quando si sforza di contemplare quella Luce, batte le palpebre a causa della sua debolezza e non riesce a vederla interamente.

Eppure è per mezzo della Luce ch'essa comprende ogni cosa per quanto ne è capace.

Quando dunque l'anima è rapita là e, per essere stata sottratta ai sensi carnali, è resa presente in modo più distinto di fronte a quella visione - non per il fatto d'esserle più vicina nello spazio fisico, ma per un certo modo che è proprio della sua natura - e al di sopra di sé vede la Luce, mediante la cui illuminazione vede tutto ciò che vede anche in sé con l'intelletto.

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