Supplemento alla III parte

Articolo 3 - Se il sacramento sia il principale tra i beni del matrimonio

Pare che il sacramento non sia il principale tra i beni del matrimonio.

Infatti:

1. « In ogni cosa l'aspetto più importante è il fine » [ Arist., Topic. 6,8 ].

Ora, la prole è il fine del matrimonio.

Quindi la prole è il bene principale del matrimonio.

2. Nel definire la specie, la differenza che la completa è più importante del genere: come nella costituzione di un essere corporeo la forma è superiore alla materia.

Ora, al matrimonio l'attributo di sacramento spetta in forza del suo genere, la prole e la fedeltà invece in forza della sua differenza, in quanto è tale sacramento.

Perciò gli altri due beni del matrimonio sono più importanti del sacramento.

3. Come ci sono dei matrimoni senza prole e senza fedeltà, così se ne trovano senza indissolubilità: il che è evidente quando uno dei contraenti, prima di consumare il matrimonio, entra in religione.

Anche per questo motivo dunque il sacramento non è il bene principale del matrimonio.

4. L'effetto non può essere superiore alla sua causa.

Ora il consenso, che è la causa del matrimonio, spesso è di breve durata.

Perciò anche il matrimonio può essere sciolto.

Quindi l'inseparabilità non sempre accompagna il matrimonio.

5. I sacramenti la cui efficacia è perpetua imprimono il carattere.

Il matrimonio invece non imprime il carattere.

Quindi non implica un'inseparabilità perpetua.

Come quindi ci sono dei matrimoni senza prole, così ce ne possono essere anche senza il bene del sacramento.

Si conferma così la conclusione precedente

In contrario:

1. Ciò che rientra nella definizione di una cosa è per essa sommamente essenziale.

Ora, nella definizione del matrimonio da noi data in precedenza [ q. 44, a. 3 ] rientra l'indivisibilità, che equivale al sacramento, e non invece la prole o la fedeltà.

Quindi il sacramento è il più essenziale tra i beni del matrimonio.

2. La « virtù divina operante nei sacramenti » [ Isid., Etym. 6,19 ] è più efficace della potenza umana.

Ma la prole e la fedeltà appartengono al matrimonio in quanto è una funzione della natura umana; il sacramento invece in quanto deriva dall'istituzione divina.

Perciò il bene del sacramento è nel matrimonio più importante degli altri due.

Dimostrazione:

Tra le proprietà di una cosa l'una può dirsi superiore all'altra o perché è più essenziale, o perché è più eccellente.

Quanto dunque all'eccellenza il sacramento è il principale tra i beni del matrimonio.

Poiché gli appartiene in quanto il matrimonio stesso è un sacramento della grazia.

Invece gli altri due beni gli appartengono in quanto è un compito naturale.

Ora, la perfezione della grazia è più eccellente di quella della natura.

Se invece consideriamo principale ciò che è più essenziale, allora bisogna distinguere.

Poiché la fedeltà e la prole possono essere considerate da due punti di vista.

Primo, in se stesse.

E allora appartengono all'uso del matrimonio, poiché con esse nasce la prole e vengono mantenute le promesse coniugali.

L'indissolubilità invece, che è implicita nel sacramento, appartiene al matrimonio in se stesso: poiché proprio dal fatto che con il contratto matrimoniale gli sposi si sono concesso in perpetuo il dominio scambievole, segue che non si possono separare.

Per questo il matrimonio non può mai essere disgiunto dall'inseparabilità, mentre può sussistere senza la fedeltà e senza la prole, poiché l'esistenza di una cosa non dipende dal suo uso.

E da questo lato il bene del sacramento è più essenziale al matrimonio che la fedeltà e la prole.

Secondo, la fedeltà e la prole possono essere considerate nelle loro cause: e allora per prole si intende l'intenzione della prole, e per fedeltà l'obbligo di mantenere la fedeltà.

Senza di esse allora il matrimonio non può sussistere: poiché tali impegni derivano nel matrimonio dallo stesso contratto coniugale; per cui se nel consenso matrimoniale si esprimesse qualcosa di incompatibile con esse non si avrebbe più un vero matrimonio.

Prendendo quindi la fedeltà e la prole in questo senso, allora la prole è nel matrimonio il bene più essenziale; segue la fedeltà e al terzo posto viene il sacramento.

Come anche nell'uomo la natura è più essenziale della grazia, sebbene la grazia sia più eccellente.

Analisi delle obiezioni:

1. Il fine è il primo nell'intenzione, ma è l'ultimo nell'esecuzione.

E lo stesso si dica della prole rispetto ai beni del matrimonio.

Perciò essa è il bene principale sotto un certo aspetto, e non lo è sotto altri.

2. Il sacramento, in quanto terzo bene del matrimonio, appartiene a quest'ultimo quale elemento differenziale: è detto infatti sacramento per la significazione di quella determinata realtà sacra indicata dal sacramento.

3. Le nozze, come dice S. Agostino [ De bono coniug. 8 ], sono un bene dei mortali: infatti « nella risurrezione non si prenderà né moglie né marito », secondo l'espressione evangelica [ Mt 22,30 ].

Perciò il vincolo coniugale non si estende oltre i limiti della vita in cui viene contratto: per cui è detto indissolubile in quanto non può essere sciolto in questa vita.

Ma lo scioglimento è possibile dopo la morte: sia corporale, anche dopo l'unione dei corpi; sia spirituale, dopo la sola unione spirituale.

4. Sebbene il consenso matrimoniale non sia perpetuo materialmente, cioè quanto alla durata dell'atto, poiché cessa e può essere seguito da un atto contrario, è tuttavia perpetuo formalmente parlando, avendo per oggetto la perpetuità del vincolo: altrimenti non produrrebbe il matrimonio.

Infatti il consenso dato a una donna per un certo periodo non costituisce il matrimonio.

E dico formalmente in quanto l'atto viene specificato dall'oggetto.

Ed è in questo modo che il matrimonio riceve l'indissolubilità dal consenso.

5. I sacramenti che imprimono il carattere conferiscono il potere di compiere degli atti spirituali; il matrimonio invece degli atti corporali.

E così per il potere che scambievolmente gli sposi acquistano sul coniuge il matrimonio è affine ai sacramenti che imprimono il carattere, e per questo è indissolubile, come nota il Maestro delle Sentenze [ 4,31,2 ]; se ne distingue però in quanto il potere che conferisce riguarda degli atti corporali.

Per cui non imprime un carattere spirituale.

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