Luca

Salvatore Garofalo

Il terzo Vangelo presenta in apertura una caratteristica preziosa: una equilibratissima e lucida prefazione, redatta secondo i canoni e il gusto classici, nella quale l'autore, che peraltro tace il suo nome, dichiara il suo scopo.

Questa prefazione rappresenta un fatto nuovo nella storia letteraria dei Vangeli perché segna il momento in cui la predicazione evangelica passa dallo stato di messaggio o di ricordanze a quello di storia ordinata; si deve però notare che, per le fonti utilizzate dall'autore - i « testimoni oculari » e i « ministri della parola » - anche questo Vangelo conserva le caratteristiche comuni agli altri, cioè il carattere e il valore di una testimonianza e di un messaggio trasmesso da porta-parola autorizzati.

Lc. ha un più evidente carattere biografico, facilitato dallo scopo e dal gusto dell'autore e dalla sua condizione di uomo che non ha preso parte diretta agli avvenimenti e quindi ne è in certo modo distaccato, ma anche qui non si deve pretendere di trovare una completa biografia di Gesù.

La « fondatezza » dell'insegnamento cristiano ricevuto dal destinatario del libretto ( 1,4 ) non esigeva una narrazione diffusa e compiuta in ogni sua parte, ma una scelta di detti e di fatti di Gesù tale da garantire una documentazione dell'insegnamento dato dagli apostoli alle comunità cristiane.

Lc. vuole scrivere « con ordine », ma negli autori antichi l'« ordine » necessario alla storia non escludeva un ordine letterario, logico, che concatenava gli avvenimenti aggruppandoli, per esempio, secondo un rapporto di causa ed effetto, nel quale appunto Polibio vedeva la funzione educativa della storia.

Lc. è, tra gli evangelisti, il più vicino a questa concezione e a questo metodo.

A volte egli, a motivo di rapporti logici, storici o topografici o anche per semplici esigenze letterarie - per evitare ripetizioni o per una ricerca di stile - aggruppa insegnamenti e fatti analoghi, esaurisce un argomento con indicazioni che, cronologicamente, si estendono molto al di là dei fatti in quel momento narrati ( 1,80; 3,19-20 ).

L'identificazione dell'autore del terzo Vangelo si giova della presenza, nel canone del N. T., di un libro come gli Atti nei quali si trovano lunghi brani in cui il racconto è condotto in prima persona ( sezioni « Noi », come dicono gli studiosi ) da un compagno di apostolato di Paolo.

Fra tutti coloro che erano al seguito dell'apostolo, l'unico a trovarsi nelle condizioni richieste da quei racconti è il medico Luca.

D'altra parte, lo stile di quei brani è identico a quello di tutto il resto degli Atti, e questi, dal punto di vista letterario e del metodo, possono accostarsi soltanto al terzo Vangelo ( Introd. agli Atti ).

Anche gli Atti hanno una prefazione che reca il nome del nobile Teofilo e nella quale si cita esplicitamente una precedente opera dell'autore sull'insegnamento e l'opera di Gesù.

Luca ( forma contratta e familiare di Lucano ) non era un ebreo - la tradizione, fin dal sec. il, lo dice siro, nativo di Antiochia - e si congettura che egli fosse venuto al cristianesimo da quella classe di pagani che accettavano il monoteismo della religione di Israele, senza però essere ammessi ai privilegi più caratteristici dell'ebraismo ( « proseliti » ).

Egli accompagnò Paolo in quasi tutti i viaggi missionari e lo assisté durante le due prigionie romane ( Fm 24; 2 Tm 4,11 ), la sua qualità di medico attestata da Paolo ( Col 4,14 ) sembra avere risalto nel Vangelo nel fatto che questo contiene termini e precisazioni tecniche in materia di medicina, che potrebbero essere il frutto di una informazione accurata da parte di un profano che voglia scrivere con proprietà, ma certo si spiegano meglio se l'autore è un competente.

Il personaggio di Teofilo, dedicatario di Lc., reale o simbolico che sia, rifletteva la condizione di tutti coloro i quali, fuori dell'ambiente in cui si era svolta la vita di Gesù, avevano bisogno di una adeguata informazione.

La tradizione cristiana, difatti, esplicita le intenzioni di Lc. affermando che egli scriveva per le comunità cristiane evangelizzate da Paolo nel mondo di lingua greca.

La notizia trova conferma nella premura di Lc. di spiegare ai suoi lettori certe consuetudini giudaiche che erano alla base di alcuni insegnamenti di Gesù, di evitare ciò che poteva avere un interesse limitatamente giudaico e di rendere accessibili all'ambiente ellenistico certe parole di Gesù o certe minute situazioni di fatto.

Egli conserva fedelmente la forma originale del messaggio di Gesù, ma si rende perfettamente conto delle necessità dei suoi lettori.

Questo spiega anche certe preferenze dell'autore nella scelta del suo materiale.

L'universalità dell'evangelo è nettamente affermata da Lc., essa risponde a una precisa volontà di Gesù espressa anche dagli altri evangelisti, ma Lc., non ebreo, scrivendo per cristiani di provenienza pagana, ha particolare cura di riferire parole e fatti del Cristo che si riferivano a quel tema.

È stato detto che Lc. potrebbe riassumersi così: « Gesù Cristo è il salvatore degli uomini », ma è facile constatare che questa è l'essenza stessa dell'evangelo.

Fu anche detto che il libretto è « il Vangelo dello Spirito Santo », perché l'autore pone in evidenza l'azione dello Spirito nella vita di Gesù, come più tardi la porrà in evidenza nella storia dell'apostolato cristiano narrata negli Atti.

Così anche, per certi atteggiamenti spirituali.

Lc. occupa un posto a parte tra i quattro suoi colleghi.

Egli, per esempio, insiste sulla importanza della preghiera nella vita di Gesù come per coloro che entrano a far parte del regno di Dio da lui fondato; più degli altri insiste sulla povertà come condizione di accesso al regno.

È facile rilevare, anche da una lettura rapida, che la bontà e l'amore di Gesù per i peccatori sono documentate in Lc. in misura pienissima: basti citare la stupenda serie delle parabole della misericordia ( 15,1-32 ), tra le quali quella del figlio prodigo, che è stata definita « un vangelo nel vangelo ».

A lui si addice a perfezione la qualifica attribuitagli da Dante: « Scriba mansuetudinis Christi » ( De Afora. I,16 ).

Nella società giudaica le donne non avevano un posto di rilievo, ma nella società ellenistica esse avevano la loro importanza e Lc. è attento a notare nella storia di Gesù la presenza e la parte delle donne.

Senza essere un Vangelo femminile o femminista.

Lc. contiene certamente le testimonianze più adatte ad attribuire alla donna, nel regno di Dio, il posto che le compete.

Si tratta, come si vede, di preferenze, di insistenze, per le quali Lc. non aveva bisogno di deformare o inventare; anzi, deve essere stata appunto la presenza nella vita di Gesù di certe parole, fatti e atteggiamenti, che hanno attirato, in un uomo della formazione e della psicologia di Lc., una particolare attenzione.

Fin dal sec. il gli scrittori cristiani dicono che Paolo è « l'illuminatore di Luca » ( Tertulliano ), che il « volume di Luca si è soliti attribuirlo a Paolo » ( Ireneo ), che « Luca, seguace di Paolo, compose in un libro l'evangelo da Paolo predicato » ( Ireneo ).

I filologi rilevano affinità di vocaboli, specialmente di termini teologici caratteristici, e di fraseggio fra gli scritti di Lc. e quelli dell'apostolo delle genti e le statistiche dicono che i termini comuni ai due ed assenti nel resto del N. T. sono esattamente centotre.

Un'affinità clamorosa si riscontra nelle parole pronunziate da Gesù nella istituzione della eucaristia, che Luca e Paolo ( 22,19-20; 1 Cor 11,23-25 ) offrono in significativa consonanza; ma non è assolutamente possibile dimostrare che Lc. si sia proposto di introdurre nell'evangelo l'insegnamento di Paolo nelle sue forme caratteristiche.

Ciò che viene presentato come « paolino » è molto più evangelico di quanto di solito ci si immagini e per ben intendere Lc. non è necessario far ricorso all'epistolario paolino, sebbene questo sia utile per far comprendere più chiaramente cene preferenze di Lc.

La fedeltà del terzo Vangelo al messaggio primitivo del Cristo risulta anche da un fatto che in questi anni ha risvegliato l'attenzione degli studiosi, cioè dagli aspetti semitici del testo lucano, in cui talvolta la forma originale delle parole dei personaggi evangelici, e soprattutto di Gesù, è più identificabile che in Mc. o in Mt.

Questo dimostra che Lc., oltre che scrupoloso investigatore, ha riferito anche con molta cura il materiale raccolto; egli, però, non ha semplicemente giustapposte le notizie fornitegli dalle fonti, ma la sua attività redazionale è contenuta nei giusti limiti richiesti dal suo dichiarato proposito di fedeltà.

Lc. si dipana sostanzialmente su di una trama corrispondente a quella dei due primi Vangeli.

Lo stesso « vangelo dell'infanzia », assolutamente caratteristico in Lc. e non solo per la notevole ampiezza ( centotrentadue vv.), ha riferimenti e agganci precisi con le notizie e le situazioni dei racconti analoghi di Mt.

La vita pubblica di Gesù segue l'ordine geografico Galilea-Giudea; in una prima parte del Vangelo è raccontata l'attività di Gesù in Galilea ( 3,1-9,50 ), in una seconda parte ( 9,51-21,38 ) si parla di un grande viaggio di Gesù e del suo soggiorno a Gerusalemme.

Il racconto del grande viaggio di 9,51-18,14 rappresenta un contributo inedito di Lc. nel senso che, mentre per il resto del Vangelo egli si mantiene in stretto contatto a volte con Mc. e a volte con Mt. singolarmente o con tutti e due insieme, in questa sezione egli concentra un materiale trascurato dai suoi predecessori.

Seguono le parti relative alla storia della passione e morte di Gesù ( 22,1-23,56 ) e della sua risurrezione ( c. 24 ), nelle quali sono stati notati dai critici notevoli contatti col quarto Vangelo.

In tal caso, più che pensare alla utilizzazione da parte di Giovanni del racconto di Lc., si preferisce appellarsi a tradizioni « giovannee » raccolte da Lc. negli ambienti cristiani.

Per il racconto del grande viaggio, proprio di Lc., si è pensato o a una fonte scritta preesistente, nata ai margini del primitivo Vangelo aramaico di Mt., che lo conteneva per esteso o in massima parte, o a una raccolta fatta dall'evangelista sulla base di varie informazioni.

La condizione di Lc., che non aveva conosciuto Gesù ed era vissuto fuori della Palestina, e la esplicita affermazione della prefazione del Vangelo, sollecitano gli studiosi a ricercare le varie fonti di cui egli si è servito.

La natura stessa dei racconti relativi all'infanzia del Cristo e la cura con la quale Lc. avverte due volte ( 2,19.51 ) che Maria conservava e meditava in cuor suo, ciò che accadeva sotto i suoi occhi, hanno fatto giustamente pensare alla Madre di Gesù - che l'evangelista ha potuto incontrare durante i suoi viaggi - come alla fonte prima del Vangelo; a meno che non si voglia pensare a una trasmissione indiretta sia orale che scritta di quei racconti, nel caso, molto probabile, che il « vangelo dell'infanzia » sia uno scritto apologetico gerosolimitano riportato da Lc. ( nota a 1,5 ).

Gli apostoli sono già stati indicati dall'autore come fonte privilegiata del materiale da lui raccolto, ma è stato anche notato che Lc. dimostra una particolare attenzione a quel gruppo di uomini che, pur non facendo parte del collegio dei dodici apostoli, seguirono assai da vicino Gesù: i cosiddetti « discepoli ».

Lc. ha conservato dei nomi ( 24,18; At 13,1; At 20,16; At 21,8 ) tra cui alcuni, come quello di Manahen, fratello di latte di Erode Antipa, e quello di Filippo « evangelista », molto significativi.

All'ambiente di Erode - Lce. è il solo a parlare della parte di Erode nel processo di Gesù ( 23,8-42 ) ci riporta anche la menzione di Giovanna, moglie dell'intendente di Erode ( 8,3 ).

Altre precise citazioni di personaggi femminili ( 8,3 ) allargano il cerchio delle eventuali informatrici di Lc., il quale, al seguito di Paolo, ha fatto conoscenze e incontri preziosi, quello con Mc. soprattutto, autore del secondo Vangelo ( Col 4,10.14; Fm 24 ) che Lc. ebbe certamente tra le mani.

La data di pubblicazione di Lc. è di certo posteriore a quella del secondo, ma anteriore alla data degli Atti ( verso il 63, cfr. Introd. agli Atti, per altri, intorno al 70 ) secondo l'esplicita affermazione del prologo di questo secondo libro di Lc.

Il luogo di origine è da ricercarsi forse in Grecia o è Roma.


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