Summa Teologica - II-II

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Articolo 5 - Se sia lecito ai religiosi mendicare

C. G., III, c. 135; Quodl., 7, a. 2, ad 5; C. impugn., c. 7

Pare che ai religiosi non sia lecito mendicare.

Infatti:

1. Scrive S. Agostino [ De op. monach. 28.36 ]: « Il nemico astutissimo ha diffuso un gran numero di ipocriti in vesti monacali a vagabondare per le province »; e aggiunge: « Tutti chiedono, tutti esigono o le rendite di una lucrosa povertà, o la paga di una santità simulata ».

Quindi la vita dei religiosi mendicanti è riprovevole.

2. S. Paolo [ 1 Ts 4,11s ] comanda: « Lavorate con le vostre mani, come vi abbiamo ordinato, al fine di condurre una vita decorosa di fronte agli estranei e di non aver bisogno di nessuno »; e la Glossa [ ord. ] spiega: « Si deve lavorare e non stare in ozio, poiché ciò è onesto ed è come una luce per gli infedeli: così non desidererete la roba altrui, non chiederete e non prenderete nulla ».

E a proposito di quel detto di S. Paolo [ 2 Ts 3,10 ]: « Se uno non vuol lavorare », ecc., la Glossa commenta: « Egli vuole che i servi di Dio attendano al lavoro manuale per vivere, affinché dalla povertà non siano costretti a chiedere ».

Ma questo è precisamente mendicare.

Quindi è illecito mendicare trascurando il lavoro manuale.

3. Ciò che è proibito dalla legge e contrario alla giustizia non può essere conveniente per dei religiosi.

Ora, mendicare è proibito dalla legge di Dio, poiché si legge nel Deuteronomio [ Dt 15,4 ]: « Non vi sia tra voi nessuno del tutto indigente e mendicante »; e nei Salmi [ Sal 37,25 ] si dice: « Non ho mai visto il giusto abbandonato, né i suoi figli mendicare il pane ».

Inoltre la legge civile [ Codex 11,26,1 ] punisce i mendicanti validi.

Quindi ai religiosi non si addice mendicare.

4. Secondo il Damasceno [ De fide orth. 2,15 ], « la vergogna riguarda le cose vergognose ».

Ma S. Ambrogio [ De off. 1,30 ] scrive che « la vergogna nel chiedere rivela la nobiltà dei natali ».

Perciò mendicare è un cosa vergognosa.

Quindi non si addice ai religiosi.

5. Secondo la volontà del Signore vivere di elemosine spetta specialmente ai predicatori del Vangelo, come sopra [ a. 4 ] si è visto.

Ad essi però non spetta di mendicare, poiché la Glossa [ ord. ] afferma, a commento di un testo di S. Paolo [ 2 Tm 2,6 ]: « L'Apostolo vuol far capire ai predicatori del Vangelo che ricevere il necessario da coloro presso i quali si lavora non è un atto di mendicità, ma un diritto ».

Quindi ai religiosi non si addice mendicare.

In contrario:

È giusto che i religiosi vivano a imitazione di Cristo.

Ma Cristo fu mendicante, secondo le parole del Salmo [ Sal 40,18 ]: « Io sono mendico e povero », che la Glossa [ ord. di Cassiod. ] così commenta: « Cristo dice questo di se stesso nel suo aspetto di servo »; e poco dopo aggiunge: « È mendico chi chiede ad altri, ed è povero chi non basta a se stesso ».

E in un altro Salmo [ Sal 70,6 ] si legge: « Io sono indigente e povero »; parole che la Glossa [ interlin. e ord. di Cassiod. ] così spiega: « Io sono indigente, cioè mendicante, e povero, cioè incapace di bastare a me stesso, poiché non ho ricchezze mondane ».

E S. Girolamo ammonisce in una sua lettera [ cf. Epist. 58 ]: « Guardati dall'ammassare ricchezze, mentre il tuo Signore », cioè Cristo, « è un mendicante ».

Perciò ai religiosi si addice mendicare.

Dimostrazione:

Nella mendicità si possono considerare due aspetti.

In primo luogo si può considerare l'atto stesso del mendicare, il quale implica una certa abiezione: infatti paiono i più abbietti fra gli uomini quelli che non soltanto sono poveri, ma sono anche così indigenti da aver bisogno di ricevere dagli altri il proprio sostentamento.

E per questo alcuni si prestano virtuosamente a mendicare per esercitarsi nell'umiltà: come accettano anche ogni altra cosa che implica abiezione quale medicina efficacissima contro la superbia, che vogliono combattere in se stessi, o anche negli altri, con il loro esempio.

Come infatti le malattie che derivano da un eccesso di calore sono combattute nel modo più efficace con i rimedi che eccedono in frigidità, così anche l'inclinazione alla superbia viene curata con la massima efficacia mediante le cose che paiono più abbiette.

Da cui l'affermazione del Decreto [ di Graz. 2,33,3,2,1 ]: « È esercizio di umiltà accettare gli uffici più umili e prestarsi ai servizi più modesti: è così infatti che si può curare il vizio dell'arroganza umana ».

Per cui S. Girolamo [ Epist. 77 ] loda Fabiola per il fatto che « essa desiderava, dopo aver distribuito per amore di Cristo tutti i suoi beni, vivere di elemosine ».

Ed è quanto fece appunto S. Alessio il quale, dopo aver rinunziato a tutti i suoi beni per Cristo, godeva di ricevere l'elemosina anche dai suoi schiavi.

E di S. Arsenio si legge [ Vitae Patrum 5,6 ] che ringraziò il Signore di essere stato costretto dalla necessità a chiedere l'elemosina.

E in base a ciò per certe gravi colpe si impone per penitenza di andare in pellegrinaggio chiedendo l'elemosina.

- Siccome però l'umiltà, al pari delle altre virtù, non deve mancare di discrezione, nel mendicare per esercizio di umiltà si deve essere così discreti da evitare ogni parvenza di cupidigia o di qualsiasi altro vizio.

In secondo luogo si può considerare nella mendicità ciò che uno acquista col mendicare.

E da questo lato uno può essere indotto a mendicare per due motivi.

Primo, per il desiderio di acquistare ricchezze o sostentamento senza lavorare.

E questa mendicità è illecita.

- Secondo, per necessità o per un giusto motivo.

Per necessità quando non può procurarsi il sostentamento in altra maniera.

Per un giusto motivo invece quando mira a compiere qualcosa di utile che è impossibile compiere senza le elemosine dei fedeli: come quando si chiedono elemosine per la costruzione di un ponte, o di una chiesa, o di qualsiasi altra opera di pubblica utilità; p. es. al fine di aiutare degli studenti perché possano attendere allo studio della sapienza.

E in questo senso la mendicità è lecita ai religiosi come ai secolari.

Analisi delle obiezioni:

1. In quel testo S. Agostino parla espressamente di coloro che mendicavano per cupidigia.

2. La prima Glossa parla della mendicità che viene esercitata per cupidigia, come risulta dalle parole dell'Apostolo.

- La seconda invece parla di coloro che chiedono il necessario per vivere senza lavorare, e senza rendere alcun servizio.

Infatti non vive in ozio chi in qualsiasi modo si rende utile.

3. Quel precetto della legge divina non proibisce di mendicare, ma proibisce ai ricchi di essere così avari da indurre gli altri a mendicare per necessità.

- La legge civile poi punisce i mendicanti validi, che non chiedono per un giusto motivo o per necessità.

4. Ci sono due tipi di vergogna: una è di ordine morale, mentre l'altra nasce da un difetto esterno, come ad es. è vergognoso per un uomo essere malato o povero.

Ed è così che è vergognosa la mendicità.

Perciò essa non ha affinità con la colpa, mentre può averla con l'umiltà, come si è spiegato [ nel corpo ].

5. I predicatori hanno diritto al sostentamento da parte di coloro ai quali predicano.

Se però essi vogliono chiederlo mendicando, non come cosa dovuta, ma come cosa gratuita, danno prova di un'umiltà più grande.

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